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Provincia di MODENA

Capoluogo: Mòdena

Scheda

 
Stemma della provincia Modena
   

Provincia di Modena - Descrizione

Territorio. Di forma allungata, si trova tra la sponda destra del fiume Po, a nord, e la zona compresa fra l'alpe delle Tre Potenze e il passo dell'Abetone (dell'Appennino tosco-emiliano), a sud. Posta nella zona centrale della regione, è compresa fra la lombarda provincia di Mantova, a nord (rispetto alla quale costituisce una sorta di confine naturale il Po), le toscane province di Pistoia e Lucca, a sud (lungo lo spartiacque appenninico), la provincia di Reggio nell'Emilia, a ovest (da cui la separa per lungo tratto il fiume Secchia), quella di Bologna, a est, e quella di Ferrara a nord-est. La superficie territoriale, che raccoglie 47 comuni, è costituita quasi per metà da pianura, posta nella zona settentrionale; formatasi da alluvioni recenti, è solcata dal basso corso dei fiumi Secchia e Panaro. La zona montuosa della provincia (il Frignano) si trova a sud; costituisce quasi un terzo dell'intero territorio ed è collegata all'altra da una serie di ondulazioni quasi impercettibili, formate per la maggior parte da argille e sabbie di un'epoca compresa fra l'Eocene e il Pliocene; fra il monte Cupolino e il Corno alle Scale è quel crinale tosco-emiliano ove è situato il suo limite meridionale. Alle quote emergenti, la morfologia del suo territorio è data da formazioni di roccia oligocenica, costituita da banchi di arenaria (la cui denominazione è quella di “macigno”); sulle quote di media montagna prevalgono produzioni di argille scagliose, facilmente erodibili, che hanno talvolta generato i calanchi (associazioni di solchi di erosione), solitamente tagliformi e praticamente privi di vegetazione. I fiumi più importanti del territorio sono il Secchia e il Panaro: il primo scorre in territorio modenese soltanto per il suo ultimo tratto, per poi versarsi nel Po; il secondo, anch'esso affluente del Po, è costituito dagli affluenti Scoltenna e Leo, che si uniscono in territorio modenese. Dal corso tortuoso del Panaro sono stati tratti numerosi canali, che consentono di irrigare la pianura a est e a nord-est di Modena. Nella zona montuosa i corsi d'acqua assumono carattere torrentizio; la loro portata estiva risulta minima, influenzata dalla minore piovosità di quella stagione. Non meno importanti dal punto di vista turistico ma, anzi, sicuramente più suggestivi sono i laghi di origine glaciale, dal tipico aspetto del laghetto alpino, circondati da una ricca vegetazione di conifere, che consentono un approccio escursionistico all'Appennino: il lago della Ninfa e il lago Santo. Nei primi anni '90 del XX secolo, il primo ha subito interventi di pulitura del fondo e di impermeabilizzazione che hanno consentito di arginare la scarsità d'acqua; in autunno lo scenario che lo avvolge è dato dall'alternarsi di larici, il cui colore giallo spicca sul verde delle conifere. Posto sotto il monte Giovo (appartenente alla linea del crinale di separazione fra il versante emiliano e quello toscano dell'Appennino), il secondo è il più grande fra i laghi appenninici: si estende per 58mila metri quadrati e ha una lunghezza di 500 metri. Se il grado di civiltà di un popolo e la sua ricchezza economica sono indicati anche dalla sua sensibilità nei confronti dell'ambiente naturale, quella della provincia modenese può a giusta ragione essere definita una popolazione di encomiabile civiltà e con un'economia fiorente; le aree protette sono non solo nella zona appenninica, dove è dato attendersi un maggiore rispetto per quanto la natura già ha concesso, ma anche nella zona di pianura: al parco regionale del Frignano, dunque, si affiancano oasi di protezione, oasi faunistiche, impianti di fitodepurazione, riserve naturali, musei e orti botanici, aree di riequilibro biologico, parchi, boschi, che attestano un'attenzione per la salvaguardia della natura sicuramente esemplare della politica di promozione e tutela dell'ambiente. La dicotomia fra le due zone (di pianura e di montagna) fa registrare anche dal punto di vista climatico due diversi regimi: il regime continentale della zona padana, con escursioni termiche notevoli fra il mese più freddo (gennaio) e quello più caldo (luglio), che raggiungono i 25°C, e precipitazioni non molto abbondanti, che si attestano sugli 850 mm annui; il regime della zona montana, con inverni più freddi e un grado di piovosità maggiore (più piovose risultano le stagioni intermedie). La fascia centrale della provincia risulta quella a maggiore concentrazione demografica: frequenti sono i comuni con più di 20mila abitanti e fra quelli i più densamente popolati sono il capoluogo (in cui ricade il baricentro demografico della provincia), Carpi e i comuni che gravitano sui distretti industriali di Sassuolo e Vignola; la minore consistenza demografica, in genere, risulta, invece, quella delle zone montuose al confine con la Toscana. Rapportando la classe di popolazione con età superiore ai 64 anni e quella con età inferiore ai 15, si ottiene un indice di vecchiaia della provincia di Modena che risulta superiore a quello medio dell'Italia; in un confronto con la corrispondente struttura dell'intera Emilia-Romagna, però, la distribuzione per classe d'età appare meno sbilanciata verso l'alto. Il saldo positivo tra iscritti e cancellati dalle anagrafi comunali, benché si registri un'eccedenza dei morti sui nati vivi, è dato dall'incidenza di stranieri (nell'ordine: nordafricani, albanesi e cinesi) ogni mille abitanti: il bilancio demografico appare, dunque, tendenzialmente in attivo. Nello stemma provinciale, troncato semipartito, concesso con decreto del 1937, si raffigurano, sullo sfondo aureo della prima sezione, due trivelle (che richiamano lo stemma comunale di Modena e simboleggiano la perforazione per i pozzi), poste in croce di Sant'Andrea e accollate a una croce azzurra; la seconda partizione (che evoca lo stemma comunale di Mirandola) si compone di uno scaglione d'oro in campo azzurro; nella terza sezione, infine, si rappresenta, in campo di cielo, un monte a tre cime sormontato da un'aquila nera in volo abbassato (l'immagine si riconduce all'insegna municipale di Pavullo).

Comunicazioni. Fino alla seconda metà del secolo XX le vie di comunicazione correvano lungo la direttrice est-ovest, su cui gravitava la provincia; l'introduzione della A22 Brennero-Modena ha introdotto una novità di non poco rilievo: essa esercita una funzione di grande importanza per lo sviluppo dei traffici della provincia con il centro e il nord dell'Europa. Del vecchio sistema viario e ferroviario fanno parte, oltre alla A1 Milano-Napoli, la strada statale n. 9 via Emilia e la n. 12 dell'Abetone e del Brennero, che collega le zone meridionali della provincia con il capoluogo. Collegano con il settentrione anche la n. 413 Romana e la n. 568 di Crevalcore; attraverso la n. 468 di Correggio il territorio è unito a Ferrara e tramite la n. 467 di Scandiano è collegato con Reggio nell'Emilia; la n. 569 di Vignola e la n. 324 del Passo delle Radici uniscono al meridione, la n. 486 di Montefiorino con la zona occidentale della regione e la n. 255 di San Matteo Decima con quella orientale; per dirigersi a sud-est, ci si può servire della n. 623 del Passo Brasa. Le efficienti e importanti linee ferroviarie consentono di raggiungere qualunque direzione; sono: la Bologna-Verona; la Bologna-Milano; la Modena-Verona e la Reggio Emilia-Sassuolo-Modena.

Storia. Abitata sin dai tempi più remoti, percorsa dalle popolazioni barbariche e sottoposta al dominio romano, di cui una traccia vistosa è la Via Emilia, la provincia rivestì un ruolo di importanza strategica, per la sua posizione geografica. Anche per la storia di questa porzione di regione risultò decisiva la caduta dell'impero romano d'occidente, cui seguì la divisione dell'AEMILIA romana (l'Octava Regio) in due parti: quella orientale, grosso modo a est del Panaro, rimasta sottoposta ai bizantini, e l'altra, integrata nel regno longobardo, con capitale a Pavia; l'Emilia vera e propria e la Romagna sarebbero, da allora, rimaste divise per oltre un millennio. Dall'VIII secolo tutta la zona appenninica longobarda andava coprendosi di insediamenti rurali, che si sviluppavano intorno alle pievi e alle corti fortificate dei grandi proprietari terrieri. Durante il feudalesimo in tutta la regione si affermò la casata degli Attoni: il personaggio più importante che ne derivò fu quella Matilde di Canossa che ebbe il ruolo di mediatrice fra Gregorio VII ed Enrico IV nella guerra per le investiture e la vicaria imperiale in Italia. Si affermarono, intanto, anche alcune abbazie, fra le quali quella di Nonantola, e in vaste zone dell'Appennino cominciarono a dominare i vescovi-signori delle città di pianura, in cui, in seguito, sarebbero comparsi i liberi Comuni, in continua lotta con i feudatari. I secoli XI e XII corrispondono alla dominazione di signori esterni (i Medici) e con la scomparsa dei liberi Comuni ebbe inizio la lotta fra le piccole signorie dell'Appennino e i governi delle città di pianura (è il periodo in cui si affermarono i Montecuccoli, i Guidi). In un evidente contrasto fra lo splendore delle corti signorili e la miseria delle classi più umili, nel XVI secolo la zona dell'Appennino occidentale fu divisa fra i ducati Estense e Farnese. In seguito al crollo dell'impero napoleonico, nel 1815 il Congresso di Vienna stabilì la spartizione dell'Appennino emiliano-romagnolo fra regni, legazioni pontificie e ducati, fra i quali quello degli Estensi (corrispondente ai territori di Modena e Reggio). I moti risorgimentali ebbero le loro ripercussioni anche in questa porzione di regione, in vario modo partecipe del preludio all'unità d'Italia. Determinante si rivelò il risultato del plebiscito del 12 marzo 1860, in seguito al quale la provincia entrò a far parte del Regno d'Italia. Viva e sentita fu pure la partecipazione della popolazione locale alla resistenza contro i nazifascisti.

Struttura socio-economica. Considerando il reddito disponibile procapite, la provincia si colloca tra i valori più elevati non solo dell'Italia ma anche della stessa regione, dove è preceduta solo da Bologna, prima in graduatoria. Significativo a tale proposito è l'apporto dei redditi non derivanti da lavoro, dovuti sia ai fitti (figurativi ed effettivi) di un consistente patrimonio immobiliare, sia ai dividendi e agli utili societari, alla cui realizzazione concorrono in modo particolare le imprese di medie dimensioni del distretto industriale di Mirandola. Superiore alla media italiana risulta anche la quota dei depositi bancari delle famiglie sul totale delle principali forme di risparmio (titoli di Stato, depositi postali e bancari) e capillare è la presenza creditizia nelle aree distrettuali: anche in questo caso il numero degli sportelli dislocati nella provincia è inferiore soltanto a quello di Bologna. Espressione del tenore di vita della popolazione sono anche le condizioni abitative, che non si discostano molto dai livelli regionali: la stessa disponibilità di superficie abitata per ciascun residente, anzi, risulta superiore, come alto risulta il numero delle autovetture circolanti ogni mille abitanti. La vocazione distrettuale della provincia è data anche dalla struttura del mercato del lavoro, in cui l'incidenza di occupati nell'industria risulta superiore alla media regionale; la quota di dipendenti, invece, si avvicina alla media delle altre province emiliane. A un elevato livello di partecipazione della popolazione alle forze di lavoro corrispondono tassi di occupazione superiori a quelli regionali, sia per classe di età sia nel loro complesso, e una disoccupazione dalle percentuali decisamente basse. Analizzando un indice sintetico della qualità della vita, la provincia di Modena si colloca all'ottavo posto nella graduatoria nazionale e al terzo in quella regionale; il risultato è dato da una situazione del mercato del lavoro equilibrata, da una disponibilità di reddito procapite elevata, da una capillare dotazione di infrastrutture e da un alto numero di autovetture circolanti. Il lieve ritardo rispetto alle prime due province emiliane è indicato soprattutto dai più bassi consumi procapite. In una graduatoria delle province italiane che consideri l'indice delle opportunità e dei vincoli allo sviluppo, quella di Modena si colloca al nono posto e nella regione è preceduta solo da Reggio nell'Emilia e da Parma. Un mercato del lavoro su livelli di piena occupazione, la bassa incidenza delle sofferenze bancarie, un accesso al credito non proibitivo e la radicata compagine distrettuale concorrono a creare la sintesi di un contesto economico favorevole, cui contribuisce in misura rilevante la strategica posizione geografica della provincia. Esaminando gli indici di sintesi delle opportunità e dei vincoli allo sviluppo e della qualità della vita, la provincia si colloca fra le più sviluppate. La decisa propensione all'attività manifatturiera trova espressione in un sistema produttivo votato al modello distrettuale e in un tessuto imprenditoriale a forte connotazione artigiana. Più bassi rispetto alla media regionale, invece, risultano i valori dei consumi finali procapite interni alla provincia come appare inferiore alla media delle altre province emiliane la propensione alla spesa alimentare, indicativa della tendenza a soddisfare i bisogni di prima necessità: a un minore livello dei consumi contribuisce anche una minore presenza turistica rispetto ad altre aree della regione. Dal punto di vista della produzione e delle dimensioni aziendali, i distretti presenti nella provincia evidenziano una struttura differenziata e appaiono legati alle province confinanti: il distretto di Vignola si insinua nel Bolognese, mentre Montefiorino, Frassinoro e Palagano rientrano nel distretto di Castellarano, nel Reggiano. Rispetto al resto dell'Italia, maggiore risulta l'incidenza delle imprese tra i 10 e i 49 addetti, soprattutto di quelle nate da più di 10 anni. Carpi, il distretto di Sassuolo e quello di Vignola, insieme a Modena, che costituisce il baricentro economico della provincia, presentano particolari addensamenti di imprese, mentre risulta bassa la densità di unità produttive nelle zone montuose dell'Appennino tosco-emiliano. La vocazione distrettuale della provincia, se ha favorito una notevole presenza di intermediari del commercio, ha altresì provocato la tendenza ad attività di organizzazioni economiche, la cui quota di addetti risulta di tutto riguardo. Caratteristica della provincia è l'elevata densità distrettuale ma è innegabile un netto distacco di sviluppo tra le aree industrializzate pianeggianti e collinari e la fascia montuosa a impronta agricola, posta sull'Appennino del crinale: lo sviluppo di questa zona è basato in prevalenza su un comparto manifatturiero a forte connotazione artigiana e orientato all'esportazione ma con caratteristiche imprenditoriali e strutturali diversificate nei vari distretti. Come nel resto della regione, il settore primario si collega ad una consolidata industria conserviera della carne, che si distribuisce uniformemente sul territorio provinciale; la produzione principale del settore è nell'allevamento di bovini e suini, cui si unisce la coltivazione di frutta, benché, rispetto al passato, risulti in calo proprio l'allevamento dei bovini e all'apertura di grandi centri di distribuzione abbia corrisposto una conseguenza negativa per i piccoli esercizi commerciali. Poco superiore al valore regionale, invece, anche se più alto di quello nazionale, risulta il livello del valore aggiunto per addetto delle attività extragricole, mentre piuttosto netto appare il vantaggio della provincia, se la ricchezza prodotta si rapporta a ciascun abitante. Confrontando commercio e turismo (che presentano un peso inferiore) con l'industria in senso stretto, si nota un valore aggiunto provinciale superiore alla media regionale, che ulteriormente attesta la propensione manifatturiera del modenese. Sebbene ancora lontano dai risultati di altre aree della regione, il turismo, però, sembra in espansione. Le capacità di sviluppo della provincia sono ancora più evidenti, se si tiene in conto il valore della crescita del valore aggiunto, che risulta più alta di quella regionale, soprattutto considerando la dotazione di infrastrutture economiche non proprio ottimale. Le imprese, sempre più rivolte ai processi di innovazione, mostrano di avvertire l'esigenza di una qualificata gamma di servizi, sia nelle fasi di produzione che in una più razionale collocazione (tanto sui mercati nazionali quanto su quelli esteri) dei prodotti realizzati. Elemento favorevole appare la facilità di accesso al credito (con un tasso di interesse approssimativamente pari a quello medio regionale), benché sussista, soprattutto tra le aziende artigiane, la tendenza a consorziarsi per ottenere prestiti a condizioni di favore. Lievemente inferiore risulta la quota del Pil provinciale attribuita ai servizi alle imprese e poco significativo, rispetto alla media regionale, è il peso dei servizi della pubblica amministrazione. In una provincia decisamente orientata alle esportazioni, i prodotti della ceramica raggiungono il primato tra quelli destinati ai mercati esteri (in particolare quelli di Germania, Stati Uniti e Francia). Fra i prodotti delle esportazioni un posto di merito occupano quelli dell'industria metalmeccanica (in particolare le parti staccate di autoveicoli e gli autoveicoli stessi), frutto delle combinazioni artigianali e industriali delle più importanti case automobilistiche nazionali. In prospettiva, è dato attendersi un positivo processo evolutivo dell'economia provinciale, che sarà supportato dal soddisfacente grado di apertura al commercio internazionale e dalle caratteristiche di efficienza del tessuto imprenditoriale, benché desti attenzione il salto generazionale che quanto prima riguarderà alcuni comparti manifatturieri. A tal riguardo, l'istituzione di una facoltà di ingegneria nell'Università di Modena appare un segno di sensibilità a questo scenario e una prova di integrazione tra mondo accademico, da un lato, e mercato del lavoro e sistema produttivo, dall'altro. L'università di Modena appare, però, non sufficientemente integrata con il tessuto sociale, così come poco soddisfacente risulta la dotazione di strutture destinate a soddisfare le esigenze della collettività, sia per bisogni fondamentali (ospedali e scuole), sia per le attività rivolte al tempo libero e alla cultura. L'autostrada del Sole e la via Emilia costituiscono assi di riferimento e di collegamento per il dinamico tessuto imprenditoriale dell'economia della provincia. Su due piani differenti devono essere posti l'efficiente rete stradale, da un lato, e i trasporti ferroviari e gli aeroporti, dall'altro, alle carenze dei quali si aggiunge la lontananza dagli scali marittimi.

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