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Regione SARDEGNA

Capoluogo: Càgliari

Scheda

 
Stemma della regione Sardegna
  • Superficie: 24.089,89 Kmq
  • Abitanti: 1.671.001
  • Densità: 69,37 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 20
  • Numero province: 8
  • Numero comuni: 377
   

Regione Sardegna - Storia

Affascinanti resti di complessi megalitici, quali dolmen e domus de janas, legati al culto dei morti, e di menhir, allora simboli di fertilità e fecondità, legati al culto della “grande madre”, testimoniano la presenza di popolazioni dell’età neolitica. Fra i reperti archeologici di maggiore importanza spiccano, poi, le rovine di monumentali costruzioni, definite nuraghi, risalenti alla civiltà nuragica. È difficile spiegare con precisione a che cosa servissero queste strutture: probabilmente fungevano da altari per il culto degli eroi o da tombe per gli stessi o da semplici abitazioni ma l’ipotesi più attendibile è quella che attribuisce loro funzioni militari di difesa. Si contano circa 7000 nuraghi in tutta l’isola e accanto ad essi, per lo stesso periodo, assumono grande importanza i resti di “tombe dei giganti”. Le notizie riguardanti queste civiltà parlano di una società agro-pastorale dal carattere guerriero, organizzata in tribù o “cantoni”, spesso in guerra fra loro. In seguito, sembra che i primi ad arrivare in Sardegna siano stati i sardi o shardana, intorno al XIV secolo a.C. Verso il XII-XI secolo a.C., approdarono sull’isola i fenici, grande popolo di navigatori, che non si spinsero mai nell’entroterra ma si localizzarono unicamente lungo i litorali. Qui restarono fin quando, intorno al VI secolo a.C., non iniziò a irrompere la dominazione punica. Dopo lunghe e sanguinose battaglie con le popolazioni indigene, i punici riuscirono ad attestarsi nella parte occidentale dell’isola mentre i sardi, sospinti dalle invasioni, si stabilirono sul versante orientale. Attorno al 259 a.C. lo sbarco delle truppe comandate da Lucio Cornelio Scipione segnò l’inizio dell’invasione dell’isola da parte dei romani. Questi impiegarono 127 anni prima di riuscire ad assoggettare la Sardegna, incontrando le maggiori resistenze nei sardi situati nelle montagne, per questo definiti dai romani stessi “barbaricini”. Il dominio romano durò sette secoli e favorì per certi versi un leggero miglioramento nelle condizioni dell’isola: ci fu un notevole incremento delle opere pubbliche, uno sviluppo dell’agricoltura e dell’arte estrattiva nelle miniere e furono costruite importanti strade, quali: l’occidentale, che andava da Kàralis a Tibula, nei pressi di Capo Testa, e l’orientale, che da Kàralis arrivava ad Olbia. Tuttora nella lingua sarda sono evidenti i segni della sua origine romana, a testimoniare quanto sia forte l’impronta lasciata dal grande impero nella cultura di questa regione. In seguito la Sardegna conobbe l’invasione dei vandali, la cui breve dominazione fu spezzata dai bizantini, che lentamente si impadronirono di quasi tutta l’isola e riuscirono a fronteggiare i violenti attacchi degli arabi. Questi ultimi furono stroncati definitivamente dall’intervento di una potente flotta cristiana che, composta da pisani, genovesi e franchi, sconfisse Museto, potente condottiero, ponendo fine a ogni tentativo arabo di impadronirsi dell’isola. Fu questo il periodo in cui la Sardegna entrò nell’epoca “giudicale”, alla quale non è possibile attribuire con certezza una data di origine precisa: secondo l’ipotesi più attendibile furono i governatori bizantini a riorganizzare l’assetto militare e quello politico-amministrativo della regione, suddividendola in quattro aree, definite appunto “giudicati” (Cagliari, Arborea, Torres, Gallura). In seguito un’incessante lotta tra pisani e genovesi, gli uni e gli altri interessati al dominio sull’isola, vide prevalere i primi sui secondi: divenuti padroni dei “giudicati” di Cagliari, Torres e Gallura, i pisani smembrarono ulteriormente le tre zone ottenute, imponendo per ognuna di esse i loro uomini. Intanto rimaneva al di fuori del loro controllo il Giudicato d’Arborea, che fu invece al centro delle alterne vicende che scandirono la conquista dell’Isola da parte degli Aragonesi. La definitiva affermazione di questi ultimi fu sancita dalla loro vittoria nell’epica battaglia di Macomèr, nel 1478. Durante l’epoca spagnola, iniziata nel 1479 con la fusione dei due grandi regni iberici d’Aragona e Catalogna, la Sardegna conobbe l’incrementarsi del processo di feudalizzazione, vide trasformarsi tipologicamente e architettonicamente le chiese, subì l’aggravarsi delle condizioni di vita nelle campagne a causa dei fenomeni di brigantaggio, cui si aggiunsero i danni provocati dalle inondazioni del Tirso: tutti fenomeni che favorirono, però, la nascita di nuovi nuclei urbani. Con la guerra di successione spagnola, poi, l’Isola finì sotto la dominazione austriaca e, col trattato di Londra del 1718, fu ceduta ai Savoia in cambio della Sicilia. Quando i francesi, dopo lo scoppio della rivoluzione, nel 1793, cercarono di occupare la Sardegna, i sardi riuscirono a sconfiggerli e, motivati dall’entusiasmo della vittoria, provarono, sotto la guida di Giovanni Maria Anjoi, a rivendicare l’autonomia dell’isola. Il tentativo, però, non riuscì e scatenò una dura repressione da parte del governo dei Savoia. Carlo Alberto intraprese l’attuazione delle riforme, che nel 1835 sfociarono nella sanzione della fine del sistema feudale: fu ridimensionata l’autorità della Chiesa, ora sottoposta a quella del Regno, e si verificò un ripopolamento delle campagne, precedentemente abbandonate; vennero realizzate, inoltre, importanti arterie stradali, fra cui la statale “Carlo Felice”, che metteva in comunicazione Cagliari con Sassari; nel 1848, poi, la Sardegna veniva finalmente integrata nello stato sabaudo. In seguito l’Isola fu colpita da una grave crisi determinata dalle inondazioni, dalla siccità, dalla malaria e dai danni provocati dalla fillossera, oltre che dai costanti fenomeni di banditismo. Nel periodo fascista furono attuati importanti lavori di bonifica e vennero costruite dighe sul Tirso, sul Coghinas e sull’alto Flumendosa. Nel secondo dopoguerra fu finalmente risolto il problema della malaria e si ottennero numerosi progressi in tutti i settori della vita isolana. La Sardegna venne riconosciuta regione autonoma il 26 febbraio 1948.

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