Valentianum, ex Convento Domenicano, chiostro

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Il Complesso conventuale, oggi comunemente chiamato "Valentianum" era il Convento Domenicano di Monteleone, uno degli insediamenti più importanti della regione ed ospitò i domenicani fino alla soppressione dell' Ordine da parte dei francesi nel 1809. Del grandioso convento, oggi rimangono visibili solo il grande chiostro quadrangolare, alcune celle al piano terra, le due scale che conducono al piano superiore e parte dell'antica Chiesa di San Domenico, adibita ad auditorium (Sala scrigno di vetro di proprietà comunale). E’ stato uno dei più importanti della regione, tra i suoi elementi più interessanti vi era un famoso orto ed un’importante farmacia. Dopo la sua soppressione, ospitò un ospedale militare e poi, fino alla Seconda Guerra Mondiale, un orfanotrofio con annesso Istituto Agrario che istruiva ed avviava all'apprendimento di un mestiere gli orfani. Erano, infatti, attivate diverse "officine" quali quelle di tipografo, ebanista, sarto, falegname e calzolaio. Grande rilevanza ebbe l'officina dei tipografi, voluta dal barone Cordopatri, che divenne una delle più importanti della città di Monteleone e dell'intero distretto con importanti pubblicazioni al suo attivo. Infine, dal secondo dopoguerra in poi, ospitò anche l'Istituto Industriale e l'orfanotrofio, chiuso già dal 1944 per mancanza di fondi, venne dichiarato estinto solo nel 1989, dopo la ristrutturazione dell'intera struttura conventuale avvenuta nel 1984 per conto dell'OPE.RE.M. La struttura originaria risale al 1455, ma fu ricostruita nel 1543, per volere di Ettore Pignatelli. Nella nuova struttura fu inglobata la piccola Chiesa di Sant'Antonio Abate, poi ingrandita e dedicata a San Domenico che era, secondo la descrizione di Vincenzo Bisogni, la più bella della città; in essa, trovavano collocazione importanti opere come: la "Santa Caterina da Siena" del pittore fiammingo Wenzel Cobergher , oggi custodita nel Museo d'Arte Sacra (attribuzione Giorgio Leone), i paramenti del "Parato del Rosario" anch'essi custoditi all'interno del Museo d'Arte Sacra, la tavola raffigurante la Madonna con Bambino tra i santi domenicani Tommaso d'Aquino e Vincenzo Ferrer di pittore napoletano della fine del XVI/inizio del XVIII secolo, oggi collocata all'interno della Chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca, lo splendido velo che doveva coprire l'immagine sacra di San Domenico posta sull'altare maggiore, oggi conservato al convento domenicano di Soriano Calabro, lo stesso maestoso altare maggiore che oggi fa bella mostra di sé come altare maggiore della chiesa di Santa Maria Maggiore e San Leoluca ed è espressione di una delle più raffinate maestranze napoletane del XVIII secolo, Francesco Raguzzini, datato 1745, o il grande portale manifestazione delle migliori maestranze serresi che decora, la facciata della chiesa dello Spirito Santo, antico duomo della città. Quasi totalmente persa la biblioteca e la bottega dello speziale, di cui si conservano alcuni vasi in un'antica farmacia vibonese. Tra le nuove funzioni date al complesso, vi è anche quella "museale" con la costituzione del Museo d'Arte Sacra ubicato nell'ala nord-ovest del piano terra. Fondato nel 1988 per volere dell'arciprete Onofrio Brindisi, espone opere provenienti dall'intero territorio vibonese, databili tra il XV e XIX secolo: statue bronzee di Cosimo Fanzago, provenienti dalla Certosa di Serra San Bruno, e le due statue superstiti del "Trittico Gagini" ; antichi messali; paramenti sacri di ottima fattura e molti oggetti liturgici, tra cui spiccano le belle argenterie di scuola napoletana e la mitria di S. Leoluca di Mattia Condursi, datata 1854. Il museo è il risultato della volontà popolare di non disperdere il proprio patrimonio artistico. Oltre alle già citate opere provenienti dalla chiesa di San Domenico, vengono custodite opere tra le più importanti dell'arte meridionale, come, le tele dei celebri pittori monteleonesi, come: Emanuele Paparo, Brunetto Aloi e Silvio Enea Strani, o le opere attribuite ad importanti pittori napoletani, come Paolo de Matteis e Francesco Curia, o ad altri celebri artisti calabresi come lo scultore polistenese Francesco Jerace, attivo a Napoli e Roma. Sempre sul chiostro si apre il laboratorio d’arte del maestro Antonio La Gamba mentre al primo piano vi è la nuova sede della Camera di Commercio di Vibo Valentia e il Museo di Arte contemporanea Limen Documenti dal sito comunale di Beatrice Ceravolo

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