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Provincia di PIACENZA
Capoluogo: Piacenza
Scheda
- Superficie: 2.589,47 Kmq
- Abitanti: 285.922
- Densità: 110,42 ab./Kmq
- Codice ISTAT: 033
- Numero comuni: 48
Provincia di Piacenza - Ambiti
DEFINIZIONE “La Bassa”: con questa espressione si definisce da sempre quell’insieme di comunità caratterizzate in misura profonda dall’appartenenza all’ambiente padano, dalla loro
collocazione nella pianura del Po con tutto ciò che ne consegue sul piano socio-economico. Ad essa fa da naturale contrasto l’area appenninica e preappenninica, totalmente diversa per paesaggio e clima, impianto economico, tradizioni e cultura. I centri di gravitazione rispecchiano solo in parte tale divisione: esistono infatti sette centri di collina (Bèttola, Farini, Gropparello, Morfasso, Piozzano, Rivergaro e Vernasca) che trovano più naturale far riferimento al capoluogo di provincia, che è uno dei poli d’attrazione della valle padana; tale peculiarità socio-economica, tuttavia, non è tale da confutare una divisione presente da sempre nella cultura e nel tessuto sociale della provincia e che porta quindi a individuare, accanto alla “Bassa”, l’ambito sub-provinciale dell’Appennino piacentino, da non confondere con l’omonima Comunità montana, riformata di recente.
La Bassa: Agazzano, Alseno, Besenzone, Borgonovo Val Tidone, Cadèo, Calendasco, Caminata, Caorso, Carpaneto Piacentino, Castell’Arquato, Castèl San Giovanni, Castelvetro Piacentino, Cortemaggiore, Fiorenzuola d’Arda, Gazzola, Gossolengo, Gragnano Trebbiense, Lugagnano Val d’Arda, Monticelli d’Ongina, Nibbiano, Piacenza, Pianello Val Tidone, Podenzano, Ponte dell’'lio, Pontenure, Rottofreno, San Giòrgio Piacentino, San Pietro in Cerro, Sàrmato, Vigolzone, Villanova sull’Arda, Ziano Piacentino.
Appennino piacentino: Bèttola, Bòbbio, Cerignale, Coli, Corte Brugnatella, Farini, Ferriere, Gropparello, Morfasso, Ottone, Pecorara, Piozzano, Rivergaro, Travo, Vernasca, Zerba.
LA BASSA
Territorio. Rappresenta circa il 35% dell’intero territorio provinciale. Ai tratti tipici della pianura padana, con pioppeti, estese coltivazioni erbacee e spiagge fluviali, si contrappongono i calanchi lungo i fianchi delle prime, modeste colline argillose che annunciano il progressivo inasprirsi del profilo geometrico mano a mano che ci si avvicina all’Appennino. A rendere riposante e regolare il paesaggio, oltre al terreno pianeggiante, contribuiscono i segni, ancora evidenti, della centuriazione romana: questo modo di delimitare il terreno agrario era di uso frequente nei campi conquistati dall’esercito nelle campagne di espansione o comunque nei fondi rustici acquisiti alla proprietà demaniale e consisteva nella suddivisione del terreno con linee rette ortogonali che seguivano i principali assi viari in modo da racchiudere appezzamenti quadrangolari di cento coppie di iugeri ciascuno (da cui il nome di centuriazione), circa 5.000 mq. Oggi quei quadrati di terreno sono occupati da campi che ospitano coltivazioni di cereali e foraggio. L’intera area era occupata dal mare che, ritirandosi, ha lasciato resti che solo dopo moltissimo tempo sono stati recuperati e valorizzati (a Castell’Arquato un museo custodisce i reperti fossili più interessanti: un granchio e resti scheletrici di balene, in particolare il cosiddetto “cranio di Rio Carbonari” lungo oltre 2 metri). Oltre ai fossili marini il sottosuolo racchiude tesori non meno preziosi, seppure meno affascinanti: i giacimenti di gas naturale a Pontenure, Pontetidone e San Giorgio Piacentino. Nella parte di territorio dove il profilo geometrico comincia a variare è stata individuata un’area meritevole di tutela e valorizzazione per le sue risorse ambientali; è nato così il consorzio del Parco provinciale Monte Maria.
Comunicazioni. I principali assi viari della provincia passano tutti da qui. Ad essi si aggiungono la s.s. 587 di Cortemaggiore, la s.s. 588 dei Due Ponti che attraversa il territorio per un breve tratto dal fiume Po al confine con la provincia di Parma nei pressi di Busseto, e le altre statali che da Piacenza o da altre località di pianura si addentrano nelle valli appenniniche prendendone spesso il nome. Oltre a quelle principali, scorrono in pianura le linee ferroviarie Piacenza-Cremona, Fidenza-Castelvetro e Piacenza-Alessandria. Non vi sono aeroporti né porti.
Storia. Civiltà delle terramare e insediamenti risalenti all’età del bronzo hanno lasciato tracce nella parte più prossima al corso del Po. Più delle tribù liguri, sono stati i coloni romani a imprimere i segni del loro passaggio: nei toponimi (come Lugagnano, Gragnano), nell’opera di centuriazione e nella grande quantità di reperti riportati alla luce dalla paziente opera di scavo degli studiosi e oggi custoditi nelle istituzioni museali della provincia. Da sempre terra di passaggio, di scambi, per la presenza del fiume e della via Emilia, conobbe sotto questo aspetto un periodo di particolare interesse nel corso del Medioevo per la presenza della via Francigena. Quest’ultima (sovente denominata anche Romea) rappresentava un tracciato -o meglio un sistema di tracciati- frequentato e utilizzato dai pellegrini diretti ai centri cardine della cristianità: Roma, Costantinopoli, Gerusalemme e Santiago di Compostela. Il percorso descritto, alla fine del X secolo, dal vescovo Sigerico di Canterbury (il santuario che ospitava le reliquie di Thomas Becket), partiva dall’Inghilterra, attraversava la Francia dall’Artois alla Borgogna, per entrare in Italia attraverso il passo del Gran San Bernardo. Entrata in Valle d’Aosta, la strada seguiva il corso della Dora Baltea e arrivava fino alla pianura del Po. Lungo il grande fiume, quindi, la Francigena proseguiva fino a Parma per poi seguire il corso del Taro fino al passo della Cisa. Accanto a questo tracciato si svilupparono però rami secondari lungo le valli che solcano oggi il territorio provinciale. Proprio in virtù della presenza della via Francigena sorsero lungo il suo tracciato molti ospedali, istituzioni religiose destinate a dare ospitalità (da qui il nome) ai pellegrini durante il loro viaggio. L’altra grande via di comunicazione ad aver giocato un ruolo di rilievo nello sviluppo e nelle vicende storiche del territorio è il Po: nel Trecento è documentata l’esistenza di
piccoli porti fluviali con barche per il trasporto di uomini e merci da una riva all’altra del fiume per agevolare gli scambi commerciali, soprattutto con Cremona, alla cui diocesi parte del territorio appartenne. Tra i principali casati ad aver esercitato la loro signoria sul territorio dell’attuale provincia durante il Medioevo vanno ricordati in primo luogo i Pallavicino, che dominarono soprattutto sui terreni della parte nord-orientale, tra Alseno, Fiorenzuola e Monticelli d’Ongina a partire dal XIII secolo e costituirono intorno a Cortemaggiore un vero e proprio stato, con propria moneta. La zona verrà poi inglobata nello stato farnesiano nel Cinquecento. Questa parte della provincia vide anche l’impegno politico e sociale di una delle figure più illustri sul piano nazionale: il compositore e senatore del Regno d’Italia Giuseppe Verdi, proprietario di terreni e coloniche nella bassa Val d’Arda (del resto Busseto, il paese natale del Maestro, si trova a ridosso del confine tra le province di Parma e Piacenza). Impegnato in un’opera di miglioramento strutturale e delle condizioni di vita nei poderi di sua proprietà, Verdi soleva definire le aziende agricole e i fattori che le abitavano “il mio villaggio”, sottolineando il fatto che, grazie evidentemente alla sua illuminata gestione, gli abitanti di quel “villaggio” non conoscevano il fenomeno dell’emigrazione, assai diffuso invece nel resto della provincia.
Struttura socio-economica Questa è la parte della provincia nella quale si avverte più intenso il legame con la Lombardia: come nel vicino lodigiano, l’agricoltura è decisamente sviluppata e conta su intensive coltivazioni cerealicole, foraggiere ed ortofrutticole. Sui fianchi dei primi rilievi collinari si coltiva la vite da cui si ricavano uve da tavola e da vino, che alimentano la produzione enologica provinciale. Ai grossi complessi produttivi lombardi è legato anche il sistema industriale, rappresentato nei settori meccanico, tessile e dell’abbigliamento, calzaturiero, alimentare, delle materie plastiche e dei materiali da costruzione; decisamente notevole anche lo sviluppo dei servizi alle imprese e del terziario in generale. Tra le attività produttive merita di essere segnalata anche, a conferma del ruolo della provincia nel quadro energetico nazionale, l’attività di estrazione del gas naturale presente nel sottosuolo. Frequentata soprattutto per motivi economici, la “bassa” è anche meta di un turismo culturale diretto a castelli e a monasteri; tra questi spicca l’abbazia di Chiaravalle, cistercense, fondata nel 1136 da San Bernardo di Clairvaux, ma di notevole interesse è anche la città di Cortemaggiore, cuore dello stato pallaviciniano, per non parlare dei luoghi verdiani, anch’essi oggetto di interesse. La zona fossilifera tra i torrenti Chero e Stirone, intorno a Castell’Arquato e Lugagnano Val d’Arda assume un rilievo nazionale in campo archeologico; di più modesta entità è il turismo termale che interessa la località di Bacedasco.
APPENNINO PIACENTINO
Territorio. Anche questa parte del territorio provinciale era anticamente invasa dalle acque del mare; la zona ora occupata dalle colline è emersa probabilmente circa 2 milioni di anni fa. Se ne trova traccia nel “lago nero”, localizzato all’estrema propaggine meridionale del territorio provinciale, ad una quota di circa 1.500 metri, nel quale si specchiano le ofioliti, le rocce scure che gli danno il nome. Queste costituiscono resti di fondo oceanico, rocce magmatiche frutto di eruzioni sottomarine, affiorate con il processo di orogenesi che ha dato origine alla catena appenninica milioni di anni fa. Mescolate assieme alle argille di cui è ricco il territorio, si sono depositate nei loro siti attuali e si sono fatte più evidenti quando, in seguito all’erosione dovuta agli agenti atmosferici, le argille, più morbide, sono state asportate. Il profilo geometrico è qui decisamente più mosso e dal paesaggio di alta collina, con declivi coltivati a cereali e vite, si passa ai rilievi più pronunciati, sui quali dominano rovere, faggio, castagno, larice, abete e pino, alternati a pascoli. Vi si trovano erbe aromatiche, ginestre e orchidee e il sottobosco è ricco di more, lamponi, mirtilli e funghi. Lungo i corsi dei fiumi il paesaggio è caratterizzato dai salici rossi, dai pioppi e dagli olmi. In un ambiente naturale tanto ricco e ancora ben conservato trova il suo habitat una fauna altrettanto varia e ricca, popolata da cervidi, cinghiali, rare pernici rosse, falchi, gheppi, fagiani, volpi, scoiattoli, ghiri, tassi e ricci; nei fiumi nuotano trote, barbi, gamberi e soprattutto cavedani. Vi domina un clima temperato appenninico, caratterizzato da una elevata piovosità annuale; nelle zone di fondovalle il clima è di tipo continentale.
Comunicazioni. Lontana dalle principali direttrici di traffico stradale e ferroviario,
la zona beneficia di un sistema di comunicazioni assicurato dalle arterie di fondovalle che, partendo dalla pianura, seguono il corso dei fiumi; a collegarle tra di loro provvede la rete delle strade provinciali. I tracciati più importanti sono quelli della s.s. 412 della Val Tidone, che conduce sino al monte Penice seguendo un percorso tortuoso tra le province di Piacenza e Pavia; della statale 45 di Val Trebbia che, da Piacenza, percorre l’omonima valle e si addentra nella provincia di Genova; la s.s. 654 della Val Nure, che conduce anch’essa in Liguria; la statale 462 della Val d’Arda e la s.s. 359 di Salsomaggiore e di Bardi, che interessano la zona in misura più marginale; la valle dell’Aveto è servita invece dalla s.s. 586. La conformazione del territorio e le dimensioni del possibile bacino di utenza sono all’origine dell’assenza di linee ferroviarie.
Storia. Strumenti litici ritrovati un po’ in tutta la Val Trebbia documentano la presenza di insediamenti umani a partire dal paleolitico superiore; uno dei centri di maggiore interesse sul piano archeologico è Travo, dove fu eretto un tempio romano dedicato alla dea Minerva. Le valli che conducono ai passi appenninici erano anticamente interessate dagli assi minori della via Francigena, in particolare la Val Nure e la Val d’Arda, e la presenza di tali vie di comunicazione, ancorché secondarie rispetto alle rotte più battute della pianura padana, ha fatto di queste terre luoghi di passaggio e di scambio. Nel corso del Medioevo tra le casate nobiliari che ebbero influenza su questa parte della provincia figurano i Malaspina, intorno al X-XI secolo; fortificazioni e castelli furono tuttavia eretti anche a difesa dei possedimenti dei Pallavicini, degli Arcelli, degli Scotti, degli Anguissola, dei Nicelli e dei Caracciolo. Di quell’epoca restano le tracce più evidenti proprio nelle costruzioni difensive e se oggi la provincia annovera centinaia di castelli e rocche sparsi su tutto il suo territorio, va detto che tale patrimonio storico e architettonico è in buona parte concentrato nei comuni appenninici.
Struttura socio-economica. A sottolineare la differenza con la “bassa”, è evidente nel sistema economico e produttivo l’impronta di una civiltà montana, a partire dall’agricoltura, basata sulle colture di seminativi in rotazione, sui prati alberati, sulla vite che copre i fianchi dei rilievi più bassi e che contribuisce in misura rilevante alla produzione enologica provinciale (ci sono 11 diversi vini Doc riuniti sotto la denominazione “Colli piacentini”, tra i quali Gutturnio, Barbera, Bonarda, Monterosso); l’allevamento, specialmente bovino, sui pascoli in altura dà alimento alla produzione casearia. Se non si può parlare di sviluppo industriale nelle zone di montagna, non manca invece una certa vivacità nell’artigianato e nel terziario; le produzioni vanno dai materiali per edilizia ai mobili, dalla lavorazione del legno all’edilizia civile e industriale. La vera risorsa economica della zona è però il turismo, favorito dalle pregevoli risorse ambientali e dall’insospettata ricchezza del patrimonio storico e artistico: non a caso il celebre scrittore Ernest Hemingway definì la Val Trebbia uno dei posti più belli del mondo. Qui, come nelle altre valli piacentine, si dirigono i visitatori attratti dalla possibilità di compiere escursioni tra i monti per raccogliere i prodotti del sottobosco e per rilassanti passeggiate. Il lago nero, ad esempio, circondato dalla fitta vegetazione alpestre, è una meta segnalata a questo scopo; chi va alla ricerca dell’architettura sacra può invece contare su elementi di grande interesse come il santuario sulla vetta del monte Penice o il santuario della Madonna della Quercia a Bettola, oppure ancora l’abbazia di S. Colombo a Bobbio, fondata nel VII secolo e che ebbe grande importanza in tutta l’Europa. Non si può tacere poi del fascino esercitato, anche sul viaggiatore più distratto, dai castelli e dai borghi medievali gelosamente conservati dai valligiani e dagli amministratori locali; e se non bastano le risorse ambientali a fare di quest’angolo di Appennino un luogo ideale per ritemprare corpo e spirito, a dare un valido contributo provvedono le acque termali di Bobbio e le attività sportive che è possibile praticare in zona: in estate canoa, nuoto e pesca nel fiume Trebbia (le sue spiagge fluviali sono assai frequentate), in inverno lo sci, grazie agli impianti di risalita realizzati sul monte Penice. Quest’insieme di caratteristiche e la presenza di un flusso turistico prevalentemente locale, ma non per questo meno rilevante, hanno condizionato la vocazione socio-economica dell’intera zona tanto che alcuni comuni (come ad esempio Gropparello) sono oggi centri di villeggiatura estiva. Un po’ ovunque, tuttavia, si possono trovare strutture ricettive e ospitalità per il soggiorno, anche in aziende agrituristiche per coloro che preferiscono questo tipo di sistemazione.
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