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Regione BASILICATA
Capoluogo: Potenza
Scheda
- Superficie: 9.994,61 Kmq
- Abitanti: 590.601
- Densità: 59,09 ab./Kmq
- Codice ISTAT: 17
- Numero province: 2
- Numero comuni: 131
Regione Basilicata - Storia
Tra le più importanti scoperte archeologiche italiane c’è il giacimento di Venosa, in Basilicata, databile al Paleolitico inferiore. Altrettanto significativi sono i giacimenti preistorici della zona di Matera. Queste testimonianze attestano le origini remotissime della civiltà lucana. La cultura proto-appenninica si diffuse in Basilicata, in Puglia e in Campania durante l’età del Bronzo mentre all’età del Ferro si fa risalire l’arrivo di nuove popolazioni provenienti dall’Anatolia. Tra il 1300 e il 1200 a.C. la popolazione dei lyki si stanziò a sud del fiume Ofanto. Da queste genti la regione mutuò il nome di Lucania, ossia ‘terra dei lyki’. I romani l’avevano chiamata LUCANIA, da LUX, ‘luce’, ad indicare la luce del sole nascente (nell’XI secolo diventò Basilicata: un termine greco che derivava da “basilikos”, che all’epoca era il titolo del funzionario bizantino che governava la regione). La colonizzazione greca si estese in Basilicata a partire dall’VIII secolo a. C. sulle coste ioniche con le importanti colonie di Metaponto, Heraclea e Siris; sulla costa tirrenica i greci fondarono le colonie di Posidonia, Elea e Laos. Furono i coloni greci ad imprimere al paesaggio agrario il disegno geometrico dei campi, squadrati e racchiusi tra stradine e canali di scolo delle acque per evitare l’impaludamento dei terreni. I lucani, diretti discendenti dei lyki e capaci di una grande forza militare, occuparono le colonie greche e, in seguito, intervennero nelle guerre sannitiche, prima al fianco e poi contro Roma. Alla fine del III secolo a. C. i cartaginesi guidati da Annibale rasero al suolo le città e ridussero i cittadini in schiavitù. La dominazione romana portò alla diffusione del latifondo e la regione divenne relativamente marginale rispetto ad altre aree dell’impero. Tra il VII e l’XI secolo si affermo in Basilicata, soprattutto in territorio materano, l’Ordine di San Basilio, i cui monaci diedero vita ad una singolare espressione dell’arte nelle Laure Basiliane, chiese-grotte affrescate con decorazioni di notevole interesse e testimonianza di una cultura particolare e di grande suggestione. Alla caduta dell’impero romano le invasioni dei visigoti e degli ostrogoti e, in seguito, le invasioni dei saraceni devastarono la regione. Nel VI secolo i longobardi conquistarono queste terre dopo aver combattuto bizantini e saraceni e inclusero la Lucania nel principato di Salerno. La regione conobbe un periodo di prosperità economica e di relativa serenità politica, sotto la dominazione normanna. Melfi, divenuta capitale dello stato normanno, ospitò nel 1089 il concilio nel corso del quale papa Urbano II bandì la prima crociata. In epoca normanno-sveva (secoli XII-XIII) l’antica denominazione di Lucania cadde in disuso sostituita da quella di Basilicata, riferita al territorio sotto la giurisdizione del vescovo della basilica di Aderenza. Sempre a Melfi, nel 1231, l’imperatore Federico II di Svevia, emanò le famose Costituzioni del Regno di Sicilia (Constitutiones Melphitanae), documento fondamentale per l’affermazione del potere imperiale in Italia. Dopo la morte di Federico II nel 1250, successe al trono Carlo d’Angiò e la regione divenne scenario di sanguinose lotte tra angioini e svevi. Alla guida del territorio si succedettero alcune importanti famiglie come i Sanseverino, i Durazzo e quindi gli aragonesi. Nel 1495 Carlo VII d’Angiò prende il potere ma deve sostenere aspre lotte con gli spagnoli che amministreranno queste zone fino al 1707. Nel 1663 la Basilicata diviene una vera provincia del regno con Matera eletta a capoluogo. Nel 1734 Carlo III di Borbone sale sul trono di Napoli che terrà, tranne la parentesi napoleonica, fino al 1860. Il continuo avvicendamento di dinastie al potere e la mancanza di stabilità politica peggiorarono le già precarie condizioni della regione. Già in età illuministica e quindi in epoca risorgimentale i problemi della regione furono oggetto di attente analisi. Con l’unità d’Italia cominciarono ad essere adottati i primi, discutibili, interventi statali di carattere globale mentre la regione pativa la piaga del brigantaggio, spesso unica alternativa ad una vita di stenti, e quindi quella dell’emigrazione in massa. Nel 1904 il governo di Giovanni Giolitti tentò di affrontare con decisione il problema tentando una risanamento economico della regione ma con risultati inferiori alle attese. Rimaneva infatti irrisolto il grave problema del rigido sistema latifondiario rimasto sostanzialmente immutato dall’epoca medioevale. La storia demografica della Basilicata è caratterizzata da fluttuazioni di vasta portata che vedono picchi negativi coincidere con gli anni del primo grande decollo industriale (1881-1911) e , più di recente, con la grande crescita del secondo dopoguerra. Nel periodo 1961-1971, negli anni del grande boom economico, la regione perde oltre 40.000 persone a causa del massiccio flusso migratorio. Si sono varate importanti misure per far decollare un sistema economico inceppato. Si sono risanate con successo le aree paludose del Metapontino e della Valle d’Agri. La scoperta di giacimenti di metano nella valle del Basento e, più recentemente, quella del petrolio, hanno contribuito a dare fiducia all’economia.
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