Giuseppe Rivellino

Trabucco di Celestino

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Lungo la costa adriatica, in particolare tra l’Abruzzo e il Gargano, vi sono grandi strutture in legno, su palafitte, che propendono sul mare: si tratta dei trabucchi. Tra le cose da vedere a Termoli c’è sicuramente il trabucco (vicino al Castello Svevo). Un’antica macchina da pesca realizzata in legno con una piattaforma protesa nel mare e due o più bracci, detti “antenne”, che servono a sostenere un’enorme rete a maglie strette che cattura i pesci. La testimonianza più antica del trabucco risale al XVIII secolo quando si sperimentò questa tecnica alternativa di pesca non soggetta alle condizioni meteo-marine. La tecnica di pesca utilizzata consiste nell’intercettare, con le grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. Il trabucco è posizionato là dove il mare presenta una profondità di almeno 6 metri, ed è eretto a ridosso di punte rocciose orientate in genere verso sud-est o nord-ovest, in modo da poter sfruttare favorevolmente le correnti. La rete viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani e tirata su per recuperare il pescato. Felice Marinucci fu tra i primi termolesi a realizzarne uno, verso la metà dell’Ottocento. Oggi, sulla costa di Termoli, a ricordare questa antica tradizione, ne rimangono soltanto due: il trabucco Marinucci e il trabucco Celestino, veri simboli della città.

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