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SVEVI

Approfondimento

Approfondimento: SVEVI

Nota in Italia come casa di Svevia e in Germania come casa degli Hohenstaufen, questa dinastia ducale e poi imperiale prese il nome dal castello costruito nel 1070 nel Giura Svevo. Si affacciò sulla scena italiana nel 1154 con Federico I Barbarossa, re di Germania dal 1152 e imperatore dal 1155, la cui politica mirava a ristabilire l'autorità imperiale in Germania e in Italia e a limitare il potere temporale della Chiesa. Suo figlio, Enrico VI, sposò la normanna Costanza d'Altavilla, diventando così re di Sicilia (1194-1197), e il suo primogenito, Federico II, divenne a sua volta re di Sicilia nel 1198, re di Germania e dei romani nel 1212 e imperatore di Germania nel 1220. Federico II è considerato lo statista più intelligente e moderno del Medioevo. La politica assolutistica e accentratrice che seguì in Italia lo pose in eterno conflitto sia con i privilegi e l'autorità del Papato -venne scomunicato tre volte- sia con le libertà dei comuni lombardi, ai quali tentò sempre di imporre il potere imperiale. Sebbene fosse anche preso dagli affari della Germania, non trascurò mai quelli del regno di Sicilia, che sotto di lui godé di un periodo di prosperità e di pace. Dedicandosi alla riorganizzazione dello stato, Federico II ristabilì l'autorità regia, piegando i feudatari ribelli e gli arabi sempre in agitazione, riordinò il sistema amministrativo e giudiziario e attuò grandiose opere civili, tra le quali sono da ricordare la fondazione dell'università di Napoli (1224) e il ripristino della scuola medica di Salerno. Notevole impulso dette anche alla cultura: la sua figura è legata soprattutto alla corte di Palermo, la MAGNA CURIA, dove grazie al suo mecenatismo si riunirono filosofi, scienziati e poeti; questi ultimi diedero vita a quella scuola poetica, detta siciliana, alla quale si deve la composizione delle prime poesie in volgare della nostra tradizione letteraria. Federico stesso fu uomo coltissimo, conoscitore di sei lingue e poeta d'amore. Negli ultimi anni del suo regno divenne sempre più aspro il conflitto tra Federico II e il Papato, alleato con i comuni. La situazione si fece molto grave quando nel 1245 papa Innocenzo IV dichiarò deposto l'imperatore, lo condannò come eretico e sciolse i suoi sudditi dal giuramento di fedeltà. Da quel momento il suo popolo si ribellò e numerose furono le sommosse, i tradimenti e le congiure ordite contro la vita del re, che furono sventate e punite duramente. Con la morte di Federico II nel 1250 iniziò il rapido declino della casa sveva. Il secondogenito Corrado IV gli succedette nel 1237 come re di Germania e nel 1250 come imperatore; fu però troppo impegnato con i problemi tedeschi per occuparsi dell'Italia meridionale e lasciò perciò la reggenza a Manfredi, figlio naturale, poi legittimato, di Federico II, che nel 1258 si fece incoronare re di Sicilia. Manfredi fu più volte scomunicato perché, nel tentativo di riprendere la politica degli Svevi in Italia, si scontrò con l'implacabile ostilità dei papi che, tradizionalmente ostili alla potenza della casa sveva, volevano affermare la loro autorità sul regno di Sicilia. Dal 1258 la sua potenza crebbe rapidamente, anche grazie al matrimonio della figlia Costanza con Pietro III d'Aragona (1262). Essendo divenuto ovunque capo del partito ghibellino, nel 1260 riportò la vittoria sui guelfi toscani a Montaperti. Alla fine fu però sopraffatto dalle trame della Chiesa, che nel 1265 offrì la corona di Sicilia al fratello del re di Francia Luigi IX, Carlo I d'Angiò, che scese a Roma dove fu solennemente incoronato nel gennaio del 1266. Abbandonato dai suoi alleati, Manfredi affrontò Carlo I a Benevento e morì combattendo (1266); il suo corpo, seppellito sul campo di battaglia, sarebbe stato dissotterrato per ordine del papa e gettato in terra sconsacrata, fuori dai confini dello Stato Pontificio. Anche Manfredi, come suo padre, fu un principe colto, poeta in volgare siciliano, filosofo e traduttore di Aristotele, protettore di poeti e scienziati. Il titolo di re di Sicilia fu ereditato dal figlio di Corrado IV, Corradino (1252-1268), ultimo erede della dinastia sveva: sceso in Italia per rivendicare i diritti sul trono di Sicilia, fu sconfitto nei pressi di Tagliacozzo da Carlo I (1268), catturato durante la fuga e decapitato il 29 ottobre sulla piazza del mercato di Napoli. Sopravvisse Costanza, figlia di Manfredi, che trasmise al marito Pietro III d'Aragona i diritti svevi sul regno di Sicilia, che furono fatti valere da Pietro dopo i Vespri Siciliani (1282).

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