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Regione MARCHE

Capoluogo: Ancona

Scheda

 
Stemma della regione Marche
  • Superficie: 9.365,86 Kmq
  • Abitanti: 1.544.648
  • Densità: 164,92 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 11
  • Numero province: 5
  • Numero comuni: 239
   

Regione Marche - Storia

I reperti litici risalenti al paleolitico inferiore e medio, che sono stati rinvenuti sul monte Conero, e quelli delle stazioni archeologiche dell’entroterra anconetano (grotta del Prete e grotta della Ferrovia), databili al paleolitico superiore, attestano la presenza dell’uomo fin da epoche remotissime. Le successive età neolitica ed eneolitica sono ricostruibili soprattutto attraverso i ritrovamenti di Maddalena di Muccia, Ripabianca di Monterado, Santa Maria in Selva e Conelle di Arcevia mentre la presenza della civiltà appenninica (II millennio a. C.) è documentata principalmente dalle testimonianze emerse dagli scavi di Santa Paolina di Filottrano e di monte Santa Croce. Nel periodo preistorico, tuttavia, la massima fioritura culturale dell’area marchigiana è costituita dalla civiltà picena, che, sviluppatasi tra l’VIII e il IV secolo a. C., fu successivamente messa in crisi dall’arrivo dei siracusani di Dionisio e dall’occupazione della porzione settentrionale della regione, a nord del fiume Esino, da parte dei galli senoni. Il periodo compreso tra il 295 a. C., anno della vittoria delle legioni romane sui galli senoni nella battaglia di Sentino, e il 232 a. C., allorché il console Gaio Flaminio assoggettò una buona fetta di territorio marchigiano, vide la progressiva penetrazione romana nella regione; infine la sconfitta dell’ex città federata di AUSCULUM (Ascoli Piceno), da dove si irradiò la scintilla della guerra sociale (I secolo a. C.), segnò il definitivo assoggettamento a Roma. Al tempo del riassetto amministrativo augusteo la porzione di territorio a nord del corso dell’Esino, insieme alle alte valli dei fiumi Chienti e Potenza, venne compresa nella REGIO V (UMBRIA) mentre la parte restante della regione fu accorpata nella REGIO VI (PICENUM). I secoli immediatamente successivi alla caduta di Roma segnarono profondamente e violentemente questo territorio che, dopo la dominazione del re goto Teodorico, fu teatro della lunga e sanguinosa guerra di riconquista dell’Italia da parte degli eserciti bizantini (guerra greco-gotica, 535-553): carestie, epidemie e razzie causarono migliaia di morti, spopolando interi territori. Pochi anni dopo la conclusione della guerra tra goti e bizantini un nuovo popolo conquistatore, i longobardi, percorse le lande desolate e assediò le città sopravvissute; i possedimenti bizantini si ridussero alla fascia costiera, la cosiddetta Pentapoli marittima (Ancona, Fano, Pesaro, Rimini e Senigallia), e a una porzione di territorio interno, la Pentapoli montana (Cagli, Fossombrone, Gubbio, Jesi e Urbino), mentre il resto della regione venne inglobato nel ducato longobardo di Spoleto, fino all’arrivo sulla scena dei franchi -costoro furono chiamati dai pontefici romani per combattere l’espansionismo longobardo e per far valere le rivendicazioni della Chiesa su quei territori che andarono a costituire il Patrimonio di San Pietro prima e lo Stato della Chiesa in seguito-. L’organizzazione feudale franca favorì la nascita delle “marche” di Camerino, Fermo e, in seguito, Ancona: si trattava di territori di frontiera, importanti dal punto di vista militare e politico, che riunivano più contee. A causa della debolezza della Chiesa, tuttavia, per lunghi secoli le donazioni territoriali di Pipino il Breve e Carlo Magno sancirono in modo più formale che reale la dipendenza di parte delle terre marchigiane dal papa; alla debolezza della Chiesa, inoltre, si aggiunse quella del potere imperiale che, dagli inizi del X secolo, favorì sempre più la nascita dei DOMINATUS LOCI, espressione del nascente feudalesimo e del frazionamento dei poteri. Il secolo XI vide l’affermazione dei comuni di Fano, Jesi, Tolentino, Treia e Visso, cui seguirono Ascoli, Ancona, Fabriano, Macerata, Matelica, Recanati e Pesaro. Da questo periodo in poi un’intricatissima selva di rivalità comunali, di divisioni tra comuni guelfi e comuni ghibellini, di spedizioni punitive degli imperatori germanici per riportare sotto il loro dominio i sempre più riottosi signori marchigiani, spesso appoggiati dal papa, segnarono per lunghi secoli la storia delle Marche; particolarmente violente furono le campagne militari degli imperatori Lotario II, nel 1137, e di Federico I Barbarossa, che assediò Ancona nel 1167 e nel 1173. La cattività avignonese del Papato e l’esaurirsi della spinta alla riconquista del REGNUM ITALIAE, ridotto ormai ad una sorta di FICTIO giuridica, favorirono, dalla metà del XIV secolo, l’ascesa delle signorie territoriali: i Montefeltro, innanzitutto, il cui nome è legato indissolubilmente allo splendore di Urbino; i Malatesta, signori di Fano, Gradara, Pesaro e Ancona, tra le altre; i Da Varano, signori dell’antica marca di Camerino, che, con Giulio Cesare da Varano (1464-1502), trasformarono in una delle più belle corti dell’Italia rinascimentale. Nel corso del XIV secolo la riaffermazione dei presunti antichi diritti della Chiesa fu portata avanti energicamente dal cardinale Albornoz, la cui opera culminò con le Costituzioni egidiane (1357). Durante la prima metà del Quattrocento Francesco Sforza, signore di Milano, sottrasse nuovamente gran parte della regione al controllo pontificio; tuttavia sul finire del XV secolo il lungo processo di riconquista dei territori marchigiani da parte della Chiesa venne positivamente a conclusione. Da questo momento in poi la storia delle Marche ha coinciso quasi totalmente con quella dello Stato della Chiesa, fino al Risorgimento e all’unità d’Italia, attraversando lunghi periodi oscuri di profondo immobilismo e di regresso economico e culturale, particolarmente durante l’intero XVII secolo. Solo l’arrivo dei venti rivoluzionari dalla Francia e la discesa in Italia di Napoleone distolsero la regione dal suo torpore. Il movimento giacobino proclamò la repubblica ad Ancona, ben presto seguita da altre città. In seguito alla sconfitte francesi di Cassano d’Adda e Novi Ligure, le truppe pontificie, aiutate dagli austriaci e dai russi, riconquistarono la regione (1800); qualche anno dopo, però, le milizie francesi la rioccuparono, dividendola in tre dipartimenti (Metauro, Musone e Tronto). Con il Congresso di Vienna la regione fu riconsegnata nelle mani del Papa; sotto il potere temporale della Chiesa, però, rimase ancora per pochi decenni, fino a quando, con la battaglia di Castelfidardo (18 settembre 1860), le truppe piemontesi del generale Cialdini sconfissero quelle pontificie; poco dopo le Marche votarono con un plebiscito l’annessione al Piemonte (4-5 novembre 1860).

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