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Regione EMILIA-ROMAGNA

Capoluogo: Bologna

Scheda

 
Stemma della regione Emilia-Romagna
  • Superficie: 22.451,29 Kmq
  • Abitanti: 4.356.180
  • Densità: 194,03 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 08
  • Numero province: 9
  • Numero comuni: 348
   

Regione Emilia-Romagna - Descrizione

La terra della buona tavola ha un’estensione territoriale di 22.124 kmq; l’industria (particolarmente nota quella alimentare), il turismo balneare e il ricco e composito tessuto del terziario ne sostengono la solida economia grazie allo spirito operoso e concreto degli abitanti, caratterizzati da una differenza (che permette di tracciare una distinzione di fondo, sul piano socio-culturale) tra emiliani e romagnoli e, tra i primi, una ulteriore distinzione che riguarda in particolare i piacentini, per la loro più stretta vicinanza alla Lombardia. Anche dal punto di vista economico le attività e le risorse appaiono distribuite in modo diverso tra le province dell’Emilia e quelle della Romagna. Terra di immigrazione, meta turistica internazionale soprattutto grazie ai centri balneari della riviera romagnola, crocevia del traffico e dei trasporti, la regione intrattiene relazioni intense con il resto del paese e dell’Europa.

Collegamenti. Tutto il sistema dei collegamenti trova nel capoluogo un nodo di primaria importanza a livello nazionale: da qui si dipartono a raggiera le autostrade A1 Milano-Napoli, altrimenti nota come Autostrada del Sole, la A13 Bologna-Padova e la A14 Bologna-Taranto (o Adriatica); gli altri tronchi che interessano la regione sono la A15 della Cisa, la A21 Torino-Brescia e la A22 del Brennero. Alla rete autostradale si affianca il sistema delle strade statali, tra le quali vanno menzionati in primo luogo la s.s. 9 Emilia e gli assi interregionali che la intersecano: 10 Padana inferiore, 12 dell’Abetone e del Brennero, 16 Adriatica, 62 della Cisa, 63 del Passo del Cerreto, 64 Porrettana, 67 Tosco-Romagnola, 71, nonché quelli che dalla via Emilia si dipartono verso la pianura a nord (588, 343, 358, 255), o verso l’Appennino a sud (45, 65, 306, 486); un cenno a parte merita la s.s. 309 Romea, che attraversa il Polesine. Il capoluogo conferma la sua importanza di crocevia anche nel sistema del trasporto ferroviario, come cerniera tra il nord e il sud del paese. Il sistema portuale conta solo a Ravenna uno scalo di una qualche importanza commerciale (per il resto ci si rivolge normalmente ai porti di Marghera, Genova e La Spezia); più numerosi quelli turistici, disseminati lungo tutta la fascia costiera da Ravenna a Gabicce. Gli aeroporti civili sono il “Guglielmo Marconi” di Bologna/Borgo Panigale e quello di Forlì; a questi si affiancano diversi aeroporti turistici, tra i quali spicca quello di Rimini/Miramare. A fungere da centri di gravitazione sono naturalmente i capoluoghi di provincia e altri centri importanti come Cesena, Faenza, Imola, Carpi, Fidenza, nonché i centri turistici della riviera.

Territorio. La morfologia del territorio regionale è caratterizzata dal contrasto evidente tra la montagna e la pianura; il confine meridionale segue le creste dell’Appennino, dai rilievi alle spalle della riviera di Levante fino al Montefeltro che, con le sue ondulazioni più morbide, propone il paesaggio dell’entroterra della Romagna meridionale. Il resto del territorio è occupato dalla pianura padana, con i suoi tratti uniformi; l’area a nord di Ravenna è stata interessata, come tutto il Polesine, da opere di bonifica per strappare alle acque lembi di terra coltivabile. La costa adriatica, dal Delta del Po a Cattolica, è bassa e sabbiosa. Nel sottosuolo si trovano minerali (prevalentemente zolfo e ferro) in corrispondenza dei rilievi collinari preappeninici; non mancano giacimenti di idrocarburi, anche consistenti: è stato rinvenuto petrolio intorno a Piacenza e Reggio nell’Emilia e si estrae metano soprattutto nelle vicinanze di Ravenna. Non mancano fenomeni di geotermia e carsismo, alle falde dell’Appennino, che costituiscono oggetto di interesse per gli studiosi. Anche la vegetazione richiama la varietà di tipi paesaggistici e orografici: dai boschi di conifere, faggio e castagno in montagna si passa ai pioppeti e ai frutteti in pianura; le risorse ambientali sono state oggetto di tutela da parte degli enti territoriali secondo una politica che sembra aver preferito interventi specifici e diversificati alla scelta di sottoporre a vincolo aree di grande estensione, con l’eccezione del Parco Regionale dell’Alto Appennino Reggiano e Modenese. L’analisi dell’idrografia regionale coincide praticamente con quella del bacino fluviale del Po: la regione è interessata dal corso del maggior fiume italiano, che ne segna il confine politico-amministrativo a nord, e di alcuni dei suoi affluenti di destra: dal Trebbia al Taro, al Secchia, al Panaro, solo per citarne alcuni. Interessa invece solo l’area del delta il corso del fiume Reno, che si getta nel mare in corrispondenza delle valli di Comacchio.

Clima. In considerazione della notevole estensione della regione e della sua morfologia diversificata fra montagna e pianura, si colgono nelle condizioni climatiche marcate diversificazioni fra le varie aree della regione. Caratteristica generale del clima emiliano-romagnolo è la tendenza alla continentalità che, più notevole nelle province settentrionali, con temperature medie intorno ai 2°C d’inverno e 22°C d’estate, si attenua nelle aree meridionali avvicinandosi al mare, con temperature medie intorno ai 4°C d’inverno e 23°C d’estate; l’escursione è sempre elevata e solo un po’ più ridotta presso il mare. Risalendo i versanti, tale escursione diminuisce e così la media termica, la quale però subisce un incremento deciso solo, in generale, al di sopra degli 800 metri. La pioggia che cade sulla regione va da minimi, che si verificano nei territori di pianura dell’entroterra, con circa 300 mm annui, a massimi in collina e, in proporzione più cospicua, in montagna, dove, comunque, si rimane al di sotto dei 1.000 mm annui. La medesima gradualità si riscontra per il numero totale di giorni di pioggia in un anno, che va da circa 70-80 nella bassa pianura fino a 120 nell’alto Appennino. L’entità e il regime delle piogge hanno carattere stagionale: sono cioè più abbondanti nell’autunno e solo eccezionalmente la quantità delle precipitazioni autunnali è raggiunta o superata da quelle primaverili. I venti dominanti nella regione, a parte quelli generati dalle configurazioni bariche a grande scala, sono rappresentati dalle brezze di mare sul litorale e dalle brezze di monte e di valle, conseguenza del differente riscaldamento diurno e notturno tra le cime dei monti e le valli.

Attività produttive. Mantiene con la propria tradizione un rapporto equilibrato pur essendo decisamente aperta al nuovo, come dimostra anche la diffusione delle emittenti locali e della stampa; l’imprenditoria vivace e l’economia florida sono testimoniate anche dal numero di sportelli bancari e dalla loro densità, che colloca la regione ai primi posti in Italia. La distribuzione delle attività produttive sul territorio consente di individuare distretti caratterizzati da una certa specializzazione nelle produzioni industriali: così si trova intorno a Modena una particolare concentrazione di aziende dedite alla produzione di ceramiche da arredamento e materiali da costruzione, mentre a Ferrara e Ravenna si trovano due dei cinque principali distretti nazionali per la chimica di base; ancora le province di Ravenna e Piacenza sono in prima linea nell’industria energetica, con estrazione e raffinazione di petrolio e metano; Parma è il cuore dell’industria alimentare e lattiero-casearia in particolare; intorno a Rimini e Forlì fiorisce l’industria dell’abbigliamento mentre quella meccanica è particolarmente vivace nelle province di Modena, Bologna e Reggio nell’Emilia; Ravenna e Ferrara sono note per la presenza di zuccherifici, tutta la zona costiera per l’industria turistica, il faentino per le ceramiche artistiche e il modenese per l’industria tessile e soprattutto per quella automobilistica. L’agricoltura è un altro settore nel quale la regione vanta primati assoluti, dando un importantissimo contributo alla produzione nazionale di frutta e ortaggi. Prima in Italia per l’allevamento suino e per la pesca e l’itticoltura, la regione vanta produzioni di assoluto rilievo, sostenute spesso da enti di tutela organizzati in forma consortile; tali produzioni, oltre a fare la fortuna dell’industria di trasformazione alimentare, hanno reso celebre la gastronomia regionale: basti pensare al prosciutto, al vino (sangiovese, lambrusco, albana, cagnina), ai tortellini, alla piadina, al culatello, all’aceto balsamico, alle anguille; a volte la notorietà di un prodotto è tale da condizionare il lessico: è il caso della mortadella, che in molte parti d’Italia si chiama comunemente Bologna, o del parmigiano, termine con il quale si finisce per indicare un determinato tipo di formaggio a prescindere dal luogo di produzione. Marchi di prestigio e notorietà mondiale non si trovano tuttavia soltanto nella produzione agricola e alimentare: hanno sede e storia emiliana alcuni dei nomi più importanti e prestigiosi nel campo dell’automobilismo e del motociclismo sportivo. L’artigianato è ben rappresentato in diversi campi ed è spesso legato alle produzioni industriali per il loro particolare modulo organizzativo (è il caso dell’industria dell’abbigliamento) o per la necessità di particolare specializzazione (come nella meccanica di precisione); produzioni di particolare pregio artistico sono le ceramiche e la lavorazione delle erbe palustri.

Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono l’Emilia- Romagna collocarsi, nel complesso, al di sopra dei valori medi nazionali. Detiene il primato tra le regioni italiane per quanto riguarda la spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari. Nella graduatoria secondo il grado di istruzione occupa il quarto posto con 233,0 laureati e diplomati per 1.000 abitanti contro i 211,1 della media italiana. È la terza regione per diffusione di periodici per abitante (96 copie contro le 66 della media italiana). Area economica. L’apporto più consistente all’economia regionale è dato dal terziario, con una percentuale inferiore di poco alla media nazionale. Il valore aggiunto del settore industriale, invece, è superiore alla media italiana (33,2% contro il 29,8%); discreto è anche l’apporto dato dal settore agricolo (5,2% contro il 3,7% della media nazionale). La regione occupa buone posizioni nelle graduatorie dei conti economici: è la terza regione per consumi pro-capite e la quarta per Prodotto Interno Lordo pro-capite. Nella graduatoria degli occupati per 1.000 abitanti si colloca al primo posto con un valore notevolmente superiore alla media nazionale. Area demografica. La maggioranza dei comuni non supera i 5.000 abitanti mentre la classe demografica con il maggior numero di comuni (88) è quella che va dai 5.000 ai 10.000 abitanti. La città più popolosa è il capoluogo regionale, con oltre 400.000 abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa il nono posto per gli uomini (73,9 anni rispetto alla media italiana di 73,3) e il quarto per le donne (80,6 anni contro gli 80,0 della media italiana). Con un indice di vecchiaia pari a 187,6 è la seconda regione “più vecchia d’Italia”. Area ambientale. La superficie territoriale secondo la zona altimetrica è prevalentemente pianeggiante, con una percentuale notevolmente superiore alla media italiana (47,8% contro 23,2%). Sono inferiori alle medie nazionali, invece, le percentuali di superficie collinare e montuosa. Il 26% del territorio (con circa il 24% della popolazione) è classificato, secondo il grado di sismicità, ad un livello medio. La regione, con circa il 73% di costa balenabile, si colloca al quinto posto nella graduatoria delle regioni italiane per la qualità delle acque marine balneabili.

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