Chiesa di S. Maria Maggiore e San Leoluca

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Chi era San Leoluca: monaco basiliano, taumaturgo e uno dei fondatori del monachesimo Italo-Greco nell'Italia meridionale, è venerato sia dalla chiesa cattolica romana che dalla chiesa ortodossa. Nato a Corleone (PA); morì centenario dopo circa 80 anni di vita monastica a Monteleone Calabro, oggi Vibo Valentia. E’ il patrono di entrambe le città e la sua festa è celebrata il primo di marzo. Il busto di San Leoluca in argento,datato 1744 di argenteria napoletana che si trovava nel Duomo di Vibo, venne trafugato nel 1975, esiste però un altro busto in legno dorato opera dei fratelli Rubino. Storia della Chiesa: di origine basiliana risalente al IX /X secolo per ospitare i resti del santo, divenne Parrocchia nel 1645 con bolla del vescovo Gregorio Panzano. Danneggiata nei vari terremoti del XVII secolo e del XVIII venne restaurata dall’arch. F.A.Curatoli nel 1680 ma la struttura attuale appare molto diversa dal progetto originario perché venne modificata e completata solo nel 1723. Consacrata nel 1766 e di nuovo danneggiata durante il terremoto del 1783, fu ristrutturata dall’arch. F. Morano e dal pittore Paparo. Nell’800 altri elementi architettonici neoclassici aggiuntivi ne danno l’immagine attuale. Facciata: la facciata appare di stile barocco, permeata da elementi rinascimentali con un corpo centrale e due campanili gemelli. Le porte in bronzo(1975), denominate Le porte del tempo, alte più di cinque metri sono di G. Niglia e raccontano, nelle varie formelle in bassorilievo, la storia millenaria della città . Interno: a croce latina, con cappelle intercomunicanti che ospitano una serie di tele in gran parte del Paparo, un crocefisso ligneo cinquecentesco, proveniente da Rodi. La volta a botte ospita dipinti neoclassici del Paparo; la cupola, parzialmente crollata nel 1783, conserva il tamburo originale con le ampie volute in granito; nei pennacchi le statue dei Quattro Evangelisti di G. Rubino. La cattedra vescovile in legno, fu eseguita da intagliatori locali. Sull’altare maggiore, in marmi policromi, la scultura della Madonna della Neve, in marmo di Carrara di stampo rinascimentale, è attribuita ad Annibale Caccavello. Altre decorazioni, stucchi, capitelli e medaglioni furono eseguiti dal Morano nel 1818. Nella Cappella del Purgatorio, l’opera più importante, il trittico cinquecentesco dell’artista siciliano A.Gagini. Poggia su un alto podio con ai lati gli stemmi dei Pignatelli perché venne commissionato dal duca Ettore Pignatelli per la Chiesa di S. Maria La Nova; da lì fu trasportato in Duomo da E. Paparo nel 1810 durante la dominazione francese. Formato da tre nicchie con le statue di San Giovanni Evangelista, della Madonna delle Grazie e della Maddalena. Sulla cantoria un organo a canne di G. Cavalli del 1894 Documenti: Vibo dolce nella memoria di A. Borrello, Beni culturali a Monteleone di Calabria , quaderni del centro servizi culturali, Le porte del Tempo di O. Brindisi

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