GUERRA GRECO-GOTICA:
Con la conquista di Ravenna e l'uccisione del re d'Italia Odoacre (493 d. C.), che aveva deposto l'ultimo imperatore d'Occidente Romolo Augustolo (476), il re ostrogoto Teodorico s'impadronì dell'intera penisola; benché formalmente sottoposto al controllo dell'imperatore d'Oriente Zenone, di fatto egli esercitò il potere in tutta la sua pienezza e con grande lungimiranza politica -si avvalse, infatti, della collaborazione della classe dirigente romana, lasciando ai latini i diritti civili e le proprietà-. Alla sua morte salì sul trono la figlia, Amalasunta (526), che tentò di continuare la politica paterna di collaborazione tra goti e latini ma venne prima relegata su un'isoletta del lago di Bolsena e poi assassinata dalle fazioni gote ostili a questo progetto. Il nuovo imperatore d'Oriente, Giustiniano, raccogliendo la richiesta di aiuto inviatagli dalla regina prigioniera, nel 535 ordinò l'inizio delle operazioni militari in Sicilia, giustificando ulteriormente la guerra con il pretesto della lotta all'arianesimo praticato dai goti: fu l'inizio della cosiddetta guerra greco-gotica, terminata nel 553. L'imperatore bizantino affidò le operazioni militari allo stratega Belisario, che occupò Napoli devastandola (536); i goti risposero prima con le vittorie del re Vitige, che giunse ad assediare Roma (537), e, dal 541, con i trionfi militari colti dal suo successore Totila. Quest'ultimo, infatti, tornò a occupare quasi tutta la penisola, riconquistando, tra le altre città, anche Perugia (548). Fu a questo punto della guerra che l'imperatore Giustiniano affidò le sue truppe a Narsete, il quale sviluppò l'energica controffensiva culminata con la vittoriosa battaglia di Tagina (giugno 552), combattuta sull'Appennino umbro nei pressi dell'odierna Gualdo Tadino (PG): questo memorabile scontro segnò il tramonto della potenza gota in Italia. Gli episodi fondamentali della guerra si erano svolti tutti lungo l'asse della via Flaminia, e così fu anche per questa battaglia risolutiva, che ci è nota fin nei particolari grazie al racconto dello storico bizantino Procopio di Cesarea -dal V al VII libro delle sue "Storie" egli si dilunga infatti sulle vicende della sanguinosa guerra greco-gotica-. L'esercito bizantino schierò circa 3.000 cavalieri, pesanti (buccellarii) e leggeri, 8.000 arcieri, rinforzati da contingenti di alleati barbari (5.000 longobardi, 3.000 eruli, 600 bulgari, 400 gepidi e alcune centinaia di unni); di fronte si trovò 13.000 goti, comandati dal re Totila. Intorno a mezzogiorno la cavalleria gota diede inizio alle ostilità attaccando il centro dello schieramento nemico, che, disposto a mezzaluna, resistette all'urto, mentre dalle ali gli arcieri bizantini decimavano i cavalieri barbari; dopo una serie di inutili cariche dei goti, tese a sfondare le difese avversarie, al tramonto l'intero schieramento bizantino si mosse, passando al contrattacco; fu l'inizio della strage: non più in grado di reggere, la cavalleria gota in rotta travolse le linee dei suoi stessi fanti e seimila guerrieri, tra cui lo stesso re Totila, rimasero sul campo -i bizantini non fecero prigionieri-. La resistenza dei goti si protrasse ancora per un anno ma, dopo un'ulteriore disfatta nella pianura tra il vulcano Vesuvio e i monti Lattari -dove cadde il successore di Totila, Teia- e a parte qualche scaramuccia locale, definitivamente sedata nel 557, essi scomparvero dalla scena politica italiana. La guerra greco-gotica fu responsabile di uno dei periodi più orrendi della storia d'Italia: carestie, pestilenze e devastazioni di ogni genere desolarono la penisola, le cui città, in molti casi, vennero rase al suolo con decine di migliaia di vittime tra la popolazione civile.