Le porte del Tempo. S. Maria Maggiore e Sal Leoluca

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“Le porte del tempo” raccontano, attraverso forme rozze e primitive, scolpite nel bronzo la trimillenaria storia di Vibo Valentia a partire da quando era una fiorente colonia magno-greca fino ad arrivare ai giorni nostri (intorno agli anni 50). Eccovi brevemente una descrizione delle figure scolpite. A partire in alto da sinistra a destra incontriamo: Archi, colonne, capitelli, aquila con serpente, il mito della Ninfa Scrimbia tutte riconducibili all'antica Hipponion e alla romana città di Valentia. Nell'altro riquadro possiamo vedere rappresentato l'arrivo a cavallo di Ruggero il Normanno nel 1060, accolto da umili pastori che gli offrono pane, olive e formaggio. Proseguendo nella terza immagine si vede il grande archeologo, letterato e numismatico vibonese Vito Capialbi che dirige un'operazione di recupero di una grande colonna tra gli scavi d'Ipponion. Sempre nella stessa immagine c'è una grande figura ed è quella di uno dei due Patroni della città cioè Santa Maria Maggiore o Ad Nives, poi vediamo raffigurata “la celebrazione della famiglia” e accanto a questa le “tre fanciulle” assorte in attesa del domani. Nel quarto riquadro (ultimo in alto a destra) possiamo vedere in rapida successione la “celebrazione del Congresso Catechistico Diocesano” del giugno del 1950 (diviso tra le due ante della porta), una figura carponi (un pellegrino) che avanza verso la celebrazione del Congresso, e poi ancora un “uomo nudo” e pensoso che è lo stesso scultore, una donna in preghiera girata di spalle, e due figure che si abbracciano che rappresentano “l'amore fraterno”. Passiamo ora alle quattro immagini sotto, sempre ad iniziare da sinistra a destra. Nel prima immagine vediamo Marco Tullio Cicerone che soggiornò nella nostra città nella villa del suo amico Vibio Sicca nel 71, 50 e 44 a.C., e ancora case che crollano, cadaveri morte e rovina a ricordare la distruzione di Vibona ad opera dei Saraceni nel 983 d.C., nella seconda foto incontriamo i “Sette Martiri Monteleonesi” trucidati dal feudatario Pignatelli (e appesi ai merli del castello) e l'impiccagione di Michele Morelli primo martire del risorgimento italiano. Accanto a questi ecco raffigurata la città di Monteleone con la Cerasarella, il suo bel Campanile di San Michele e il Castello, a seguire l'arrivo di Gioacchino Murat accolto dal Decurionato cittadino. Nella terza immagine ecco l'altro patrono di Vibo, San Leoluca (la figura grande) e poi l'arrivo di Garibaldi osannato dal popolo il 27-08-1860. Completa il trittico di questa terza foto i “Tre padri della chiesa” assorti nella meditazione facente parte del Congresso Catechistico Diocesano e accanto una figura enigmatica di assistente. Per finire l'ultimo riquadro in basso a destra dove si vede la figura del Vescovo che partecipò al Congresso Catechistico Diocesano del 1950, poi vediamo gli “Oranti” che vivono alla luce del Congresso, ed ancora più in basso una figura di un cavernicolo che traduce il suo drammatico cavernicolo interiore, quindi rappresenta il “dolore”. Accanto a questa figura troviamo prima i “Peregrinanti” i nomadi di ieri e di oggi alla perenne ricerca di qualcosa e per finire una figura in adorazione in atto di preghiera. Essa rappresenta una figura umana schiacciata dal peso di tanta storia che finalmente si placa nel Divino. Una luce che viene dall'alto rapisce il suo volto e le sue mani si congiungono in preghiera. Documenti da: SPQVIBO

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