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Regione LAZIO

Capoluogo: Roma

Scheda

 
Stemma della regione Lazio
   

Regione Lazio - Statistiche

Con una superficie di 17.227 chilometri quadrati, pari al 5,71% del territorio nazionale, la regione della capitale italiana occupa il nono posto, tra le altre, per estensione territoriale. Nata dalla necessità storica di stabilire un PATRIMONIUM per la Chiesa e, successivamente, riorganizzata amministrativamente per fare di Roma anche un capoluogo di provincia, nel volgere del Novecento questa terra non è riuscita a darsi una fisionomia antropologica e culturale omogenea. Si tratta, perciò, di una delle regioni italiane meno definite ovvero, come affermano gli studiosi, “residuale”, poiché in essa sono stati inglobati frammenti eterogenei di realtà culturali assai diverse tra loro, gravitanti sulle regioni limitrofe ma inevitabilmente attratti dall’immensa forza centripeta dell’Urbe. Un tratto peculiare della regione, oltre che una prova evidente di questa varietà culturale, è rappresentato dalla sua frammentazione linguistica: non esiste, infatti, secondo gli studiosi, un dialetto laziale, al pari di quello lombardo, siciliano o veneto. Anche nella diversità dialettale, tuttavia, è possibile riscontrare una certa “predominanza” di Roma sulla vita dell’intera regione; “predominanza” che si mostra attraverso la nascita e l’imposizione di una varietà romana di italiano, ovvero il romanesco.  

Collegamenti. Per la sua posizione centrale nel territorio nazionale e per la presenza della capitale la regione è interessata da alcuni fondamentali assi di collegamento tra il nord e il sud della penisola, nonché con la fascia costiera adriatica, quali le strade statali di grande comunicazione n. 1 Aurelia, n. 2 Cassia, n. 3 Flaminia, n. 4 Salaria, n. 5 Tiburtina, n. 6 Casilina e n. 7 Appia, le autostrade A1 del Sole (Milano-Roma-Napoli), Roma-Civitavecchia (A12) e Roma-Teramo (A24) e le linee ferroviarie “Direttissima” Roma-Firenze, Roma-Firenze-Bologna, Roma-Pisa, Roma-Cassino-Caserta, “Direttissima” Roma-Napoli e Roma-Pescara. All’estesa rete stradale, autostradale e ferroviaria si aggiungono gli aeroporti di Roma/Fiumicino, che rappresenta uno dei principali scali intercontinentali italiani, di Roma/Ciampino (internazionale) e dell’Urbe (per aerei da turismo e scuole di volo). Tra i porti spicca, per movimento di passeggeri e navi, quello di Civitavecchia, seguito da quelli di Fiumicino e Anzio; scali marittimi minori si trovano in diversi altri comuni costieri e nelle Isole Pontine.

Territorio. Formatosi meno di due milioni di anni fa, in seguito al ritiro delle acque del mare pliocenico e all’orogenesi appenninica, presenta una morfologia quanto mai varia e diversificata; le quote oscillano dal livello del mare fino a oltre 2.000 metri, con rilievi di origine sia vulcanica, geologicamente più recenti, sia calcarea, di epoca più antica. Dei primi fanno parte i complessi vulcanici dei monti Volsini, Sabatini, Cimini e della Tolfa, situati a nord di Roma, e quello dei Colli Albani, a sud della capitale. Tra i rilievi calcarei, invece, vanno annoverati i sistemi montuosi appartenenti alle dorsali appenninica e preappenninica, che comprendono, da settentrione verso meridione, i Monti Reatini -culminanti con il monte Terminillo (2.216 m)-, i Sabini, i Prenestini, gli Ernici e i Simbruini, oltre ai versanti meridionali dei monti della Meta e delle Mainarde; nella sezione più meridionale della regione si allineano, infine, i gruppi montuosi compresi nell’antiappennino tirrenico (monti Ausoni e Aurunci) e nel preappennino laziale (monti Lepini). Vaste e fertili pianure di origine alluvionale e di bonifica, sottratte alle paludi, si estendono dalle zone pedemontane fino alla costa tirrenica; da settentrione verso meridione se ne contano cinque: Maremma laziale, Campagna di Roma, agro pontino, piana di Fondi (LT), piana del Garigliano. Il sottosuolo abbonda di giacimenti di pietre ornamentali -travertino, peperino-; i monti della Tolfa, sono particolarmente ricchi di allume, caolino, ferro, alunite, pirite e fluorite. La Ciociaria, nel comprensorio del comune di Collepardo (FR), offre lo spettacolo della grotta di Collepardo o Regina Margherita, probabilmente parte di un più vasto sistema ipogeo collegato col vicino e suggestivo Pozzo d’Antullo. Le varie aree della regione sono ancora in parte ricoperte da una fitta e variegata vegetazione: la fascia costiera e le zone umide salmastre ospitano brandelli di macchia mediterranea, con essenze anche rare; sul lussureggiante promontorio del Circeo crescono l’endemica centaurea del Circeo e la palma nana -unica palma selvatica d’Europa, presente anche sull’Arcipelago Pontino-, insieme a violaciocche, savanine, bocche di leone, cardi marini, gigli di mare e altre specie floreali; le scoscese rupi dell’isola di Ventotene (LT) custodiscono un rarissimo endemismo, la centaurea cineraria nella varietà PANDATARIA. Lungo alcuni tratti del Tevere si conservano boschi ripariali di salici; sui rilievi interni, infine, trovano dimora varie essenze, che intorno ai 2.000 m lasciano il posto alla flora tipica dell’alta montagna. Oltre al Parco nazionale del Circeo e al versante laziale del Parco nazionale d’Abruzzo, che racchiude le propaggini meridionali delle Mainarde e dei monti della Meta, le aree regionali e provinciali istituite a parchi e riserve naturali sono 53, per un totale di oltre 150.000 ettari di territorio sottoposti a vincoli di tutela ambientale: le più estese sono quelle dei Parchi naturali regionali dei monti Simbruini, dei monti Lucretili e dei Castelli Romani, che interessano le provincie di Frosinone, Rieti e Roma. Nel 1999 lo Stato ha istituito anche la Riserva naturale statale “Isole di Ventotene e Santo Stefano” nonché l’Area naturale marina protetta, con la stessa denominazione, ambedue nel comune di Ventotene (LT). L’idrografia della regione trova nei fiumi Tevere, Aniene, Sacco, Liri e Garigliano, oltre che nei laghi di Bolsena, Bracciano, Vico, Albano, Fondi, Salto, Fogliano e Sabaudia, i suoi elementi fondamentali.  

Clima. La distribuzione spaziale delle precipitazioni mostra un massimo nelle terre della Ciociaria con, mediamente, 1500 mm annui e un minimo nell’alto agro romano, con 600 mm annui. Il maggior numero di precipitazioni temporalesche sono localizzate nelle aree in prossimità dei monti Lepini, Ausoni e Aurunci. In generale le precipitazioni sono più frequenti nei periodi autunnale e invernale e, inoltre, in alcune zone della Ciociaria piove anche per 120 giorni l’anno. I venti prevalenti sono legati al transito delle pertubazioni provenienti dall’Atlantico: da sud-ovest (libeccio) prima del transito, da nord (tramontana) o da nord-ovest (maestrale) dopo il transito. In estate il regime dei venti è prevalentemente quello di brezza che, sul litorale, mitiga, anche se parzialmente, la sensazione di afa generata dall’umidità e dalle alte temperature, dovute all’insolazione e alla massiccia cementificazione.

Attività produttive. Sotto il profilo economico e produttivo si tratta di una regione a livello intermedio di sviluppo, la cui struttura produttiva è stata considerevolmente influenzata nel corso del tempo dalla presenza sul territorio della capitale d’Italia, attorno alla quale si sono concentrati il settore secondario e, soprattutto, quello terziario. Quest’ultimo settore impiega i tre quarti della forza lavoro complessiva della regione -la più alta percentuale d’Italia-, grazie alla presenza nella capitale dei ministeri della Repubblica; l’apporto economico del comparto turistico, in costante e notevole sviluppo, è assai pronunciato. Il settore industriale, pur avendo conosciuto negli ultimi anni un saldo negativo tra nascita e morte di imprese industriali e artigiane, è assai dinamico e si articola intorno a numerosi poli produttivi: quello di Roma, il polo industriale dell’entroterra pontino, a sud dell’Urbe -che comprende anche l’area romana di Pomezia, strettamente connessa con questo per vicinanza e strategia industriale-, e quelli ciociari di Frosinone-Ferentino e Cassino-Piedimonte San Germano. Diversi altri poli produttivi importanti sono inoltre distribuiti nelle rimanenti e numerose aree industriali della regione: si ricordano quelli di Viterbo e Civita Castellana (VT), di Rieti-Cittaducale e, in provincia di Frosinione, di Sora-Isola del Liri. L’artigianato, praticato in tutte le provincie, assume dimensioni rilevanti soprattutto nel Viterbese e nel Frusinate, dove è presente con una fitta rete di attività manifatturiere di dimensioni per lo più familiari; l’antica arte della ceramica e la lavorazione della pietra, del ferro, del rame, del cuoio e della pelle rappresentano le attività trainanti di questo comparto. Il settore agricolo presenta un aspetto estremamente composito, con una notevole varietà e ricchezza di prodotti, dovuta alle diversità morfologiche e climatiche riscontrabili fra le varie parti del territorio. Le fasce pianeggianti e costiere dell’agro pontino, dell’agro romano e della Maremma viterbese e romana sono le aree elettive dell’agricoltura industriale (barbabietole da zucchero, girasoli, mais, ecc.) e delle coltivazioni intensive di ortaggi e frutta. Sui rilievi collinari interni prevalgono, invece, la oleoviticoltura e la cerealicoltura: la prima, giustamente rinomata, produce un apprezzato olio di oliva -particolarmente in Sabina e nell’alto Viterbese- ma soprattutto numerosi vini di grande prestigio, giustamente apprezzati fin dall’antichità, consacrati dal marchio Doc. La produzione casearia dà ottimi pecorini, caciotte e mozzarelle di bufala, che hanno beneficiato del riconoscimento del marchio Doc dell’Unione Europea; ad Amatrice, nel Reatino, vi è invece un’affermata produzione di salumi.  

Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono il Lazio collocarsi, nel complesso, al di sopra delle medie nazionali. In particolare, per grado di istruzione, è la prima regione con 279,4 laureati e diplomati su 1.000 abitanti contro la media italiana di 211,1. Per la sanità è in testa alla graduatoria degli istituti privati (3,4 posti-letto per 1.000 abitanti contro la media italiana di 1,4) ma occupa solo il sedicesimo posto in quella degli istituti pubblici (4,5 posti-letto per 1.000 abitanti rispetto alla media italiana di 5,3). Area economica. L’apporto più consistente al Prodotto Interno Lordo è dato dal terziario con una percentuale sensibilmente superiore alla media nazionale mentre i settori industriale ed agricolo hanno un’incidenza complessiva sull’economia superiore di poco al 20%. Il dato pro-capite del P.I.L. vede il Lazio collocarsi al sesto posto nella graduatoria italiana con un 16,2% in più della media nazionale. Vicino ai valori medi nazionali sono, invece, le percentuali degli occupati e i consumi per abitante. Area demografica. Terza regione per numero di abitanti, presenta il maggior numero di comuni (75) nella classe di ampiezza demografica che va dai 1.001 ai 2.000 abitanti. La città più popolosa, Roma, supera i 2 milioni e 700 mila abitanti mentre la maggioranza dei comuni ha una popolazione inferiore ai 3.000 abitanti. La vita media della popolazione è vicina ai valori medi nazionali mentre l’indice di vecchiaia è lievemente superiore alla media italiana (100,3 contro il 96,57 dell’Italia). Area ambientale. La percentuale di superficie collinare (53,9%) supera sensibilmente la media nazionale (41,6%) mentre quella montana (pari al 26,1%) è inferiore alla media nazionale (35,2%). La qualità delle acque marine balneabili si pone al di sotto delle percentuali nazionali.

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