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Regione VALLE D'AOSTA

Capoluogo: Aosta

Scheda

 
Stemma della regione Valle d'Aosta
  • Superficie: 3.263,22 Kmq
  • Abitanti: 127.811
  • Densità: 39,17 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 02
  • Numero province: 1
  • Numero comuni: 74
   

Regione Valle d'Aosta - Storia

La presenza dell'uomo nella regione è attestata con sicurezza dalla fase finale del neolitico, come documentano i resti di un villaggio di capanne rinvenuti nei pressi di Saint-Pierre. I ritrovamenti più numerosi e interessanti si riferiscono all'inizio dell'eneolitico (3.000-2.500 a. C.): si segnala in particolare l'area megalitica di culto di Saint-Martin-de-Corléans (Aosta), sviluppatasi in quattro fasi successive e riportata alla luce nel 1969 da Franco e Rosanna Mezzena; importanti tracce megalitiche sono visibili, inoltre, sul colle del Piccolo San Bernardo (cromlech o circolo megalitico) e presso Challand-Saint-Victor e Saint-Christophe. All'età del bronzo e a quella del ferro si riferiscono diversi reperti affiorati a Vollein, presso Montjovet, a Saint-Vincent e a Châtillon. In questo periodo si assistette alla nascita e sviluppo di insediamenti del tipo "castelliere", di origine ligure, posti sempre strategicamente in posizione elevata lungo la valle centrale e quelle laterali. La prima presenza dei celti nella regione è databile tra la seconda metà del V secolo a. C. e gli inizi del IV; questa popolazione, mescolandosi con quella indigena, di stirpe ligure, originò il popolo dei salassi di cui parlano Strabone nel II secolo a. C. e Plinio il Vecchio nel I d. C. Il primo urto tra salassi, e romani si ebbe nel 143 a. C., quando questo fiero popolo inflisse una bruciante sconfitta alle legioni del console Appio Claudio; di lì a poco però, nel 140 a. C., il fondovalle della Dora Baltea passò sotto il controllo romano. Dopo la fondazione della colonia di EPOREDIA (Ivrea) nel 100 a. C., la penetrazione romana nella regione si accentuò e gli scontri ripresero fra il 35 e il 33 a. C., per concludersi definitivamente nel 25 a. C. con la sconfitta dei salassi; in quello stesso anno fu fondata la colonia di AUGUSTA PRAETORIA (Aosta). Il processo di romanizzazione fu rapido: la popolazione indigena si fuse con i tremila pretoriani inviati dall'imperatore Ottaviano Augusto e nel corso del I secolo d. C. acquisì la cittadinanza romana, che le aprì la strada alle cariche pubbliche e alle magistrature cittadine. La costruzione della strada romana delle Gallie, che metteva Roma in comunicazione con LUGDUNUM (Lione) attraverso l'ALPIS GRAIA (Piccolo San Bernardo) e con OCTODURUS (Martigny) attraverso il SUMMUS PENNINUS (Gran San Bernardo), permise infine un migliore controllo della Gallia da parte delle legioni romane. Con la dissoluzione dell'impero romano d'Occidente, la regione subì dapprima le invasioni dei burgundi (490-510 d. C.) e successivamente l'occupazione dei goti. Al termine della lunga e sanguinosa guerra che portò alla definitiva sconfitta di questi ultimi da parte dei bizantini (535-555), la regione tornò formalmente sotto il controllo di Bisanzio, fino all'arrivo dei longobardi nel 569, che la conquistarono e la occuparono per sei anni. Il re dei franchi Guntram di Borgogna l'assoggettò nel 575 e così, dopo l'unificazione del regno franco e la conquista dell'Italia ad opera di Carlo Magno, tutto l'arco alpino si trovò unito sotto un unico dominio. Alla morte dell'imperatore il territorio dell'impero fu diviso in tre parti: a occidente il futuro regno di Francia, assegnato a Carlo II il Calvo, a oriente il futuro regno tedesco, dato a Ludovico II il Germanico, e al centro una stretta fascia di territori -una sorta di corridoio che dal Mare del Nord arrivava fino in Italia- affidata a Lotario I. La regione fu compresa come COMITATUS all'interno di quest'ultima area tra il 920 e il 930 si costituì nel secondo regno di Borgogna abilmente guidato dalla dinastia dei Rodolfingi. Durante il X secolo la regione subì le incursioni degli ungari e poi quelle dei saraceni, che rimasero per alcuni anni padroni dei colli alpini. Alla morte di Rodolfo III il Pigro (1032), ultimo dei Rodolfingi, il regno fu scosso da una guerra di successione, conclusasi con la vittoria dell'imperatore Corrado II il Salico. Tra i grandi feudatari di Borgogna emerse in questo periodo il conte Umberto I Biancamano, fondatore della dinastia dei Savoia; l'autorità dei conti di Moriana e Savoia andò affermandosi progressivamente, fino ad acquisire una vera e propria egemonia politica sull'intero territorio regionale, che seguì le vicende di questa dinastia fino alla nascita del regno d'Italia. A un discendente di Umberto, Tommaso I, si deve la concessione della Carta delle franchigie, tesa a limitare gli abusi di potere da parte dei feudatari. Nel 1416, durante il regno di Amedeo VIII (1398-1434), la contea di Savoia divenne ducato, suddiviso in dieci balivati transalpini e francofoni (Savoia, Vaud, Valle d'Aosta, Faucigny, Gex, Bugey, Chiablese, Bresse, Valbonne e Genevese), oltre a quelli di area cisalpina. In materia di diritto il ducato conservò le sue leggi consuetudinarie che, una volta raccolte e ordinate in 4.262 articoli, confluirono in un testo pubblicato nel 1588 ("Coustumes du duché d'Aouste" o "Coutumier"). Fra le principali istituzioni del ducato figurano: la "Cour des Connaissances", tribunale permanente autonomo; l'Assemblea generale degli stati; un organo più ristretto, il Conseil des Commis, che vide la luce il 7 marzo del 1536. Dopo essere stata devastata dalla peste, che nel 1630 causò la morte di due terzi della popolazione, nel 1691 la regione fu invasa dalle truppe francesi, che la occuparono dal 1704 al 1706. Agli inizi del XVIII secolo, inoltre, si moltiplicarono gli attacchi della corte di Torino contro i privilegi di cui godeva il territorio valdostano all'interno degli stati sabaudi; sotto Carlo Emanuele III vennero pubblicate le Regie Costituzioni, che ebbero il compito di stabilire l'uniformità legislativa in tutto il regno, segnando la fine del regime autonomo e della particolarità valdostana. Durante gli anni della Rivoluzione francese la regione fu di nuovo investita dagli avvenimenti bellici e annessa alla Francia (1799); nella primavera del 1800 assistette al passaggio dell'armata napoleonica, che valicò il colle del Gran San Bernardo con 40.000 uomini. Dopo la caduta dell'impero napoleonico, nel 1814, la regione ritornò al regno di Sardegna e nel 1861 Vittorio Emanuele II, re di Sardegna, diventò il primo sovrano dell'Italia unita: anche per la Valle d'Aosta, che aveva partecipato attivamente al Risorgimento, fu l'inizio di una nuova epoca. Alla fine dell'Ottocento, infatti, la lingua italiana stabilì la supremazia su quella francese; nel 1909 fu costituita la "Ligue valdôtaine" o "Comité pour la conservation de la langue française dans la Vallée d'Aoste", che si batté contro il tentativo di soppressione della lingua francese. Diventata inefficace all'epoca del fascismo, che proibì l'uso del francese tentando in ogni modo di cancellare l'identità culturale della regione, questa prima lega fu sostituita dalla "Jeune Vallée d'Aoste", fondata dall'abbate Joseph Trèves e da Emile Chanoux che, insieme allo storico Federico Chabod, furono i padri dell'autonomia regionale. Alto è stato il tributo pagato dai valdostani ai due conflitti mondiali e alla resistenza, che ebbe in Emile Chanoux, ucciso dai nazifascisti il 18 maggio del 1944, il suo principale artefice. All'indomani del conflitto, in fase di stesura della Costituzione, furono prese in considerazione le esigenze delle minoranze linguistiche italiane e alla regione fu attribuito lo statuto speciale.  

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