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Provincia di REGGIO DI CALABRIA

Capoluogo: Règgio di Calàbria

Scheda

 
Stemma della provincia Reggio di Calabria
   

Provincia di Reggio di Calabria - Statistiche

Territorio. Coincide con la punta estrema della penisola calabra, dove la terraferma finisce nello stretto di Messina; montuosa come il resto della regione, è costituita dalla propaggine estrema dell’Appennino calabro-lucano che culmina nei 1.955 metri del Montalto o Monte Cocuzza, sul massiccio dell’Aspromonte. Nel paesaggio predomina il contrasto tra le marine e la montagna, con i declivi coperti di vegetazione. Il clima subtropicale è frutto di questi contrasti, di questa miscellanea di opposte peculiarità naturali. Nel territorio scorrono i fiumi Mésima, Métramo e Petraie, tutti con foce sul Tirreno, nonché il fiume Torbido ed il torrente Stilaro, che sfociano invece nello Ionio. Nell’immagine più diffusa, tuttavia, assumono maggiore rilevanza le fiumare, con regime torrentizio ed impetuoso d’inverno e letti ampi e secchi d’estate, che scavano i fianchi dell’Aspromonte e costituiscono una caratteristica paesaggistica regionale. Le vette ed i boschi di questa parte estrema della penisola sono stati posti sotto particolare tutela con l’istituzione, nel 1994, del Parco Nazionale dell’Aspromonte: circa 80.000 ettari di boschi di faggio, abete bianco e pino laricio. Qui albergano il lupo, il gatto selvatico, il ghiro, lo scoiattolo, la martora, il gufo reale e l’aquila. Alle quote inferiori dominano il castagno, maggiormente presente sul versante tirrenico, e la quercia, prevalente su quello ionico. Lo stemma provinciale, partito, è stato concesso con Decreto del Capo del Governo. Lo sfondo dorato della prima sezione è attraversato da quattro pali rossi; il secondo campo, argentato, racchiude due croci nere poste in palo.

Comunicazioni. Raggiunge il punto estremo della penisola il tracciato dell’A3, l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, che corre parallela alla strada statale n. 18 Tirrena Inferiore, la litoranea che unisce Napoli a Reggio di Calabria, appunto. Altra importante direttrice di traffico di rilievo nazionale è la statale n. 106 Jonica che dal capoluogo raggiunge Taranto; a queste due strade si affiancano arterie che tagliano trasversalmente il territorio per unire capisaldi posti sui due versanti dell’Appennino: è il caso delle statali n. 111 di Gioia Tauro e Locri, n. 112 d’Aspromonte, che si snoda da Bagnara Calabra a Bovalino Marina, e n. 281 del Passo di Limina, che va da Rosarno a Marina di Gioiosa Ionica. Nel sistema viario provinciale riveste un ruolo importante anche la strada statale n. 183 Aspromonte-Jonio, che si innesta nella statale n. 112 a Delianuova ed arriva fino a Melito di Porto Salvo. La rete ferroviaria ha qui due direttrici di estrema importanza per i collegamenti col resto del Paese: la Napoli-Reggio di Calabria e la Taranto-Reggio di Calabria. Nel capoluogo e nel centro di Villa San Giovanni vi sono due dei principali terminali del traffico marittimo, soprattutto per il trasporto di passeggeri; per il traffico mercantile, invece, non ha ormai rivali il porto di Gioia Tauro, che con le sue moderne strutture è in grado di smaltire volumi di traffico di notevole consistenza. Per i collegamenti aerei c’è la struttura dell’aeroporto internazionale “Tito Menniti”, ubicato a 4 km dalla città, nella località di Ravagnese.

Storia. Teatro della colonizzazione greca ad opera dei calcidesi nell’VIII secolo a.C., il territorio divenne poi presidio romano impegnato nella lotta contro Pirro. Per la posizione geografica strategica fu terra di conquista anche dopo la caduta di Roma: sono ancora presenti le tracce dell’influenza bizantina, molto importanti ed evidenti nei costumi di alcune comunità, retaggio di un periodo di stabilità e benessere. Tradizionalmente legata a Messina e alla Sicilia orientale, l’odierna provincia fu al centro delle contese tra angioini e durazzeschi e conobbe una fase di depressione sotto la dominazione spagnola. La maggior parte dei centri abitati fu sconvolta dal terremoto del 1783 e le modifiche necessariamente apportate al tessuto urbano hanno in parte cancellato i segni della storia. Nel corso del secolo successivo queste terre vissero di riflesso le vicende legate all’unificazione d’Italia, che ebbe nell’impresa di Giuseppe Garibaldi e nel passaggio delle sue “camicie rosse” la parentesi più memorabile.

Struttura socio-economica. La presenza di ben sette Comunità montane costituisce un indice quanto mai eloquente dell’importanza della natura montuosa sull’assetto socio-economico della provincia. L’agricoltura ha conservato uno spazio importante tra le attività produttive; tra l’altro il territorio è la patria del bergamotto, che viene coltivato solo in questo comprensorio fin dal Quattrocento. Il settore primario dà alimento ad un’industria di trasformazione che in questo caso non riguarda solo la trasformazione e la conservazione alimentare ma anche la produzione di essenze; agrumi ed essenze costituiscono poi una voce importante anche nel commercio con l’estero. Altra componente di grande importanza nel sistema produttivo provinciale è il turismo, soprattutto balneare, attività nella quale la provincia può contare su ben 211 km di coste e su risorse ambientali e paesaggistiche di grande richiamo. Nella gastronomia tradizionale tipica figurano, tra gli altri, primi piatti di pasta condita con sugo di capra ed i “ventriceddi ‘i piscistoccu”, interiora di stoccafisso in umido ripiene di mollica di pane. Da non trascurare il pesce spada, diffuso soprattutto nella zona dello Stretto di Messina.

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