1800: IL TRASPORTO DEL LATTE AL CASEIFICIO MELI LUPI

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1800: IL TRASPORTO DEL LATTE AL CASEIFICIO MELI LUPI Il conferimento al caseificio era fatto due volte al giorno dalla figlia primogenita che, diviso il latte in due secchie appoggiate ad una asta di legno sulla spalla, si avviava a piedi al caseificio che non distava più di due chilometri. Il cammino doveva essere tranquillo, per evitare di sbattere il latte. Lo sbattimento, incorporando aria, favoriva lo sviluppo batterico ed inoltre danneggiava l’affioramento del grasso. Arrivata al caseificio la ragazza si incontrava con il casaro sulla porta di entrata. Pochi casari pesavano il latte con la stadera, per lo più essi usavano una secchia, la cui misura standard era di 21 litri. In cui versavano il latte misurandolo con un bastone graduato. Secchia e bastone erano bollati dalle autorità per evitare le non infrequenti frodi. Al mattino una volta misurato il contenuto, la giovane estraeva la sua tessera del latte ossia un legnetto piatto e scanalato che combaciava con uno identico in possesso del casaro Il casaro segnava con una tacca sulle due tessere la quantità del latte della giornata e rendeva alla contadina il suo legnetto. La ragazza approfittava della visita al caseificio per fermarsi ed intrattenersi brevemente con i ragazzi del luogo poiché l’andata al caseificio era l’unica occasione che avesse per uscire da sola. Fonte: Guida al museo del Parmigiano Reggiano, testo di Mario Zamboni Foto presso il museo

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