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Regione PIEMONTE

Capoluogo: Torino

Scheda

 
Stemma della regione Piemonte
  • Superficie: 25.399,83 Kmq
  • Abitanti: 4.432.571
  • Densità: 174,51 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 01
  • Numero province: 8
  • Numero comuni: 1.206
   

Regione Piemonte - Storia

Le prime testimonianze della presenza umana risalgono al neolitico. In epoca protostorica il territorio è già suddiviso tra diverse etnie celto-liguri. Popolazione di lingua non indoeuropea, quella ligure ha lasciato solo testimonianze indirette della propria civiltà, probabilmente ritirandosi tutta al di là della Dora Baltea e a sud del Po. La popolazione era stanziata in base ad aggregazioni tribali, tra le quali si distinguevano i Salassi, che dominavano tutto l’alto Canavese e la Valle d’Aosta, anche se di qui spesso transitavano i celti invasori, pur senza fermarsi come conquistatori. L’esercizio della pastorizia transumante e lo sfruttamento delle attività minerarie favorirono i contatti con l’opposto versante alpino; si affermò, così, per tutto il comprensorio montano (francese e italiano) un ecosistema unitario nelle sue espressioni culturali. Le prime fonti storiche risalgono ai primi contatti con i romani; tra i motivi di interesse per Roma i principali furono la presenza di minerali metalliferi e la posizione geografica. Il problema del transito sui valichi alpini assunse dimensioni rilevanti in occasione delle campagne di Cesare in Gallia. Dopo le vicende delle guerre civili, che toccano solo marginalmente il Piemonte, si conclude con Augusto la conquista delle Alpi, sino a quel momento rimaste in parte estranee e ostili a Roma. L’era augustea, come nel resto d’Italia, segnò l’inizio della stabilità, dell’equilibrio amministrativo, del crescente benessere generale. Nel nuovo ordinamento dato da Augusto all’Italia il Piemonte fu diviso fra IX Regio Liguria (territori a sud del Po) e XI Regio Transpadana (territori a nord del Po), di cui faceva parte Augusta Taurinorum (Torino). Dopo la caduta dell’impero romano, l’area sarà assoggettata al dominio longobardo, che segna la fine delle scorrerie delle popolazioni barbare (burgundi, goti e bizantini). Carlo Magno conquisterà l’Italia varcando il confine presso Chiusa San Michele nel 773, sottoponendo ai franchi la regione. Nel IX secolo, con l’avvento dell’età imperiale, il Piemonte fu suddiviso in marche; quella d’Ivrea fu la più fortunata e conobbe il suo apice con Arduino nel 1050. La regione venne suddivisa tra quattro famiglie: Savoia a nord ovest, Monferrato a sud, gli Acaia in area centrale, mentre la parte orientale era sotto il dominio dei Visconti di Milano. Alterne vicende portarono tutto il territorio sotto il dominio dei Savoia dopo il breve periodo comunale che aveva portato la Lega Lombarda a sconfiggere il Barbarossa (1175) nell’assedio di Alessandria (allora Cesarea). Nel periodo di sua maggior espansione lo stato a nord lambiva Ginevra, a sud comprendeva Nizza e quasi tutta l’attuale Liguria, a ovest confinava con il delfinato francese e ad est con la Lombardia. Durante i secoli XVI e XVIII, il regno di Francia occupò per breve tempo il Piemonte ed in quest’ultima occasione, si verificò il noto eroico episodio di Pietro Micca (1706). Torino entra negli interessi politici europei durante la guerra di successione spagnola, nel corso della quale i regni di Austria e di Francia si affrontarono per ottenere la corona di Spagna rimasta vacante. Grazie alla battaglia di Torino le sorti furono favorevoli agli austriaci, con cui i Savoia erano alleati. Dal conseguente trattato di pace la casa piemontese assunse lo status di “reale” e ottenne notevoli territori (tra cui la Sicilia) e la restituzione di quelli che le erano stati sottratti dai Borbone di Francia. A sconvolgere lo stato delle cose fu il ciclone napoleonico: nel 1796 le armate del Bonaparte entrarono nella città determinando notevoli cambiamenti istituzionali e artistici. Con la restaurazione, ripristinati i suoi confini, lo stato sabaudo cerca di cancellare l’ondata di modernità ma non ci riesce. Cambia, allora, radicalmente politica, fino ad arrivare, con Carlo Alberto, a promulgare lo Statuto (Albertino, appunto), diventando, così, una monarchia costituzionale. Fu il primo di tutta una serie di cambiamenti, che stimolarono l’afflusso, da tutta la penisola, di intellettuali liberali e sempre più vivi fermenti risorgimentali. Ne scaturì una politica innovativa all’interno (con le leggi Siccardi, per esempio, si pose termine alla tassazione da parte della Chiesa) e aggressiva all’estero, nei confronti degli austriaci, prima, dello stato borbonico, poi, e, infine, di quello della Chiesa (con conseguente scomunica per i Savoia). Col risorgimento iniziò, insomma, un gran fervore politico e culturale, con iniziative in campo sociale notevoli e all’avanguardia (famosa l’opera di Don Bosco e dei Salesiani). Con la costituzione dello Stato italiano, nel 1861, la regione fece registrare grandi mutamenti all’insegna dell’innovazione di strutture che, seppur all’avanguardia in Italia, erano rimaste arretrate rispetto al resto d’Europa. Si costituì, tra l’altro, la famosa Accademia delle Scienze, in cui ricercatori, scienziati, ingegneri e luminari potevano confrontarsi e comunicare per portare a termine progetti importanti come, ad esempio, il traforo del Frejus. Proprio l’unificazione italiana, però, determinò, indirettamente, una lenta e graduale perdita d’importanza per il Piemonte, sia economica che politica, in favore di Roma e Milano. Così, malgrado i suoi primati importanti (la prima società telefonica, di radiotrasmissione, televisiva, di calcio, le industrie cinematografiche e di moda), Torino ha perso, col tempo, il suo ruolo privilegiato, pur senza scadere a livello di secondaria importanza. Non a caso, la città in cui erano nati, nella realtà delle fabbriche, i primi movimenti operai, negli anni ’60 del Novecento faceva registrare un nuovo scatto nello sviluppo con la grande espansione delle maggiori fabbriche, il conseguente massiccio flusso migratorio dal meridione, le inevitabili tensioni sociali. Ora il Piemonte è alle prese col cosiddetto post-industriale.

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