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CELLA MONTE (AL)

 
Stemma del comune non disponibile
 

Servizi

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  • Aeroporto: a Torino/Caselle e a Milano/Malpensa
  • Carabinieri: a Rosignano Monferrato
  • Guardia di finanza: a Casale Monferrato
  • Vigili del fuoco: a Casale Monferrato
  • Corte d'Appello: a Torino
  • Tribunale: a Casale Monferrato
  • Farmacia: a Cella Monte
  • Ospedale: a Casale Monferrato
  • Scuole: a Cella Monte
  • Biblioteche: a Cella Monte
  • Musei: a Cella Monte
  • Uff.Postale: a Cella Monte
 

Località

   

Comune di Cella Monte - Storia

Il toponimo deriva dalla capacità delle sue terre di mantenere a lungo i prodotti alimentari, indicando il termine “cella” un ‘deposito di frutti campestri’. Le attestazioni medievali testimoniano delle forme sia plurali sia singolari: CELLARUM e CELLE; mentre la moderna denominazione deriva dalla forma singolare. La seconda parte del toponimo moderno non è riscontrabile nella documentazione antica, sebbene alcuni studiosi abbiano presupposto forme quali CELLA AD MONTEM e AD CELLAM IM MONTE. Nel 1630, durante la terribile peste, quasi tutti i suoi abitanti persero la vita. Sorta in epoca medievale, venne utilizzata in periodo romano come luogo di conservazione delle derrate alimentari raccolte dalle milizie. Fu possedimento dei marchesi di Ivrea, dei vescovi di Vercelli e dei marchesi del Monferrato, finché nel 1116, venne ceduta in feudo ai fratelli Guido e Gherardo Cane, da parte dell’imperatore Enrico I. A partire dal XIII secolo, e fino agli inizi del XVIII secolo, restò nelle mani di numerosi signori della zona, tra cui i Marescalchi, i Pocaparte, gli Oglieri, i Francia, gli Ardizzone e i Cocconato. Con l’entrata in scena dei Savoia anch’essa, come tanti altri comuni circondanti, divenne possedimento sabaudo. Tra le vestigia del suo passato figurano: il castello degli Ardizzone, conservante tuttora alcune delle antiche finestre romaniche in tufo; la casa forte dei Francia, posta su uno sperone a picco sulla valle di Rosignano; la parrocchiale dei Santi Quirico e Giulitta, risalente al 1610, al cui interno sono conservati dei dipinti settecenteschi e una tela del Moncalvo; l’oratorio di Sant’Antonio, eretto tra il XVII e il XVIII secolo, oggi sede di numerose manifestazioni musicali; i caratteristici “infernot”, (celle vinarie che permettono di conservare il vino a temperatura ideale), scavate nel tufo sotto alcune case nel corso dei secoli.

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