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STIGLIANI, TOMMASO

Approfondimento

Approfondimento: STIGLIANI, TOMMASO

Poeta e critico, nacque a Matera nel 1573 e morì a Roma nel 1651. Tra le sue opere sono ricordate: il Canzoniere (1625), l'Occhiale (1627), il poemetto Polifemo (1600), il poema epico Il mondo nuovo (1628) e le Lettere. Amava in particolare gli enigmi in forma di poesia, legati a doppi sensi, in apparenza scollacciati ma con una "soluzione" del tutto ordinaria, come questo: "Femina, e maschio un sopra l'altro stava, / Questo moveasi, e quella era fermata. / Il maschio, in seno à lei, credo, appuntava / Un cotal duro con cima arrossata. / Ed essa gemea sì, che ben mostrava / D'esserne fortemente martellata. / In somma il gioco si condusse à tale, / Che fù lavato il capo à quel cotale". La soluzione dell'enigma, cioè gli oggetti a cui l'autore alludeva, era: "L'incudine e il martello". Al poeta è intitolata la biblioteca provinciale di Matera ("Tommaso Stigliani", appunto), istituita nel 1933 per volontà dell'avvocato Pasquale Dragone, il quale vendette all'Amministrazione provinciale la propria biblioteca di famiglia (costituita da oltre 4.000 volumi di diritto e classici italiani) e fu nominato primo direttore della biblioteca. La prima raccolta libraria fu sistemata in due locali a piano terra del palazzo della Provincia e nel 1937 iniziò effettivamente l'attività come biblioteca pubblica. Il patrimonio librario si arricchì negli anni non solo per i nuovi acquisti ma anche per i notevoli apporti dovuti a donazioni di famiglie materane, come le famiglie Del Salvatore o Ridola, Santoro e Passarelli. Per interessamento del soprintendente ai Beni Librari di Puglia e Basilicata fu poi trasferito alla biblioteca anche il patrimonio librario esistente nei conventi soppressi di Pomarico, Ferrandina, Pisticci, Bernalda e Matera. Oggi la biblioteca ha sede nel superbo palazzo della SS. Annunziata, sito in piazza Vittorio Veneto, costruito nel XVIII secolo per ospitare le monache domenicane di Santa Maria La Nova. Nel 1734 l'ingegnere Vito Valentino di Bitonto preparò un progetto di ampio respiro per la realizzazione della struttura, costituita da un piano terra e da due piani superiori. Ma l'edificio fu completato da Mauro Manieri di Nardò, uno dei protagonisti del barocco leccese. Questi "rovesciò tutto il primo disegno del Valentino, e lo mutò di sistema, e tolse da mezzo la chiesa, e vi fece all'intorno camere per le monache, ed in luogo della chiesa vi fe' il cortile". La chiesa, caratterizzata dalle colonne in stile dorico, che si ammirano ancora oggi nel cinema comunale, fu realizzata, all'interno del cortile centrale del monastero, solo più tardi, nel 1844, dall'ingegnere provinciale De Giorgi. Finalmente il 27 giugno 1748 le suore si trasferirono nel nuovo edificio e rimasero nel monastero fino all'unità d'Italia, ma già si cominciava a parlare della soppressione dei conventi e dell'incameramento dei loro beni. Quando, nel 1861, fu istituito il tribunale di Matera, si scelse come sede il convento dell'Annunziata e le monache furono relegate in pochi ambienti finché, nel 1865, con la conferma delle leggi eversive, dovettero abbandonare l'edificio e rientrare in famiglia. Nell'ex convento dell'Annunziata furono poi installati l'Ufficio del Registro e Bollo, le scuole elementari, vari negozi, e infine una scuola media. La chiesa, invece, nel 1880 fu data in concessione alla Società Operaia di Mutuo Soccorso, che la utilizzò per le assemblee e per attività teatrali; poi, nei primi anni del '900, fu trasformata completamente e diventò il "Cinema Impero", con i palchi e la galleria. A causa dei danni subiti con il terremoto del 1980 l'edificio fu sgomberato e, dopo alcuni anni di vivaci dibattiti, si decise di restaurarlo e ristrutturarlo come sede della biblioteca. I lavori di restauro e ristrutturazione del palazzo sono durati dal 1985 al 1997. Il 14 maggio 1998 la biblioteca è stata infine riaperta al pubblico con l'inaugurazione della sua nuova sede.

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