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Regione SICILIA

Capoluogo: Palermo

Scheda

 
Stemma della regione Sicilia
  • Superficie: 25.702,82 Kmq
  • Abitanti: 5.037.799
  • Densità: 196,00 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 19
  • Numero province: 9
  • Numero comuni: 390
   

Regione Sicilia - Descrizione

La “Trinacria” (‘tre promontori’), come la chiamavano i greci, o TRIQUETRA (‘triangolare’), come la chiamavano i romani con riferimento alla sua forma triangolare, deve il suo nome attuale ai siculi e ai sicani, primi abitatori della zona. Bagnata dal mar Tirreno a nord, dallo Ionio a est e dal Mar di Sicilia a sud, essa, con i suoi quasi 26.000 kmq di estensione, è la più grande regione italiana e la più vasta isola del Mediterraneo; è separata dalla Calabria dallo Stretto di Messina, largo solo 3 km, e dall’Africa dal Canale di Sicilia: qui si trovano le isole Pelagie e Pantelleria che, insieme alle Eolie e Ustica nel Tirreno e alle Egadi presso l’estremità occidentale della regione, costituiscono parte integrante del territorio siculo.  

Collegamenti. La rete viaria è costituita anzitutto dalle arterie autostradali: A18, Messina-Catania; A19, Palermo-Catania, con svincoli per Enna, Caltanissetta, Agrigento; A20, Messina-Palermo, di cui un tratto è tuttora in costruzione; A29, Palermo-Mazara del Vallo, con diramazione per Trapani. Le strade statali attraversano il territorio regionale, collegando tutti i centri principali e sono: la statale 114, per Siracusa, Catania, Messina; la statale 115 per Siracusa, Ragusa, Modica (RG), Gela (CL), Noto (SR), Agrigento, Sciacca (AG), Marsala (TP), Trapani; la statale 124 per Siracusa, Caltagirone (CT); la statale 113 per Messina, Barcellona Pozzo di Gotto (ME), Patti ((ME), Cefalù (PA), Termini Imerese (PA), Bagheria (PA), Palermo, Alcamo (TP), Castellammare del Golfo (TP), Trapani; la statale 121 per Catania, Enna, Palermo e la statale 417 per Catania, Caltagirone (CT), Gela (CL). Le principali linee ferroviarie sono costituite dalla Messina-Palermo, che percorre il litorale tirrenico, dalla Messina-Catania-Siracusa, lungo la costa ionica e dalla Palermo-Catania, che attraversa l’interno dell’isola; al porto di Messina fanno capo le linee per Napoli, Reggio di Calabria e Villa San Giovanni (RC), mentre a Palermo si trovano le linee per Cagliari, Napoli, Tunisi e Ustica (PA). Dei 5 aeroporti dell’isola, quello di Catania/Fontanarossa è, per le dimensioni, il primo su scala regionale e il quarto su scala nazionale; il secondo della regione, per grandezza, risulta il “Falcone-Borsellino”, di Palermo/Punta Raisi, cui seguono quelli di Trapani, di Lampedusa (AG) e di Pantelleria (TP). L’area sud-orientale della Sicilia è priva di strutture aeroportuali ma sono allo studio varie ipotesi di soluzione al problema, fra cui la riconversione dell’aeroporto militare di Comiso, in provincia di Ragusa, e la costruzione di un nuovo aeroporto presso Gela, in provincia di Caltanissetta, o presso Agrigento. I porti più importanti sono quelli di Palermo e Messina, che assorbono la maggior percentuale di traffico passeggeri regionale, mentre il traffico merci risulta concentrarsi principalmente nel porto di Augusta (SR); molti altri scali forniscono i collegamenti per le isole minori del Mediterraneo, nonché infrastrutture per imbarcazioni private. Sia i porti che gli aeroporti e i capoluoghi di provincia costituiscono centri di gravitazione, insieme con poli interni a ciascuna circoscrizione provinciale, come: Sciacca, Licata e Canicattì, in provincia di Agrigento; Mussomeli e Gela, in provincia di Caltanissetta; Acireale e Caltagirone, in provincia di Catania; Nicosia e Piazza Armerina, in provincia di Enna; Barcellona Pozzo di Gotto, Lipari, Milazzo, Taormina, Mistretta, Patti e Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina; Termini Imerese, Cefalù e Corleone, in provincia di Palermo; Modica e Vittoria, in provincia di Ragusa; Lentini, Augusta e Noto, in provincia di Siracusa; Marsala e Castelvetrano, in provincia di Trapani.  

Territorio. Dal punto di vista morfologico, la regione si presenta per lo più montuosa e collinare mentre le pianure occupano solo meno di un sesto del territorio: sono di origine alluvionale e si estendono prevalentemente lungo le coste. Degne di rilievo sono la Piana di Catania, che è la più estesa, la Piana di Gela e la cosiddetta Conca d’Oro, nei pressi di Palermo, famosa per la sua fertilità. Le catene montuose si estendono soprattutto nella parte settentrionale dell’isola, presentandosi come una prosecuzione dell’Appennino Calabro e snodandosi da est a ovest attraverso i Monti Peloritani, i Monti Nebrodi e le Madonie, dove si trovano le vette più importanti della regione (Pizzo Carbonara 1.975 m). Sul lato orientale si innalza, isolato, l’Etna, certamente la cima più alta, con i suoi 3.323 metri, maggiore vulcano attivo d’Europa. Nella parte sud-occidentale della Sicilia si estendono infine i Monti Iblei, seguiti, da est a ovest, dai Monti Erei e dai Monti Sicani. I rilievi collinari costituiscono non molto meno dei due terzi del territorio e si trovano soprattutto nella zona centro meridionale, degradando dai monti verso le coste, che si presentano basse e sabbiose a sud, più alte e articolate lungo il Tirreno e lo Ionio. Per quanto riguarda l’idrografia, la Sicilia è attraversata da numerosi fiumi che sono però per la maggior parte poco estesi e hanno regime torrentizio: i principali sono l’Alcantara e il Simeto, che scorrono alle pendici dell’Etna e sfociano nello Ionio, il Belice, il Platani e il Salso, che si versano nel Mar di Sicilia, e il Torto, che sfocia nel Tirreno. Tra i pochi invasi naturali, di particolare rilievo per la sua natura carsica è il Lago di Pergusa, che si trova presso i Monti Erei; numerosi sono invece i bacini artificiali, come quello di Pozzillo, creati per sopperire all’esigua presenza di risorse idriche naturali. La flora si presenta molto variegata: in parte simile a quella dell’Africa settentrionale, nella zona mediterranea, in cui si trova la foresta sempreverde dominata dalla quercia e dal leccio; in parte di tipo alpino, naturalmente sui rilievi. Degna di nota è la presenza del papiro e della ginestra, che cresce rigogliosa alle pendici dell’Etna; introdotti dall’uomo, ma perfettamente adattati all’ambiente naturale, sono inoltre il ficodindia, il pistacchio, l’agave, la palma, l’eucalipto, il gelso e il cedro. Il suolo della regione è particolarmente fertile, soprattutto nelle vicinanze dell’Etna e nelle zone costiere, tanto che i tre quarti del territorio sono destinati all’attività agricola: le principali colture sono quelle di agrumi, massicciamente esportati all’estero, viti, olivi, mandorli, albicocchi e vari altri alberi da frutta; nelle zone interne, data la scarsità d’acqua, il suolo è destinato alla coltivazione di cereali e al pascolo. Visto l’enorme sfruttamento del territorio nel settore primario, i disboscamenti massicci e l’intervento umano preponderante, si intuisce quanto poco spazio sia lasciato alla vegetazione spontanea, di cui l’aspetto originario risulta largamente modificato. Anche la fauna ha subito molte modifiche a causa dell’intervento antropico: numerose specie si sono estinte, come il cervo, il capriolo e il daino, e altre rischiano l’estinzione, come ad esempio la foca monaca e la tartaruga marina caretta-caretta, frequente fino a pochi anni fa. Stesso discorso vale per l’avifauna: oramai i rapaci sono in costante diminuzione ed è diventato raro incontrare l’aquila del Bonelli, il gufo reale e l’allocco. Animali diffusi sono invece alcuni mammiferi come l’istrice, il coniglio selvatico, la donnola, il riccio e alcuni uccelli come il gheppio, il nibbio bruno, lo sparviero, il barbagianni, la civetta e l’assiolo. Non mancano alcune specie endemiche come chiocciole del genere Murella e alcuni insetti. Il sottosuolo delle Sicilia è ricco di zolfo, sali potassici, bromo e idrocarburi (petrolio e metano) scoperti, questi ultimi, nel secondo dopoguerra nella zona di Gela (CL) e Ragusa.  

Clima. I rilievi più importanti, i Peloritani, i Nebrodi e il massiccio delle Madonie, costituiscono una barriera di circa 120 km, della larghezza di circa 20 km e alta intorno ai 100 metri. Il massiccio dell’Etna, pur essendo isolato, si può considerare come parte della barriera. Situazioni climatiche più marcate sono rappresentate in primavera, a causa del contrasto termico tra le regioni nord-africane, sulle quali cominciano a formarsi masse d’aria con caratteristiche quasi estive, e le regioni centro-settentrionali europee, ove le condizioni tendono a mantenere alcune caratteristiche invernali. Il Mediterraneo diviene così un’area in cui tale contrasto si manifesta pienamente, dando luogo al rapido sviluppo di depressioni con conseguente variabilità del tempo. Sull’Africa settentrionale, poco a sud della catena dell’Atlante, si sviluppano con apprezzabile frequenza le cosiddette depressioni sahariane le quali, seguendo di norma una traiettoria da sud-ovest verso nord-est, attraversano il Mediterraneo influenzando innanzitutto la Sicilia con vento forte di Scirocco, per lo più poco umido e carico di sabbia. Intense sciroccate si ebbero, ad esempio, nel marzo 1962 e nello stesso mese del 1972 e del 1974, accompagnate da sensibili rialzi della temperatura e da venti forti, che a Palermo, Trapani, Pantelleria superavano i 120 km all’ora. Per contro, sempre in primavera, possono presentarsi invasioni di aria fredda proveniente dall’Europa nord-occidentale, attivando un’instabilità convettiva che dà luogo a temporali: questi cominciano ad avere, sulla Sicilia e sulle regioni meridionali, una certa frequenza con punte massime del Mistral. Anche con il massiccio dell’Aspromonte i Monti Peloritani costituiscono nel complesso una barriera, con cime superiori a 1.000 metri e pochi chilometri di larghezza, per i Peloritani. Tale barriera determina, in presenza di correnti da nord-nord-ovest e anche da sud-sud-est, un sollevamento delle correnti. Questo, pur non essendo di entità paragonabile a quella del sollevamento determinato dai maggior rilievi appenninici e alpini, è comunque tale che, combinato con l’effetto di canalizzazione delle correnti nello Stretto di Messina, altera la distribuzione della pressione nonché, in notevole misura, il carattere delle masse d’aria nei primi 2.000 metri.  

Attività produttive. Caratterizzata da un netto dualismo tra le zone interne e quelle costiere, economicamente più vitali, la regione vede, altresì, maggiormente sviluppata l’area orientale rispetto a quella occidentale. Seppur dotata di centri come Catania, Siracusa e Messina, orientati verso una chiara vocazione al terziario, e, pur avendo registrato negli ultimi anni un notevole incremento nell’attività commerciale interna ed estera, la Sicilia si distingue per la forte vivacità produttiva del settore agricolo, che la colloca, insieme alla Puglia, in una posizione di primato assoluto in tutto il Mezzogiorno e la rende seconda, a livello nazionale, soltanto all’Emilia-Romagna, alla Lombardia e al Veneto. A tale proposito, risulta considerevole la produzione di frumento e agrumi e relativamente modesta quella di mais e foraggi, così come la consistenza del patrimonio bovino; un ruolo trainante hanno la viticoltura e la pesca. Nonostante l’esistenza di una potente industria dell’energia, testimoniata dalle grandi raffinerie di petrolio e centrali termoelettriche, nonché la localizzazione, nell’area di Siracusa-Augusta-Priolo Gargallo, di uno dei maggiori complessi petrolchimici d’Europa, il settore industriale, nell’insieme, soffre tuttora una sostanziale condizione di inferiorità nello spazio economico nazionale; inoltre, pur godendo della presenza di tre grandi sedi universitarie, la Sicilia resta emarginata dalla geografia dei centri di ricerca scientifica e tecnologica, mostrando una modestissima quota nella spesa di ricerca industriale. A ciò si aggiunge che il tasso occupazionale manifesta ancora una situazione estremamente problematica, fatta eccezione per il comparto del turismo, quasi unico ramo dell’economia regionale che continui a creare posti di lavoro permanenti o stagionali.  

Analisi statistica. Area sociale. Le statistiche culturali e sociali varie vedono la regione collocarsi, nel complesso, molto al di sotto delle medie nazionali. Occupa il diciassettesimo posto per la spesa pro-capite per spettacoli, manifestazioni sportive e trattenimenti vari e la diciottesima posizione per grado di istruzione, con 172,8 laureati e diplomati per 1.000 abitanti contro i 211,1 della media italiana. È la sedicesima regione per diffusione di periodici per abitante, con appena 30 copie contro le 66 della media nazionale. Area economica. L’apporto più consistente al Prodotto Interno Lordo è dato dal terziario, con una percentuale del 72,2%, superiore ai valori medi nazionali; inferiore alla media italiana è la percentuale del settore industriale (20,8%) mentre discreto è l’apporto dato dal settore agricolo con il 7%. La regione si trova all’ultimo posto per numero di occupati, con 238 per mille abitanti rispetto ai 346,5 della media nazionale. Nella graduatoria dei conti economici pro-capite è diciassettesima per Prodotto Interno Lordo e quindicesima per i consumi. Area demografica. Quarta regione per numero di abitanti, presenta il maggior numero di comuni (95) nella classe di ampiezza demografica che va dai 5.000 ai 10.000 abitanti. Oltre il 72% dei comuni ha una popolazione che supera i 3.000 abitanti; la città più popolosa è il capoluogo di regione, con quasi 700.000 abitanti. Nella graduatoria della vita media occupa l’undicesimo posto per gli uomini (73,7 anni, rispetto alla media italiana di 73,4) e il diciannovesimo per le donne (78,8 anni, rispetto alla media italiana di 80 anni) mentre, con un indice di vecchiaia pari a 74,1 (contro il valore nazionale di 96,57), è tra le regioni più “giovani” d’Italia. Area ambientale. La superficie territoriale secondo la zona altimetrica presenta una composizione prevalentemente collinare, con il 61,4%; il 24,4% di superficie montuosa e il 14,2% di superficie pianeggiante completano l’estensione territoriale della regione. Quasi il 90% del territorio è classificato, secondo il grado di sismicità, a un livello medio-alto. Nella graduatoria della qualità delle acque marine balenabili occupa le ultime posizioni per percentuale di costa non balenabile.

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