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Regione PUGLIA

Capoluogo: Bari

Scheda

 
Stemma della regione Puglia
  • Superficie: 19.365,80 Kmq
  • Abitanti: 4.079.702
  • Densità: 210,67 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 16
  • Numero province: 6
  • Numero comuni: 258
   

Regione Puglia - Storia

Terra antichissima, la Puglia fu abitata già in epoca preistorica. I rinvenimenti archeologici attestano la presenza dell’uomo fin dal Paleolitico inferiore. La suggestione maggiore della cultura preistorica pugliese è tuttavia offerta dalle specchie, dai dolmen e dai menhir, diffusi soprattutto in Capitanata, nel Tavoliere e nella Terra di Bari. Le specchie sono enormi cumuli di pietre che, secondo la tradizione storica, avevano la funzione di rudimentali punti di avvistamento nella vasta pianura. I dolmen sono tombe costituite da lastroni conficcati nel terreno sui quali poggia un’ampia lastra calcarea monolitica mentre i menhir, monoliti a forma di parallelepipedo infissi nel suolo verticalmente, sono pilastri votivi innalzati alla divinità, una sorta di primitivi obelischi presenti in tutta Europa e diffusi, in Puglia, nei dintorni di Bari. A secoli più vicini va ricondotta la presenza di popolazioni micenee (II millennio a.C.) e, soprattutto, l’arrivo degli japigi o apuli, destinati a dare alla regione l’assetto definitivo. Intorno al 1200 a.C. si consolidano i gruppi etnici dominanti e formano le stirpi dei dauni e dei peucezi; nel Salento i messapi conservano invece la propria autonomia. In questi anni, alle ultime manifestazioni dell’età del Bronzo segue un diffuso sviluppo dell’attività agricola e della pastorizia: nasce una produzione di metalli e ceramiche con decorazioni dipinte e cominciano a delinearsi le prime embrionali formazioni urbane. I rinvenimenti archeologici attestano l’affermazione della civiltà ellenica in tutta la Puglia, testimoniata inoltre dalle fonti letterarie, che fanno riferimento a colonie, luoghi di scambio, commerci. La magnogreca Taranto, favorita dalla collocazione sui due mari, diventa un centro importante con forte egemonia sul territorio. La prima unificazione della regione avvenne a opera dei romani, ai quali pure gli japigi avevano opposto resistenza a partire dal IV secolo a.C. (Taranto cadde nel 272 a.C., Brindisi nel 244 a.C.). Sotto il controllo delle leggi romane, a contatto con i costumi latini, la Puglia assunse notevole importanza come punto di passaggio, grazie alla via Appia e alla via Traiana e al porto di Brindisi, per i commerci con i paesi del Mediterraneo orientale. Fiorirono i MUNICIPIA e crebbe un’aristocrazia terriera (la Puglia occupa in questi anni una posizione di rilievo nella produzione e nell’esportazione di grano e olio) che informò di sé l’immagine delle città e condizionò lo stile architettonico. La diffusione del cristianesimo produsse il sorgere di molti vescovadi, la cui opera risultò molto utile nei secoli IV e V d.C., nell’assenza di istituzioni propria degli anni del dissolvimento dell’impero romano e delle invasioni barbariche. Le vicende dei secoli successivi alla caduta dell’impero romano d’Occidente, nel corso dei quali alla dominazione ostrogota seguirono la conquista bizantina (guerra greco-gotica) e la parziale conquista dei longobardi (VII secolo), portarono nei secoli IX e X la Puglia a rappresentare un importante punto di contatto, e di scontro, fra l’impero germanico e quello bizantino. Alla fine del IX secolo la regione rientrò nella sfera d’influenza dell’impero di Bisanzio, che promosse i rapporti commerciali con l’Oriente: Bari divenne il capoluogo di un’area estesa fino alla Lucania e un catapano, governatore bizantino, governò tutti i territori. La regione registrò una notevole espansione economica, testimoniata inoltre dai miglioramenti apportati alle coltivazioni, dallo sviluppo delle città e dall’incremento demografico. Contemporaneamente ebbero luogo numerose rivolte antibizantine, mai coronate dal successo, fino a quando, nell’undicesimo secolo, il nobile Melo chiese l’aiuto dei normanni, che iniziarono la conquista della regione. Date salienti della conquista normanna furono il 1043 (Guglielmo d’Altavilla diviene conte di Puglia), il 1059 (Roberto il Guiscardo duca di Puglia), il 1071 (Roberto il Guiscardo sottrae Bari e Brindisi ai bizantini), il 1130, anno d’inizio del regno normanno, di cui la Puglia fece parte e grazie al quale conobbe un periodo di notevole prosperità economica, di fermento culturale e di intensa produzione artistica. Quando assunse il potere Federico II di Svevia, il fermento economico, artistico e culturale nella regione fece un ulteriore balzo in avanti. La morte di Federico, avvenuta nel 1250, segnò per la Puglia l’inizio di una profonda crisi, dovuta al susseguirsi di dominazioni che, nel totale disinteresse per le sorti della regione, la resero teatro delle lotte per il predominio di aree più ampie. Alla dinastia sveva seguirono la dominazione degli Angioini (dinastia francese) e quella degli Aragonesi (dinastia spagnola); successivamente, dal 1503 al 1707, la regione fu governata, per conto del re di Spagna, dal viceré di Napoli. Questo periodo, caratterizzato da un progressivo depauperamento di risorse, presenta le seguenti caratteristiche: diminuzione della popolazione e spopolamento di molti borghi; impoverimento dei terreni, nei quali diminuiscono le attività e le produzioni agricole a favore della pastorizia; zone costiere paludose e preda della malaria; forti prelievi fiscali; pessima amministrazione della giustizia; sfruttamento della popolazione da parte dei feudatari; brigantaggio. Il XVIII secolo, dopo una breve parentesi austriaca, con l’avvento dei Borboni che risiedevano a Napoli, segnò l’inizio di una lenta ripresa: Carlo III, uomo di cultura legato ai grandi temi dell’illuminismo, guardò alla Puglia con un impulso nuovo. Il sovrano promosse la costruzione di strade, il rilancio dei porti sull’Adriatico e la riorganizzazione delle strutture statali. A dare corpo allo spirito nuovo e alla politica riformista molto contribuì il periodo napoleonico, che in pochi anni dette impulso a una serie di trasformazioni, che attecchirono facilmente su un territorio schiacciato dalle autonomie dei singoli signori e privo dell’idea di un governo centralizzato. I vantaggi conseguiti nell’epoca napoleonica e murattiana furono annullati dalla Restaurazione, che segnò per la regione un obiettivo regresso: società segrete di varia ispirazione diffusero pertanto fermenti rivoluzionari, soffocati nel sangue dalla repressione borbonica. I carbonari pugliesi contribuirono ai moti del 1820 e nel 1848 i circoli liberali locali tennero viva l’agitazione anche dopo il colpo di stato borbonico del 15 maggio. Notevole, nonostante gli ostacoli frapposti dal centralismo napoletano e lo scarso impiego di capitali, fu l’incremento dell’agricoltura e in particolare dell’olivicoltura, che alimentò fortemente l’esportazione del regno delle Due Sicilie. L’unità d’Italia invece giovò più alle attività cittadine che alle campagne, dove al moltiplicarsi delle piccole proprietà (grazie alla vendita dei beni ecclesiastici e demaniali) non corrispose una redditizia trasformazione delle colture. In epoca fascista fu costruito il porto di Bari e fu istituita la Fiera del Levante come centro di propulsione e di raccordo per gli scambi commerciali con l’Oriente. Il secondo dopoguerra è stato caratterizzato dal potenziamento delle attività commerciali, dalla nascita di importanti realtà industriali, dallo sviluppo del turismo e da quello del terziario avanzato.

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