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Regione CALABRIA

Capoluogo: Catanzaro

Scheda

 
Stemma della regione Calabria
  • Superficie: 15.080,55 Kmq
  • Abitanti: 1.979.984
  • Densità: 131,29 ab./Kmq
  • Codice ISTAT: 18
  • Numero province: 5
  • Numero comuni: 409
   

Regione Calabria - Storia

Rilevanti ritrovamenti di fabbriche litiche testimoniano come la regione sia stata abitata dall’uomo di Neandertal e poi, durante l’età del ferro, da popolazioni autoctone che presentavano caratteri di affinità con gli Iberi, i Liguri, i Siculi e la civiltà villanoviana. Del popolo autoctono dei Bruzi restano tracce nella cultura e nella toponomastica locale. Dopo il 1500 a.C. la colonizzazione greca portò alla fondazione di numerosi insediamenti: Lokri Epizephyrioi (Locri Epizefiri), Region (Reggio di Calabria), Metauros (Gioia Tauro), Medma (Rosarno), Kroton (Crotone), Laos (Marcellina), Hipponion (Vibo Valentia), Kaulonia (Monasterace), Terina (Sant’Eufemia), Crimisa (Cirò), Sybaris (Sibari). Queste città furono teatro di una civiltà fiorente, quella della Magna Grecia, che raggiunse il suo apice durante il terzo secolo a.C., dopo aver combattuto le mire di Alessandro d’Epiro e di Agatocle da Siracusa. Secondo una ricostruzione condivisa, quest’area avrebbe dato il nome all’intero paese: il toponimo della regione, infatti, subì una lunga evoluzione: da Saturnia in Ausonia, Enotria, Tirrenia, Esperia ed infine Italia e soltanto dopo la colonizzazione romana valse ad individuare, sotto Augusto nel primo secolo d.C., l’intera penisola. All’espansionismo di Roma le genti calabre si opposero vanamente attraverso una strategia di alleanze che le portarono al fianco di Pirro prima e di Annibale poi. La resistenza dei Bruzi fu vinta dopo la seconda guerra punica, dando così avvio alla fondazione di numerose colonie romane e alla realizzazione della via di collegamento tra la Campania e lo stretto di Messina. Dopo la caduta di Roma l’intera regione passò in mano ai bizantini intorno al VII secolo e dovette difendersi dai longobardi e dai saraceni ma né Roma né Bisanzio esercitarono sulla regione un governo capace di promuoverne lo sviluppo economico e sociale. La situazione migliorò con il dominio normanno, nell’undicesimo secolo, che segnò il tramonto della cultura ellenistica ed il recupero della latinità anche nei riti religiosi; sotto il profilo socioeconomico il feudalesimo creò le premesse per una migliore valorizzazione dell’agricoltura, allora in profonda crisi. Ai normanni succedettero gli svevi, che si dimostrarono governanti attenti e solleciti aggiungendo al buon governo nel campo economico e sociale un’apertura ed una vivacità culturale che fecero del Mezzogiorno, soprattutto sotto Federico II di Svevia, un luogo di felice incontro tra la civiltà greca, quella occidentale e quella islamica. La popolazione ebbe modo di dimostrare concretamente la sua fiducia e riconoscenza agli svevi appoggiandoli nelle lotte contro gli angioini, che ebbero tuttavia la meglio dopo che, nel 1250, la morte di Federico II aveva sensibilmente indebolito le capacità di resistenza della dinastia sveva. Questo evento segna per l’intera regione l’inizio di un periodo di decadenza, destinato a durare per tutto il Trecento ed il Quattrocento, sotto gli angioini prima e gli aragonesi poi, a causa dell’oppressione fiscale esercitata dai governi e dai feudatari sulle fasce sociali più deboli. Si diffonde in questo periodo un senso di prostrazione e di isolamento; la malaria e le incursioni sulle coste dei pirati saraceni e turchi spingono i calabresi sui monti; sfiducia e indifferenza verso i feudatari e il governo, esosi ed oppres sori, si impadroniscono della popolazione e si accrescono in seguito all’insuccesso della sanguinosa rivolta contadina promossa dal feudatario Centelles nel 1458. Nel Cinquecento, oltre ai saraceni, sbarcano sulle coste anche molti profughi albanesi che porteranno alla fondazione di centri abitati ancora oggi profondamente legati alla cultura e alla lingua albanese. Con un certo distacco la regione vivrà gli echi delle contese tra Francia e Spagna, i tentativi di riscossa di Tommaso Campanella e di Masaniello, resistendo anche all’iniziativa di Gioacchino Murat, sbarcato a Pizzo nel 1815. Dalle vicende storiche di questo periodo si formeranno i caratteri fondamentali del rapporto tra la popolazione locale ed il potere, i suoi centri vitali ed i suoi rappresentanti: figli di un passato glorioso ormai spento, i calabresi sono tenuti in condizioni socioeconomiche misere dall’oppressione baronale e dall’inerzia del governo ma, per quanto paradossale, ciò accresce la loro fedeltà al re, considerato l’unico usbergo contro l’avidità ed i soprusi feudali. Anche per questo motivo non hanno fortuna i grandi moti rivoluzionari, che conoscono momenti di violenta passione senza tuttavia riuscire a sovvertire le istituzioni in modo definitivo. Le condizioni di isolamento e chiusura favoriscono il diffondersi delle idee e delle attività carbonare durante il Risorgimento, mentre minor fortuna avranno gli ideali mazziniani; nel 1848 una nuova rivolta contadina non crea particolari difficoltà al potere borbonico che dal canto suo non ha migliorato le condizioni di vita nella regione: nel 1860 Giuseppe Garibaldi, nella sua avanzata verso nord, incontra centri abitati arroccati sulle alture, isolati per tutto l’inverno a causa dell’impraticabilità dei sentieri che li raggiungono; in queste condizioni versa la quasi totalità dei comuni. Priva di rete ferroviaria e con una sola strada che l’attraversa in tutta la sua lunghezza, la regione entra l’anno successivo a far parte dell’Italia unificata ma è preda facile del brigantaggio, fenomeno in cui si uniscono il rancore dei sostenitori della rovesciata dinastia borbonica, l’esasperata delusione dei rappresentanti delle classi più misere e l’arrogante avidità di alcuni criminali comuni. Contro i briganti il nuovo Stato unitario si impegna in una durissima repressione con alterne fortune ma la popolazione non ne trarrà benefici rilevanti e le condizioni di vita continueranno a restare tanto difficili da costringere all’emigrazione un numero altissimo di calabresi. Nel corso della seconda guerra mondiale il territorio non viene risparmiato dalla furia degli scontri e dei bombardamenti, soprattutto nel settembre del 1943 dopo lo sbarco delle truppe alleate a Villa San Giovanni (RC) e a Salerno; il dopoguerra segnerà l’inizio di un periodo di forte ripresa in tutto il paese e finalmente la regione comincerà ad essere interessata da importanti interventi infrastrutturali tesi alla riduzione dell’isolamento e al riscatto economico e sociale della popolazione. La riscoperta delle risorse ambientali ed il loro sfruttamento ai fini turistici riporta gli abitanti in pianura e lungo le coste, cambiando -non sempre in meglio- la fisionomia del paesaggio e creando le premesse per una riduzione significativa del fenomeno migratorio.

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