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Regione CAMPANIA
Capoluogo: Nápoli
Scheda
- Superficie: 13.590,25 Kmq
- Abitanti: 5.812.962
- Densità: 427,73 ab./Kmq
- Codice ISTAT: 15
- Numero province: 5
- Numero comuni: 551
Regione Campania - Storia
Le testimonianze preistoriche più significative, databili al paleolitico e al neolitico, si trovano nell'isola di Capri (grotta delle Felci), lungo le coste del Cilento nei dintorni di Palinuro, sulla costiera amalfitana (grotta La Porta presso Positano) e, all'interno della regione, a Castelvenere (BN) e nelle grotte di Castelcivita (SA) e di Pertosa (SA). Nel III millennio a.C. vi si sviluppò la cultura eneolitica del Gaudo, ascrivibile con molta probabilità a popolazioni di origine egea -il nome deriva dalla località situata presso Paestum dove è stata rinvenuta la necropoli più importante-. I reperti appartenenti all'età del bronzo rinvenuti a Pertosa e quelli databili all'età del ferro (Pontecagnano e Capua) mostrano inoltre affinità rispettivamente con le culture appenninica e villanoviana. La regione fu in seguito abitata da ausoni e opici; a partire dall'VIII secolo a.C. i greci colonizzarono la costa fondando, tra l'altro, Partenope, poi chiamata dai romani NEAPOLIS (Napoli), Poseidonia (Paestum), Elea (Velia) e Cuma; nel VI secolo a.C., invece, la parte settentrionale del territorio fu occupata dagli etruschi, che fecero di Capua la capitale di una confederazione di dodici città. I contrasti fra etruschi e greci per il controllo della navigazione sul mare Tirreno si conclusero con la vittoria dei secondi nel 474 a.C. Subito dopo, la pianura compresa tra il fiume Volturno e il vulcano Vesuvio fu invasa dai rudi e bellicosi sanniti, che dal VI secolo a.C. circa abitavano la parte orientale della regione; contemporaneamente le città greche costiere, tra cui Paestum, furono assoggettate dai lucani. Una nuova invasione sannita provocò l'intervento di Roma che, dopo aver vinto tre sanguinose guerre, combattute dal 343 al 290 a.C., rimase padrona di tutto il territorio. Tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. i romani dovettero inoltre affrontare la reazione di Taranto alla loro espansione nell'Italia meridionale; i tarantini chiesero l'aiuto di Pirro, re dell'Epiro, che, dopo alcune brillanti vittorie, fu duramente sconfitto nel 275 a.C. a MALEVENTUM, poi chiamata Benevento dai romani vincitori, e costretto a tornare in patria. In seguito, la dominazione romana fu turbata solo in occasione della seconda guerra punica, quando, dopo la sconfitta romana di Canne (216 a.C.), Capua e alcune città minori si allearono con Annibale, e, in misura ancora più ridotta, durante la guerra sociale (90-88 a.C.) e una quindicina di anni più tardi, in occasione della rivolta servile capeggiata da Spartaco. Dopo la caduta dell'impero romano la regione mantenne la sua unità territoriale durante le invasioni barbariche e il dominio degli ostrogoti e dei bizantini ma, con l'occupazione di Benevento da parte dei longobardi nel 570 d.C., si divise in diversi stati: il ducato di Benevento (poi principato), da cui nell'840 si staccarono quelli di Salerno e Capua, il ducato di Napoli, dipendente formalmente dall'impero bizantino, e il ducato di Amalfi (IX secolo), che acquisì notevole prestigio e prosperità grazie ai traffici marittimi; parte del territorio regionale apparteneva inoltre alle abbazie benedettine di Montecassino e San Vincenzo al Volturno. Nel 1030 il normanno Rainulfo Drengot ricevette in feudo dal duca di Napoli la contea di Aversa, in cambio dell'aiuto fornitogli contro i longobardi: questa rappresentò il primo possedimento normanno in Italia e divenne il punto di partenza dell'espansione normanna nel Mezzogiorno. In un secolo i normanni conquistarono i territori longobardi e i ducati costieri (Napoli fu l'ultima a cedere nel 1139); la regione, quindi, con l'eccezione della città di Benevento e dei suoi immediati dintorni, inclusi dal 1077 nei domini della Chiesa, fu inserita nel regno di Sicilia, che già comprendeva la Calabria, la Basilicata e la Puglia, oltre alla grande isola del Mediterraneo; da allora seguì le sorti dell'Italia meridionale. Ai normanni subentrarono gli Svevi nel 1194, quando per volontà dell'ultimo re normanno, Guglielmo II, morto senza eredi, sul trono salì Enrico VI di Svevia, figlio di Federico I Barbarossa e marito della normanna Costanza di Altavilla. Sia i normanni sia gli Svevi si scontrarono con i grandi feudatari e contrastarono le aspirazioni autonomistiche delle città, in un momento in cui in altre regioni della penisola si stavano affermando le realtà comunali. Federico II di Svevia, figlio di Enrico VI, fu inoltre autore di una politica assolutistica e accentratrice, che lo pose in conflitto anche con la Chiesa; il suo regno rappresentò, comunque, un periodo di benessere e di intensa attività culturale: a lui si devono, tra l'altro, la fondazione dell'università di Napoli (1224) e il ripristino della scuola medica di Salerno. I suoi eredi dovettero affrontare l'ostilità del papato, che oppose loro Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX. In seguito alla sconfitta e all'uccisione di Manfredi nella battaglia di Benevento (1266) e alla disfatta a Tagliacozzo di Corradino, poi decapitato a Napoli (1268), il regno di Sicilia passò agli Angioini, che nel 1282 ne trasferirono la capitale da Palermo a Napoli, avendo perso la Sicilia a causa della rivolta dei Vespri. Per quasi un secolo la regione fu teatro di lotte tra gli Angioini e gli Aragonesi, eredi delle rivendicazioni degli Svevi, cui si sostituirono poi le contese dinastiche tra gli Angioini di Ungheria, di Durazzo e di Taranto. Nel 1442 la corona del regno di Napoli fu conquistata da Alfonso V d'Aragona; il suo successore, Ferdinando I o Ferrante, durante il suo lungo governo (1458-1494) si adoperò per la ricostruzione e il risanamento economico e finanziario dello stato ma si scontrò con l'avversione dei grandi feudatari alla sua politica accentratrice e autoritaria, avversione che sfociò nella congiura dei baroni (1485-86). A partire dal 1495 il regno di Napoli subì l'occupazione del re francese Carlo VIII, erede delle pretese degli Angioini, il ritorno degli Aragonesi (1496) e l'occupazione congiunta franco-spagnola (1501), in seguito all'accordo di Granada tra Luigi XII di Francia e Ferdinando il Cattolico; una nuova guerra tra francesi e spagnoli si concluse nel 1503 con la vittoria dei secondi, che inaugurò nel regno di Napoli la dominazione spagnola. Sotto il governo spagnolo, esercitato attraverso un viceré residente a Napoli, la situazione economica e sociale subì un enorme peggioramento: fiscalismo, discriminazioni tra i ceti sociali, oppressione delle attività produttive e della cultura, sprechi e corruzione generarono un enorme malcontento, che diede luogo nel 1647 alla grande rivolta popolare di Masaniello. Nel 1707, in seguito alla guerra di Successione spagnola, il regno di Napoli passò agli Asburgo d'Austria, cui subentrò nel 1734 Carlo di Borbone, duca di Parma e imparentato con la corona spagnola. Il suo regno fu caratterizzato da diverse riforme d'ispirazione illuministica e dalla realizzazione di grandiose opere pubbliche (tra esse, la ristrutturazione della vecchia via delle Puglie, la prosecuzione dell'opera di bonifica della piana del Volturno iniziata dagli spagnoli e la costruzione di una nuova reggia a Caserta, iniziativa che rivitalizzò una vasta area della Terra di Lavoro). Nel 1799 la politica antiliberale, conservatrice e antifrancese del suo successore Ferdinando IV esasperò gli animi di alcuni intellettuali e borghesi progressisti che, con l'aiuto francese, diedero vita all'effimera Repubblica Partenopea (gennaio-giugno 1799). Nel 1806, con la sconfitta della terza coalizione antinapoleonica, il regno di Napoli cadde nelle mani dei francesi che dominarono fino al 1815, prima con Giuseppe Bonaparte poi con Gioacchino Murat, attuando diverse riforme, tra cui l'abolizione della feudalità; Benevento, dal canto suo, tolta alla Chiesa ed elevata al rango di principato, fu data al Talleyrand, consigliere di Napoleone. Il congresso di Vienna riportò sul trono di Napoli Ferdinando IV, che nel 1816 assunse il nuovo titolo di "re delle Due Sicilie". L'avversione della monarchia borbonica alle idee di rinnovamento e liberali determinò la diffusione della Carboneria e l'esplosione di moti rivoluzionari nel 1820 (a Nola), nel 1828 (nel Cilento) e nel 1848; questi ultimi costrinsero Ferdinando II a concedere la Costituzione, che però ebbe breve vita. Il 1857 vide il tentativo, fallito tragicamente, di Carlo Pisacane di far scoppiare una nuova insurrezione con uno sbarco sulle coste del Salernitano. Nonostante la politica reazionaria dei governanti, la regione conobbe un certo progresso nel campo delle lettere, delle arti e della tecnica: nel 1818 da Napoli salpò il primo battello italiano a vapore e nel 1839 fu inaugurata la prima linea ferroviaria della penisola, la Napoli-Portici; il regno delle Due Sicilie fu inoltre il primo stato italiano ad adottare le comunicazioni telegrafiche e nel 1848 la marina napoletana era la terza d'Europa. La vittoria di Garibaldi nella battaglia del Volturno (ottobre 1860) segnò la fine della dinastia borbonica. Il periodo che seguì l'annessione al regno d'Italia fu turbato da gravi problemi economici e politici, che determinarono profondo malessere sociale e furono alla base del fenomeno del brigantaggio filoborbonico. Durante la seconda guerra mondiale gli alleati effettuarono un sanguinoso sbarco a Salerno (settembre 1943) e, conquistata Napoli grazie alla collaborazione della popolazione locale (che dopo quattro giornate di lotta costrinse il presidio tedesco ad abbandonare la città), fecero dei porti della Campania le loro principali basi logistiche in Italia; la reggia di Caserta, inoltre, divenne sede del loro comando supremo in Italia (ottobre 1943). La parte settentrionale della regione, invece, fu teatro di aspri combattimenti fino all'inizio del 1944.
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