Dogana dei grani

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Il palazzo, sede della "Dogana dei Cereali", fu realizzato nel 1883 su progetto dell'ingegner Carmine Biancardi. Esso rappresenta un valido esempio di architettura industriale del XIX secolo, e come tale sottolinea il ruolo centrale che la città di Atripada ricopriva nel commercio del grano proveniente dalla Puglia. La sua costruzione, in sostituzione del vecchio e inadeguato edificio posto sulla pnda destra del fiume Sabato, coincise con lo spoamento del centro direzionale della città sulla sponda opposta, in un'area più libera ed aperta verso Pianodardine, dove già all'inizio della seconda metà dell'800 erano nate le prime industrie di laterizi e i primi opifici per la filatura e la tessitura della lana e della canapa. Nei primi anni di vita, tuttavia, la Dogana non riuscì ad essere per i commercianti il punto focale della loro attività; lo divenne solo quando, durante la Prima Guerra Mondiale, l'edificio fu ceduto alla Commissione provinciale di Requisizione dei Cereali, che accumulò all'interno della struttura una tale quantità di grano da provocare gravi lesioni alle murature. Persa la funzione iniziale, alla fine delle Seconda Guerra Mondiale, lo stabile venne destinato ai più svariati utilizzi: ospitò infatti un cinema, un deposito per gli autobus di linea e, infine una scuola. L'edificio, che consta di due piani, si presenta come un grosso quadrilatero; i lati che definiscono il fabbricato sono costituiti da corpi aperti sia verso l'interno che verso l'esterno, mediante una serie di finestre. Lo spazio centrale all'interno del quadrilatero è coperto da una struttura posticcia, a falde poggianti su capriate lignee, la cui realizzazione si rese necessaria nel 1962 per sostenere le coperture dell'edificio, divenute pericolanti a causa dei gravi danni che l'edificio aveva subito all'epoca della Commissione, durante la Prima Guerra Mondiale, e per la scarsa manutenzione. Il palazzo, ulteriormente danneggiato dal terremoto del 1980, è stato oggetto di un importante restauro architettonico, condotto dalla Soprintendenza di Salerno e di Avellino, che lo ha destinato ad accogliere laboratori di restauro e sale espositive.

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