PARCO NATURALE REGIONALE DELL'AVETO:
Comprende un territorio prevalentemente di crinale, interessando parte dello spartiacque tirrenico-padano e le cime più elevate dell'Appennino Ligure (Monte Maggiorasca, 1.800 m). L'area protetta presenta una gran varietà e ricchezza di ambienti: prati e pascoli, faggete, zone umide palustri, lacustri e riparie, emergenze geomorfologiche, floristiche, faunistiche e mineralogiche. Questo territorio vanta anche una presenza umana millenaria testimoniata dai ritrovamenti preistorici avvenuti nella zona del monte Aiona. L'attività dell'uomo ha poi modellato questo territorio lasciando significative testimonianze storico-artistiche. È stato istituito nel 1995 (legge regionale n. 12/95) su area protetta precedentemente individuata con legge regionale 50/89. Le principali valli interessate dal territorio del Parco sono tre: l'alta Val d'Aveto (che comprende la destra orografica del torrente Aveto, insistendo su una delle zone più affascinanti dell'Appennino, caratterizzata da alte cime rocciose, come il monte Penna -1.735 m- e il  monte Maggiorasca, estesi pascoli, ricche foreste di faggio e laghetti di origine glaciale); la valle Sturla (che si estende da ambienti tipicamente montani fino a zone con caratteristiche mediterranee, comprendendo aree caratterizzate dalla coltura del castagno) comprende anche cime elevate ed interessanti come il monte Aiona di 1.701 metri; la Val Graveglia (il cui territorio si sviluppa prevalentemente nell'alta valle, con il monte Zatta di 1.404 metri ed alcuni siti di grande interesse geomorfologico, carsico e mineralogico). Tra le rocce di maggior interesse spiccano le ofioliti, più note come "rocce verdi", presenti con ampie colate basaltiche sui monti Penna, Maggiorasca e Groppo Rosso e sotto forma di peridotiti sul monte Aiona, di cui si ha uno splendido esempio nella famosa Pietra Borghese. Non mancano rocce di origine sedimentaria come i calcari a calpionella, diaspri multicolori (giacimenti a manganese) e arenarie, che formano imponenti bancate affioranti sui monti Zatta e Ramaceto. Il Parco è caratterizzato anche da una notevole ricchezza di aspetti vegetazionali, offrendo una panoramica che va da ambienti prossimi alla mediterraneità, presenti sui versanti meridionali delle valli Graveglia e Sturla, fino a giungere alle brughiere ipsofile delle vette più alte. Lo straordinario patrimonio floristico conserva più di 35 entità endemiche. Tra la fauna, la presenza più significativa è sicuramente quella del lupo (Canis lupus), di recente ricomparso nel territorio del Parco e segnalato in pochi esemplari. Più comuni sono invece il capriolo (Capreolus capreolus) e, soprattutto, il cinghiale (Sus scrofa), la volpe (Vulpes vulpes), la faina (Martes faina), la puzzola (Mustela putorius) e il tasso (Meles meles). Molto ricca è l'avifauna presente con 102 specie. Il territorio del Parco è stato frequentato dall'uomo fin dalla preistoria. Le tracce che vi ha lasciato sono numerose: a partire dal cosiddetto "Volto di Cristo", enigmatica figura scolpita nella roccia sulla Rocca di Borzone. Testimonianza dei primi secoli del cristianesimo è l'abbazia di Borzone, frutto del lavoro dei monaci benedettini; importante monumento medievale è il castello Malaspina-Fieschi-Doria a Santo Stefano. Anche la cultura contadina ha lasciato testimonianze, come i nuclei rurali di Villa Cella, Ventarola, Perlezzi e Cassagna e un vasto patrimonio di edifici "minori" (fienili, seccatoi, mulini).