foto di: Maurizio Bazzano

Campana di bronzo, Chiesa di San Giuseppe

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Storia dell'antica fonderia Scalamandrè a Vibo Valentia “La storia dell’antica fonderia Scalamandrè che per tutto l’Ottocento ha rappresentato la massima espressione artigianale monteleonese nella realizzazione di campane destinate all’intera Calabria e non solo. L’origine della Fonderia di Monteleone va fatta risalire al 1671, tempo in cui un certo Gerardo Olita da Vignola (l’attuale Pignola,PZ), fonditore di campane girovago, si fermò a Monteleone per assolvere le commesse che gli erano pervenute dai paesi e dalle province vicine. Qui, un suo figlio s’imparentò con la famiglia Bruno e di seguito un Gerardo Bruno e i suoi due figli Nicola e Gennaro tennero su la fonderia fino al 1815, data in cui pervenne in potere agli Scalamandrè. Raffaele Scalamandrè mantenne la fonderia per quasi sessanta anni passandola al figlio Fedele Nicola che, sempre secondo il Tarallo, fu il perfezionatore dell’arte di fondere le campane, tra i migliori delle province meridionali per il decoro a cesello e per la perfetta sonorità che riuscì ad imprimergli. Si stima che il numero delle sue fusioni supera le quattrocento di cui parecchie eccedenti il peso di 10, 19, 20 e 37 quintali e diffuse in tutta la regione, tra cui quelle eseguite per Maida, per il Duomo di San Leoluca, per la Cattedrale di Mileto, per Palmi, per Cosenza e altri siti. Nel 1902 inviò all’Esposizione Internazionale Campionaria di Marsiglia e all’Esposizione Campionaria di Roma una campana di 5 quintali che conseguì in entrambe le manifestazioni il “Gran Premio con Diploma d’Onore e Medaglia d’Oro” per la specialità campane in bronzo. Nicola Fedele Scalamandrè nella rappresentanza della Fonderia, al proprio nome aggiungeva quello dell’unico suo figlio Raffaele, anch’esso fonditore e dedito all’arte della plastica dei modelli, la conduzione della Fonderia dopo la morte del padre che avvenne nel principio del 1909. Il giovane Raffaele aveva già dato prova di una promettente e splendida riuscita nell’arte paterna, in quanto terminati gli studi ginnasiali scelse di lavorare nella Fonderia di Monteleone che condusse fiino al 1915, in quanto, scoppiata la Prima Guerra Mondiale, venne chiamato alla Fabbrica d’Armi di Terni per fondere i cannoni utilizzati nel conflitto. L’industria dell’artiglieria pesante, infatti, approfittò della tradizione e dell’esperienza dei fonditori campanari costringendoli a produrre cannoni, e il valore del bronzo diede origine al cosiddetto “diritto alle campane”: gli artiglieri e le loro compagnie ebbero le migliori campane del paese conquistato e molte di queste, in occasione di guerre furono trasformate in pezzi di artiglieria; così come, all’opposto, alla fine della guerra il bronzo dei cannoni era rifuso per costruire campane. Le circostanze vollero che proprio questo fatto avrebbe condizionato la vita del giovane Raffaele Scalamandrè e la continuità della stessa Fonderia di Monteleone. A Terni, infatti, Scalamandrè si ammalò gravemente, contraendo l’influenza aviaria, la cosiddetta “Spagnola” che in quegli anni seminò morte in tutta Europa con milioni di vittime. Ritornato a casa, morì il 27 novembre 1918 all’età di appena 37 anni. Con la sua scomparsa ebbe fine l’Antica Fonderia di Campane rinomata in Italia e all’estero, nonostante la buona volontà e il tentativo di mantenere in vita la tradizione della fusione di campane da parte del cugino Vincenzo Scalamandrè che fuse alcune campane tra le quali quella del Municipio di Vibo Valentia e di Simbario. Ciò che si diceva in premessa sull’interruzione della catena della successione d’impresa, si manifesta in tutta la sua irriverenza nel causare la fine di un’appassionante esperienza che non poté avere continuità probabilmente per il sol fatto che alla morte di Raffaele Scalamandrè il suo primogenito Fedele Nicola aveva solo 4 anni. Di Raffaele Scalamandrè, ultimo fonditore di campane di Monteleone, non rimangono tracce nemmeno nel cimitero di Vibo Valentia. La lapide che così recitava ”qui giace Raffaele Scalamandrè fu Nicola che seguendo le orme dell’avo e del padre fu valente meccanico e fonditore di lavori in bronzo e che giovine ancora per morbo contratto servendo la patria in guerra perì fra l’atroce spasimo dei suoi cari le invocazioni di cinque tenere creature e l’unanime rimpianto della cittadinanza”, in ossequio al volere del figlio Nicola Fedele, morto nel 2006, fu divelta e i resti di Raffaele furono ricongiunti nella stessa bara per averlo in morte più vicino di quanto non lo fosse stato in vita. Del primo Raffaele Scalamandrè fonditore troneggia sul campanile del Duomo di San Leoluca la grande campana fusa nel 1832, ricca d’incisioni, d’immagini di santi, di frasi celebrative con i nomi dei benefattori, dei parrocchiani, delle autorità religiose e politiche del tempo; e di converso si nota in maniera evidente lo sfregio che l’incuria del tempo e degli uomini nonché l’improprio uso di un battaglio esterno sta danneggiando irreparabilmente.” da Limen articolo del 29 Marzo 2007 di F. Gioghà - La Fonderia di Campane in Monteleone di Calabria di Luigi Scalamandè- Libritalia

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