ARABI:
Di origine semitica, abitanti della penisola arabica, ebbero, secondo la tesi dello storico Pirenne, un'importanza fondamentale nel determinare: a occidente, la storia d'Europa, in quanto provocarono la crisi dell'urbanesimo e del commercio, aprendo così la strada al feudalesimo; a oriente, un enorme indebolimento dell'Impero Bizantino. Originariamente tribù di nomadi beduini dediti all'allevamento, al commercio e alle razzie, frammentati dal punto di vista politico e religioso, cominciarono ad avere una certa rilevanza storica soltanto dopo la nascita di Maometto (VI secolo a.C.), il quale introdusse una nuova rivoluzionaria religione monoteista: l'islamismo. Nonostante la presenza di importanti regni già nell'Arabia pre-islamica, come quello dei Sabei, dei Nabatei e di Palmira, è infatti soltanto dalla diffusione dell'islamismo che, in nome della Jiad, guerra santa contro gli "infedeli", inizia l'espansionismo del popolo arabo che ha portato alla costruzione di un impero che comprendeva, nel momento di massima espansione, la penisola iberica, le coste settentrionali dell'Africa e alcune isole del Mediterraneo e si estendeva fino al bacino dell'Indo. Anche la Sicilia fu conquistata dagli arabi, sotto la guida della dinastia abbasside, ma questa conquista, anziché provocare l'inizio di un periodo di decadenza e sfruttamento da parte dei dominatori, segnò per l'isola la nascita di un'era di grande floridezza da un punto di vista non solo economico ma anche culturale: particolarmente sviluppata era infatti la cultura musulmana nel campo della medicina, della filosofia, della matematica, dell'astronomia, della geografia e della poesia. Le prime scorrerie navali si erano verificate, a più riprese, durante i secoli VII e VIII; soltanto nel terzo decennio del IX secolo (giugno-luglio 827) l'isola fu occupata in maniera significativa. Conseguentemente, Palermo assurse a fulcro dell'occupazione araba di tutta l'isola, divenuta ormai provincia dello stato aghlabita. Gli arabi procedettero con molta lentezza nella conquista del territorio: occupata Palermo nell'831, conquistarono Castrogiovanni (la grande fortezza bizantina) nell'859 e, dopo un estenuante assedio durato quasi un anno, nell'878 presero Siracusa; soltanto verso la metà del X secolo la Sicilia può essere considerata interamente araba; tra la fine dell'895 e gli inizi dell'896 fu conclusa una pace con l'impero bizantino, dopo la quale la Sicilia fu quasi completamente abbandonata dall'Impero: costituirono eccezione il soccorso prestato ai ribelli cristiani di Rometta (nel 963-965) e la fugace riconquista della Sicilia orientale degli anni 1038-1042, dovuta al generale Giorgio Maniace. La conquista si rivelò relativamente semplice, a causa delle condizioni in cui si trovava la zona, provata dai conflitti religiosi oltre che dalle ribellioni al pesante fiscalismo bizantino. Conformemente alle norme del diritto musulmano, gli arabi inaugurarono un regime di tolleranza in fatto di religione e in genere lo mantennero; un'amministrazione poco centralizzata e dal carico tributario non troppo gravoso, unitamente all'atteggiamento tollerante in merito alla professione religiosa, contribuì a conciliare presto il paese. Per la sua vicinanza a Tunisi (loro punto di partenza), gli arabi elessero a capitale Palermo, ove risiedette l'emiro, che però spesso esercitava un potere soltanto nominale sui piccoli signori locali, sui cadì, sui capi delle tre valli (di Noto, Demone, di Mazara), in cui fu suddiviso il territorio; ciò favorì il permanere di norme diverse per conquistatori e conquistati. Le città che nel momento della conquista si erano arrese pacificamente (quasi tutte, quindi) furono esentate dal pagamento di un tributo fin quasi alla fine del dominio arabo; per le altre quel dominio comportò una vigorosa ripresa delle attività economiche: i commerci, l'artigianato. Anche l'agricoltura siciliana trasse vantaggi dalla dominazione araba; agli arabi è dovuta l'introduzione della tecnica dell'irrigazione e della coltura intensiva a giardini. Furono introdotte nuove coltivazioni, tra le quali: agrumi, canna da zucchero, cotone, gelso, grano (alla cui coltivazione conseguì un prodigioso sviluppo del settore), meloni, pistacchio, riso, sommacco (le cui foglie vengono utilizzate per la concia delle pelli) e zafferano. Fu pure redistribuita la proprietà delle campagne, che nella zona occidentale venne divisa tra i conquistatori o assegnata a coloni berberi (in ottemperanza alla norma musulmana secondo la quale la terra non coltivata diviene proprietà di chi la lavora) e nelle valli Demone e di Noto fu lasciata quasi sempre agli antichi padroni; la condizione di prosperità non fu turbata neanche dai contrasti (talvolta violenti) fra i diversi capi arabi; tale situazione, anzi, consentì che le condizioni dei cristiani (non legati a doveri militari) fossero rese spesso meno gravose. Sia dal punto di vista politico che amministrativamente, la Sicilia fu legata alla zona corrispondente all'attuale Tunisia e a zone limitrofe: per questo ne seguì le sorti. Fu sottoposta alla dinastia dei fatimidi (eretici sciiti) da quando, nel 910, cadde la dinastia aghlabita; pertanto la capitale venne spostata dalla costa tunisina al Cairo; l'isola, perciò, fu sottoposta direttamente all'Egitto. Dal 960 la carica di governatore di Sicilia assunse carattere di principato ereditario, anche se restò sotto l'alta sovranità dei fatimidi; fino a quel momento, invece, era stato il potere centrale a nominare i governatori o, in taluni casi, essi erano stati eletti dai notabili palermitani. Dal 948 al 1040 governò la dinastia dei kalbiti, che diede alla Sicilia il massimo dello splendore della cultura araba: al fermento letterario dell'isola presero parte anche poeti provenienti dalla dinastia kalbita. L'unità dell'isola durò, però, finché non caddero i kalbiti, quando ebbe inizio la guerra civile fra i musulmani di origine siciliana e quelli africani: Palermo si costituì come assemblea dei notabili e il resto dell'isola fu diviso fra i diversi principi, fra i quali si distinse come proprietario della maggior parte dei territori il signore di Castrogiovanni e di Girgenti. La feroce rivalità fra i capi arabi, pertanto, e non un'ipotetica chiamata dai cristiani oppressi agevolò l'impresa dei Normanni di Roberto il Guiscardo e di Ruggero d'Altavilla che, ormai signori della Calabria, dal 1061 avevano preso a conquistare l'isola muovendo da Messina. A Ruggero furono sufficienti due anni per conquistare (per conto proprio) la Val Demone, nella Sicilia nord-orientale; lì, infatti, scarseggiavano presidi e abitanti musulmani. La zona restante, invece, sarebbe divenuta sua soltanto dopo trent'anni. Dopo quasi cinque mesi di assedio, agli inizi del 1072, Palermo fu occupata dai Normanni ma la conquista di tutta l'isola si rivelò lenta e fu completata soltanto nel 1091 (quando si arresero Butera e Noto). In qualche zona interna montuosa (Iato ed Entella) e nelle rocche pressoché costiere di Cinisi e Gallo, a occidente di Palermo, dominavano ancora signori arabi, che provocarono rivolte preoccupanti per Federico II; queste terminarono nel 1243-1246, quando i musulmani furono deportati in massa a Lucera (FG). A gran parte dell'Africa settentrionale e all'Egitto, invece, si volse la migrazione delle classi colte cittadine del periodo normanno (1070-1194). Di rilievo risulta il trasferimento di famiglie husainidi (che si presumeva discendessero da Maometto) in Marocco, in cui ancora gli "sceriffi" siciliani vivono godendo di alta stima. Le caratteristiche della conquista (difficoltosa, oltre che lenta) furono dovute alla resistenza degli ultimi capi arabi; ciò comportò che la monarchia normanno-sicula assumesse carattere singolare: in essa le varie componenti razziali (latina, greca, araba, normanna), religiose, sociali del mondo siciliano, tollerate e modellate, si inseriscono in maniera esemplare in un vasto quadro di unità amministrativa. Difesa più efficacemente dai bizantini fu invece la Sardegna che, nonostante le frequenti incursioni saracene fra l'VIII e l'XI secolo, non venne mai da loro conquistata. V. anche TRIPARTIZIONE MEDIOEVALE (DELLA SICILIA)