D'AQUINO:
Nobile famiglia di origine longobarda che risiedeva nella città di Aquino, in provincia di Frosinone. Gastaldo di questo borgo fu, fra il IX e il X secolo, il longobardo Rodiperto, sposato alla figlia del duca di Gaeta; suo nipote, Adenolfo II (946-963), riuscì a ottenere il titolo di conte. Nel XII secolo i conti d'Aquino caddero in disgrazia per essersi schierati contro i normanni; il loro territorio fu conquistato dai conti di Andria e seguì un lungo periodo in cui furono combattute delle tormentate lotte feudali. Durante questa fase la famiglia, grazie alle alleanze con lo Stato Pontificio e il regno di Napoli, accrebbe i suoi domini, particolarmente in Abruzzo, in Irpinia e in Calabria. Alla fine del XII secolo questi possessi furono divisi e la contea di Aquino passò dapprima ai Berardo, poi ai d'Avalos, ai Della Rovere, ai Boncompagni e infine a Ferdinando IV re di Napoli (1796). A iniziare da Adenolfo IV, la casata si divise in numerosi rami: uno di questi si imparentò con la famiglia d'Avalos grazie al matrimonio di Antonella d'Aquino, marchesa di Pescara e contessa di Loreto e Monteodorisio, con Inico d'Avalos, arrivato a Napoli nella metà del XV secolo al seguito di Alfonso d'Aragona. Fra i suoi più illustri rappresentanti figura San Tommaso, nato nel castello di Roccasecca, presso Aquino, intorno al 1224. Considerato il più grande filosofo e teologo del Medioevo, si formò nel monastero di Montecassino e a Napoli, entrò nell'ordine dei domenicani nel 1243 e continuò gli studi di teologia e filosofia a Colonia nella scuola di Alberto Magno. Si laureò all'università di Parigi, dove insegnò teologia per vari anni. Tornato in Italia nel 1259, insegnò dapprima presso la curia pontificia poi, dopo un'altra parentesi parigina, occupò la cattedra di teologia dell'università di Napoli (1272). Morì a Fossanova nel 1274 proprio mentre si accingeva a recarsi a Lione per prendere parte al concilio in qualità di membro. La sua dottrina filosofica tende alla ricerca di una nuova visione unitaria e strutturata del sapere e dell'universo, senza ignorare le realtà particolari, la natura e gli individui. In polemica con l'interpretazione della filosofia di Aristotele espressa nei commenti di Averroè, Tommaso compì una rigorosa sintesi tra la visione cristiana della realtà e l'aristotelismo, conciliando le due dottrine. A lui si deve la creazione di una filosofia cristiana, chiamata scolastica, che è basata non su premesse ricavate dalla fede ma su concezioni scientifiche dimostrate dalla ragione, pur non negando l'esistenza di certe verità indimostrabili, chiamate misteri. Durante l'arco della sua vita Tommaso compose numerosissime opere, tra le quali si distinguono SUMMA CONTRA GENTILES (1258-1264), volta a dimostrare ai musulmani la verità della fede cattolica, e SUMMA THEOLOGIAE, di cui scrisse tre stesure dal 1265 al 1273. Per secoli la sua filosofia cristiana e cattolica è stata quella ufficiale della Chiesa romana e, per gli infiniti meriti acquisiti, Tommaso nel 1323 venne proclamato santo da papa Giovanni XXII e nel 1567 Pio V lo dichiarò dottore della Chiesa, "DOCTOR ANGELICUS". Tra gli altri esponenti di rilievo della famiglia va ricordata anche la figura del ribelle Tommaso, conte di Acerra, feudatario e genero dell'imperatore Federico II. Nel 1221, conquistata la contea di Celano e Noiano, assoggettò il regno di Napoli, di cui divenne viceré, e nel 1228 comandò la crociata in Oriente. Altro membro fu Rinaldo (morto tra il 1279 e il 1281), che fu prima falconiere alla corte sveva nel 1240, poi nel 1266 passò al servizio degli Angioini; considerato insieme a Giacomo Pugliese il maggiore rappresentante della corrente popolare della scuola siciliana, compose un sonetto e dodici canzoni, una delle quali apprezzata da Dante. La casata annovera anche l'ecclesiastico Ladislao (1546-1621), che fu vescovo di Venafro, nunzio apostolico in Svizzera e infine cardinale (1616); morì durante il conclave che seguì alla morte di Paolo V e in cui era tra i favoriti per diventare papa.