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STIENTA (RO)

 
Stemma del comune non disponibile
 

Servizi

  • Stazione ferroviaria: a Occhiobello
  • Porto: a Chioggia (VE)
  • Aeroporto: a Verona/Villafranca e a Milano/Malpensa
  • Carabinieri: a Stienta
  • Guardia di finanza: a Occhiobello: loc. Santa Maria Maddalena
  • Vigili del fuoco: a Rovigo
  • Corte d'Appello: a Venezia
  • Tribunale: a Rovigo
  • Farmacia: a Stienta
  • Ospedale: a Trecenta
  • Scuole: a Stienta
  • Biblioteche: a Stienta
  • Musei: a Stienta
  • Uff.Postale: a Stienta
 

Località

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  • Sabbioni-Zampine, 
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Comune di Stienta - Storia

Il toponimo sembra derivare da un vocabolo greco-fenicio indicante un luogo con la nebbia; un’altra interpretazione lo riconduce al latino SEPTINGENTA, ‘settanta’, con riferimento ad antiche proprietà terriere. Reperti archeologici testimoniano la presenza di un insediamento romano. Subisce le invasioni barbariche. Territorio dei vescovi di Ferrara e poi dei monaci benedettini, nel 1308 diviene dominio degli Estensi; nel 1402 viene investita a titolo di feudo dall’estense Nicolò. Subisce pesantemente la cosiddetta “guerra del sale” tra la famiglia d’Este e Venezia (1482); nel 1506 diviene proprietà di Alfonso Trotti di Ferrara e nel 1560 di Cornelio Bentivoglio. Nel 1597, a seguito della morte di Alfonso II senza eredi, entra a far parte dello Stato Pontificio; vi rimane fino al 1797, quando l’invasione napoleonica muta i confini. Nel 1805 viene assegnata al distretto di Ferrara ma, nel 1815, con il Congresso di Vienna, è aggregata alla provincia di Rovigo. Dopo la parentesi della dura dominazione austriaca, si unisce al Regno d’Italia nel 1866. Sia la prima che la seconda guerra mondiale comportano una grave perdita di uomini. Diverse le calamità naturali che ne hanno sconvolto il territorio: a metà del XII secolo una rotta del Po a Ficarolo; durante il XVII e XVIII secolo numerose alluvioni del Po, dell’Adige, del Mincio e del Castagnaro; infine, l’alluvione del 1951. La parrocchiale, dedicata a Santo Stefano, risale al XVIII secolo, probabilmente edificata su una antica chiesa quattrocentesca, di cui rimane la vasca battesimale in marmo; presenta in stile barocco una sola navata con gli affreschi di Antonio Maria Nardi di Bologna e una cappella dedicata a Santa Rita da Cascia. La chiesa di San Genesio, costruita nel 1666 a seguito del ritrovamento dell’effigie della Madonna e di un quadro di San Genesio e San Mauro, è stata restaurata dopo la seconda guerra mondiale. Villa Camerini, oggi Bertelè, risalente alla seconda metà del XVIII secolo, ha un corpo centrale affiancato da due torri arretrate, secondo i canoni dell’architettura militare; i portali centinati della facciata sono decorati in cotto; il piano terra di una delle due torri è adibito a cappella.

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