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Castello di Bivona

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Fortezza con mura delimitate agli angoli da quattro torri cilindriche merlate, con fossato e ponte levatoio, il castello di Bivona è uno dei rari esempi di costruzioni difensive erette vicino alla costa della zona marina di Vibo Valentia, a difesa di un porto già esistente nel III sec. a.C. di origine greco-romana e nei pressi di una villa romana di cui sono stati rinvenuti i ruderi nel perimetro esterno. L’importanza strategica del sito, in prossimità di un'insenatura naturale, ne aveva fatto un porto naturale molto importante, da cui si potevano controllare lo scalo marittimo e i suoi traffici. Venne definito come pagus di Castellarium e poi, erroneamente, anche “Monasterio Castellarium”, secondo la pergamena di donazione da parte del conte Ruggero dei territori di Bivona e sua Tunnaria alla Abbazia della SS.ma Trinità di Mileto. L’aspetto economico della zona sotto il governo feudale dell’Abbazia di San Michele Arcangelo e della SS.ma Trinità di Mileto “il cui abate aveva titolo di dominus Plagiae Bibonae, era rappresentato dalla preponderanza della produzione di pesca. E tutta la zona aderiva in intima coesione sociale ad una generalizzata Cultura del Mare da cui le popolazioni traevano e fattivamente trassero ogni sostentamento. Per questo necessitavano di un adeguato livello militare di protezione. “Ed in ciò bisogna individuare il livello operativo e direi la principale, se non unica, motivazione dell’esistere stesso di una Torre Mastra nell’incipiente XII secolo”. Passato ai Pignatelli, nel 1500, Duchi di Monteleone, vi avevano introdotto la lavorazione del cannamele (canna da zucchero) e, a tal fine, venne edificato un secondo piano, utilizzato come stabilimento per la lavorazione su larga scala del prodotto, che assunse un ruolo chiave, insieme alla lavorazione del cotone, nell’economia del ducato. “Per questo uso verrà anche costruito un acquedotto che, agganciandosi alla torre ovest e seguendo per intero il tratto della cinta muraria, convogliava le acque del vicino torrente Trainiti facendole confluire nella saetta che azionava il mulino”. Dopo il 1645 intorno al castello si era formato un lago di acqua stagnante che aveva reso l’area poco salubre e praticabile. Si ritiene, pertanto, che dopo questa data l’area venne abbandonata. Inoltre i sismi del 1638, 1659, 1783 fecero tragicamente scomparire alcuni dei centri attivi nel territorio le cui testimonianze sono ben evidenti nelle pergamene dell’Abbazia di Mileto. Tali terremoti, tra cui ad esempio quello del 1638, favorirono il distacco di immani masse di terreno, a causa di violente e continuative piogge, che, incanalatesi nei due corsi d’acqua Trainiti e Sant’Anna, si precipitarono giù sino ad avvolgere le mura del sottostante Castello di Bivona con colate enormi di fango, formando dei terreni paludosi nell’area antistante il Castello che, man mano, prosciugandosi, spostarono sempre più in avanti la linea di battigia, distanziando e distaccando sempre di più il Castello dal mare. Dopo di allora il castello venne abbandonato e ristrutturato nel 2016 con contributi regionali sotto la direzione scientifica della Soprintendenza e, sul campo, dall’archeologa Mariangela Preta. Oggi ripulito dalle erbacce grazie all’opera di volontari, è stato sede di mostre e concerti durante la stagione estiva Documenti: “Un successivo diploma normanno del 1101, oltre a rilevare la presenza nell’area portuale di una tonnara, testimonia la presenza in Bibona di una struttura incastellata, nell’atto meglio definita come “monasterio castellarium” [Diplomi Normanni (a.1101, giu., Ind. II): “In primis dedimus praefato monasterium castellarium, cum Bibona portum tonnariae, et cum omnibus eorum pertinentii, videlicet cultoris, et vineis, sicut ego una die, et una nocte tenui in meo domini libere, et absolute, et franche sine aliqua contradictione…”. Il testo della predetta donazione ruggeriana ben indica la sequenza logica temporale fattuale e diremmo sinanche sintattico-ortografica del ductus: Io Ruggero, conte, diedi al predetto monastero della Trinità di Mileto (soggetto ed oggetto preindicato del vistoso donativo = praefato monasterium) Castellarium, (unitamente a nello stesso tempo) Bibona (il suo) portum (e l’ivi) tonnariae…”. Palatium et Tintoriae ricorrono nel lessico di cui alla seguente fonte pergamenacea, del Diplomatico dell’Abbazia di Mileto: 1135, gennaio. Indizione XIV. Scritto per mano di Guidone, notaio reale. Re Ruggero, figlio del conte Ruggero, autorizza la permuta intercorsa tra l’abate David e monastero della Trinità di Mileto, e la Chiesa di Cefalù (fondata dallo stesso re Ruggero II) di alcuni beni per comodità del monastero miletino e della chiesa cefaludense _________________ Mariangela Preta “Ottavo Congresso Nazionale di Archeologia medievale - Giovanni Pititto “Archivio storico della Calabria - Fonti web “Cultura e identità”- SPQVibo

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