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Provincia di NOVARA

Capoluogo: Novara

Scheda

 
Stemma della provincia Novara
   

Provincia di Novara - Statistiche

Territorio. Articolata in 88 comuni, si trova nella parte nord-orientale della regione ed è compresa tra le province di Verbania e Vercelli nonché quelle lombarde di Varese, Milano e Pavia. Si distribuisce su una zona collinare, costellata di rilievi che subiscono variazioni altimetriche anche molto significative. Il territorio è molto ricco di fiumi, torrenti e canali, che dividono in zone l'area provinciale (di particolare rilevanza sono i fiumi Ticino e Sesia); al suo interno sono stati istituiti anche numerosi parchi e riserve naturali protette. La provincia non è bagnata dal mare ma è arricchita dalla presenza degli apprezzabili bacini morenici del Lago Maggiore e del Lago d'Orta. Sullo sfondo rosso dello stemma provinciale, concesso con Regio Decreto, campeggia un'aquila d'oro ad ali spiegate, coronata di tre stelle, anch'esse d'oro, e accompagnata, in un cantone della punta, dalla lettera gotica N, smaltata di verde.

Comunicazioni. La provincia occupa una posizione centrale nel sistema dei trasporti del nord Italia e la sua viabilità garantisce collegamenti molto soddisfacenti, grazie anche alla rete autostradale: la A26 Voltri-Gravellona Toce, che consente facile accesso alla vicina Svizzera, la A8/26 Gallarate-Gattico, nonché la più famosa A4, che unisce Torino a Trieste. Più numerose sono le strade statali, tutte di intenso traffico poiché, oltre a collegare tra loro le diverse zone della provincia per esigenze di mobilità interna, portano anche alle numerose località turistiche: la n. 32 Diramazione Ticinese, la n. 229 del Lago d'Orta, la n. 33 del Sempione, la n. 142 Biellese, la n. 32 Ticinese, la n. 594 Destra Sesia, la n. 211 della Lomellina, la n. 299 di Alagna, la n. 11 Padana Superiore, la n. 33 del Sempione, la n. 341 Gallaratese, la n. 336 dell'Aeroporto della Malpensa e la n. 596 dei Cairoli. Anche i tracciati ferroviari sono numerosi: Oleggio-Arona, Novara-Domodossola, Arona-Santhià, Domodossola-Gallarate-Milano, Novara-Laveno Mombello, Biella-Novara, Novara-Alessandria, Vignale-Varallo Sesia, Novara-Saronno, Torino-Milano e Vercelli-Pavia. Il quadro è completato dalle infrastrutture di trasporto extra-provinciali: l'aeroporto intercontinentale di Milano/Malpensa, l'aeroporto internazionale di Torino/Caselle e il porto di Genova.

Storia. Da sempre terra di confine tra la Lombardia e il Piemonte, il suo territorio -che riporta tracce di insediamenti fin dal paleolitico e tracce consistenti della civiltà di Golasecca (a Castelletto Ticino)- fu conteso a partire dalla romanizzazione e dalle successive invasioni e fu soggetto a divisioni feudali in età comunale nonché all'autorità milanese durante tutto il Medioevo e sino al Cinquecento. Dal 1427, con il passaggio di Vercelli ai Savoia, il novarese divenne territorio di confine fra le due potenze contrapposte con i loro alleati. A partire dalla fine del XV secolo, fino al 1515, venne più volte occupato dai franchi e dai milanesi e, dopo la battaglia di Melegnano, i francesi vi entrarono vittoriosi; a questi subentrarono gli spagnoli che, dopo la vittoria di Pavia nel 1527, occuparono il ducato di Milano e, alla morte di Francesco II Sforza, nel 1535, lo annetterono con i suoi possedimenti novaresi. Dal 1538 la città di Novara divenne marchesato e venne infeudata a Pier Luigi Farnese, duca di Parma, fino a quando, nel 1602, venne riscattata a spese dei cittadini e direttamente controllata dagli spagnoli. Nel 1714, dopo la pace di Rastad, passò agli Asburgo d'Austria, mettendo così termine al lungo periodo di dominazione spagnola, che lasciò scarse tracce nell'organizzazione del territorio novarese. La dominazione degli Asburgo durò fino al 1734, quando Novara e il novarese vennero occupati da Carlo Emanuele III di Savoia, che li ottenne ufficialmente nel 1738 con la pace di Vienna, sancita tra Francia, Austria e Regno di Sardegna. In seguito la città fu concessa a Carlo Emanuele III, diventando parte degli Stati Sardi. Durante il periodo napoleonico divenne capoluogo del dipartimento dell'Agogna e nel 1814 tornò ad essere dominio sabaudo. In questo periodo va ricordata la battaglia della Bicocca, che il 23 marzo 1849 segnò la presa di coscienza e l'avvio del Risorgimento italiano. Tornata definitivamente nel Regno di Sardegna, ne seguì le sorti sino a oggi.

Struttura socio-economica. La posizione geografica della provincia, che consente facile accesso verso la Francia, la Svizzera e il nord Europa, è stata la condizione prima che le ha permesso di raggiungere una sostanziale stabilità demografica e una diminuzione del tasso di disoccupazione soprattutto nel settore commerciale. Il suo sistema produttivo, infatti, è basato prevalentemente sulle attività industriali, favorite anche dalla buona dotazione di infrastrutture, dalla disponibilità di manodopera qualificata e dalla posizione geografica strategica rispetto ai principali mercati. Il tessuto industriale è estremamente articolato: prevalgono i comparti alimentare, meccanico, chimico e tessile. Il settore agricolo si basa essenzialmente sulla coltivazione del riso, praticata nelle zone pianeggianti solcate dai numerosi corsi d'acqua, che consente la presenza di molte risaie. Per il resto si ha una buona produzione di mais e soia. I restanti seminativi sono sfruttati per i cereali, che vengono utilizzati anche per l'alimentazione del bestiame, nonché per patate, colture orticole e floricole. Si allevano anche bovini, ovini e specie avicole. A queste produzioni è legata la gastronomia locale, caratterizzata dal riso, dai formaggi e dai salumi. Di buon livello è anche la produzione vinicola, che negli anni si è sempre più sviluppata, giungendo a ottenere anche vari certificati attestanti la denominazione d'origine controllata. La produzione più importante sotto il profilo qualitativo si registra sulla costa del Sesia, da Briona sino a Romagnano Sesia e oltre sino a Boca, dove esistono quattro zone in cui si producono vini Doc. Il settore terziario, sviluppatosi in tempi più recenti, è stato affiancato dal turismo, che concentra la propria attività soprattutto nella zona balneare dei due grandi bacini lacustri prealpini, il Lago d'Orta e il Lago Maggiore, che offrono strutture alberghiere e ricreative in grado di soddisfare anche le esigenze di una clientela estera e dove negli ultimi anni si sta sviluppando un turismo legato prevalentemente al tempo libero e allo sport.

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