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Regione TRENTINO-ALTO ADIGE

Capoluogo: Trento

Scheda

 
Stemma della regione Trentino-Alto Adige
  • Superficie: 13.606,87 Kmq
  • Abitanti: 1.018.657
  • Densità: 74,86 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 04
  • Numero province: 2
  • Numero comuni: 339
   

Regione Trentino-Alto Adige - Storia

I fatti storici che hanno portato all’istituzione della Regione e all’attuale Statuto di autonomia si sono svolti, in pratica, nel corso degli ultimi due secoli: dall’inizio del XIX agli ultimi anni del XX. Per i periodi precedenti, a partire dalla preistoria, si rinvia alla trattazione delle singole due Province autonome. Per la prima volta si parla di “Alto Adige” all’inizio dell’Ottocento, quando il Regno d’Italia voluto da Napoleone occupa il Trentino e parte dell’attuale Alto Adige (fino alla zona di Bolzano). “Dopo una vita fortunosa di quasi otto secoli -scriveva Cesare Battisti-, il Principato vescovile di Trento veniva dichiarato decaduto dalla sua indipendenza e il conte Bissingen ne prendeva possesso, il giorno 7 novembre 1802, in nome dell’imperatore d’Austria. (...) In base alla Pace di Presburgo (26 dicembre 1805), il Trentino veniva ceduto alla Baviera e quattro anni più tardi, in base alla Pace di Schönbrunn, veniva aggregato al Regno d’Italia”. Fu sotto la dominazione bavarese che si registrò la celebre rivolta di Andreas Hofer, soffocata nel sangue. Nel 1813, però, gli austriaci rioccuparono Trento; il 9 giugno 1815, poi, l’atto finale del congresso di Vienna sanciva definitivamente il rientro del Tirolo e degli ex principati vescovili di Trento e Bressanone nei possedimenti asburgici. “Gli eventi del 1848, del ’59 e del ’66 non mutarono punto -prosegue il Battisti- le condizioni politiche del Trentino (...), poiché per esso nella Pace di Vienna (3 ottobre 1866) fu dichiarato lo status quo; così il Trentino, unito al Tirolo e al Voralberg, continuò a formare un unico territorio amministrativo-politico annesso all’Austria. Ci fu, poi, la prima guerra mondiale, che si concluse nel 1918 con il crollo degli imperi centrali; l’Italia il 4 novembre rientrò a Trento con le sue truppe. Per le “nuove province” fu costituita, allora, dal governo di Roma un’Amministrazione provinciale apposita, che si limitò a subentrare nei poteri che prima erano della Provincia austriaca. Il tutto fu sancito dal trattato di Saint Germain (10 dicembre 1919), che spostò confini, trasferì poteri, assegnò beni e diritti. Nel 1923 fu istituita nei “nuovi territori” un’unica circoscrizione amministrativa, la Venezia Tridentina, con capoluogo a Trento e solo quattro anni più tardi la regione fu divisa nelle due distinte province di Trento e di Bolzano. Nel 1939 Italia e Germania, con il cosiddetto accordo Mussolini-Hitler, ritennero di poter risolvere di autorità il problema dell’esistenza di una popolazione tedesca all’interno dei confini italiani: fu imposta, così, l’opzione per l’una o l’altra cittadinanza. Le opzioni -quelle che ci furono- non solo non risolsero il problema all’Italia ma ne crearono altri sia a chi aveva optato per la cittadinanza italiana, sia a chi aveva optato per quella tedesca. Altro inutile tentativo di soluzione autoritaria fu quello del 1943-1945, quando per volere di Adolf Hitler nelle Prealpi fu costituito un piccolo stato, il cosiddetto Alpenvorland, aggregato al Reich nazista. Ne facevano parte, all’incirca, le preesistenti province di Bolzano, di Trento e di Belluno. Con la ritirata tedesca l’Alpenvorland si dissolse senza lasciare traccia. Fu invece la Pace di Parigi del 1946 che, con l’accordo Degasperi-Gruber, fece compiere il passo decisivo verso la soluzione dei seri problemi di rapporto tra le varie etnie presenti nella zona nonché dell’annosa disputa tra Italia e Austria. In esecuzione dell’accordo Degasperi-Gruber, nel 1948 entrò in vigore lo Statuto speciale di autonomia regionale e provinciale, approvato dall’Assemblea costituente e quindi con valore di legge costituzionale dello Stato. Si sanciva, così, la nascita della Regione autonoma e delle due Province autonome di Trento e di Bolzano. Il potere, sia amministrativo che legislativo, era quasi tutto demandato alla Regione. Restava comunque irrisolta la questione dell’autonomia della popolazione di lingua tedesca, che lasciò aperto -e non pacificamente- il contrasto tra le due etnie. Dopo una lunga tensione tra le parti il governo austriaco portò la controversia dinanzi all’Onu, che invitò i due Stati a comporre bonariamente la vertenza. Si arrivò, così, nel 1969, al cosiddetto “Pacchetto”: 137 misure da adottarsi, con strumenti diversi e secondo un calendario prestabilito, in modo da trasferire quasi tutte le competenze legislative e amministrative dalla Regione autonoma alle due Province autonome di Trento e di Bolzano. Tra la fine del 1971 e il 1972, dando seguito alle prescrizioni del “Pacchetto”, è stato radicalmente cambiato l’originario Statuto d’autonomia e molte competenze primarie -tutte le principali- sono state trasferite dalla Regione alle due Province, completando il programma nel 1991. Nel 1992 l’Austria ha rilasciato, in merito, la prevista “quietanza liberatoria” sulla tutela della popolazione di lingua ed etnia tedesca nella regione. Allo stato attuale, dopo l’ingresso dell’Austria nell’Unione Europea, l’eliminazione delle frontiere determinata dal trattato di Schengen del 1998 e le leggi costituzionali del 2000 e 2001, che hanno ulteriormente rafforzato l’autonomia delle due Province, il rapporto interetnico è pacifico.  

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